Connect with us

Per Lei Combattiamo

Acerbi verso Euro2020: “Puntiamo al massimo perchè siamo forti. Immobile? Vuole dimostrare che anche in nazionale può segnare tanto”

Published

on

 


Nel corso della trasmissione EURO2020 SHOW, in onda su Sky Sport 24, è intervenuto il centrale biancoceleste Francesco Acerbi che ha parlato del cammino della nazionale verso il prossimo torneo continentale: “Le squadre del nostro girone sono squadre toste. Ogni squadra vuole fare un grande Europeo, tutte sono molto temibili. Ci sono grandi giocatori, sarà un girone equilibrato, ma sappiamo la nostra forza e quello che abbiamo fatto per arrivare lì. La nostra forza è il gruppo e sappiamo cosa dovremo fare per arrivare più avanti possibile. Abbiamo voglia di andare in nazionale e stare insieme, è stato merito del miste e dello staff che ci hanno fatto stare bene e ci hanno fatto capire l’importanza di fare bene e divertirci giocando. Sono tutti tasselli fondamentali per far sì che quando si va in nazionale si va con la massima felicità.  È un gruppo formato famiglia che ha voglia di stare insieme, è la base per fare delle grandi partite come abbiamo fatto e un grande europeo. Mancini ci chiede di giocare semplice e con le nostre qualità. Ci mette in campo dicendoci cosa dobbiamo fare e poi siamo noi a fare quello che ci riesce meglio. Lui ci lascia libertà, soprattutto ai giocatori di qualità, di esprimere le proprie qualità divertendoci. Questa è la cosa fondamentale che ha acquisito questa nazionale. Ecco perchè vinciamo e ci divertiamo. Non vediamo l’ora di andare all’Europeo e fare un grande torneo. Questa nazionale e questi uomini meritano di disputare un grande Europeo. Immobile? È il mio amore. Spendere parole per Ciro è riduttivo, sappiamo l’importanza nella Lazio e nella nazionale. Alla Lazio ha dimostrato e sta dimostrando di essere un grande attaccante, ha vinto la Scarpa d’Oro e ogni anno fa un sacco di gol. Ci si aspetta sempre che faccia 40 gol all’anno ma non è possibile anche se ci va spesso vicino. Oltre di essere un grande attaccante è una grandissima persona. Non vede l’ora di fare un grandissimo Europeo per dimostrare che fa tanti gol anche in nazionale. Credo arriverà molto bene a questo Europeo. L’Italia può vincere? Noi puntiamo al massimo perchè siamo forti, oltre ad avere giocatori importanti è il gruppo a fare la differenza. Ovviamente puntiamo a vincerlo, poi C’è il Belgio , la Francia e tante nazioni che hanno grandi campioni. Tante squadre potenzialmente possono vincerlo, noi saremo lì per provare ad arrivare più lontano possibile perchè abbiamo dimostrato che giochiamo bene. Emozioni al momento dell’inno alla gara d’esordio? Proverò grande emozione, grande adrenalina, grande voglia di giocare e di stare nel gruppo e arrivare più lontano possibile”. 

 


Tutto il mondo LazioPress.it in un solo link. CLICCA QUI e rimani informato 365 giorni sulla Lazio.

DA QUI SCARICA LA NOSTRA APP. PER SEMPRE GRATIS


RINGRAZIAMO I NOSTRI SPONSOR:

   

Per Lei Combattiamo

Il Messaggero | Sarri, la Lazio non cambia mai

Published

on

 


L’eterno ritorno dell’identico, un sali e scendi continuo, dentro e fuori dal campo. Non cambia mai, la Lazio, né l’ambiente intorno. E si finisce sempre a predicare equilibrio su un dondolo. Dal premio oscar col Milan al film horror. Forse al prossimo show torneranno tutti sul carro di Maurizio, ma intanto Sarri torna sotto processo, anche se la Lazio ha sette punti in più dell’anno scorso ed è comunque quarta a un punto dalla Roma al terzo posto, tutt’altro che scontato (per rosa e fatturato), in attesa dello scontro diretto con l’Atalanta di sabato. Sarà un bivio. Ma dopo l’ennesimo pareggio a Verona e il calo vistoso delle ultime sette gare (9 punti, 9 gol subiti e appena 11 fatti), meritano comunque un’analisi lucida e approfondita le accuse mosse al tecnico. Partiamo dai soli due cambi sfruttati al Bentegodi, ovvero Vecino e Felipe Anderson: «Non volevo andare oltre perché la squadra nel finale era cresciuta molto». Quella voglia nel recupero di trovare il successo spinge ancora Sarri a fare i complimenti allo spogliatoio, persino il giorno dopo a Formello. Ma è solo un modo per tenere unito questo gruppo perché adesso tornano pure i mugugni interni, soprattutto di chi gioca meno: per esempio, soprattutto Lazzari è arrabbiato, come lo sono i tifosi per il suo mancato ingresso, dimenticando forse la sua prestazione opaca a Torino. È un dato di fatto però che Sarri si affida sempre allo stesso zoccolo duro, ha impiegato 21 giocatori quest’anno, 5 dei quali con un minutaggio ristretto (Maximiano, Radu, Marcos Antonio, Cancellieri e Romero): nessuna big in Serie A ne ha invece utilizzati meno, nei primi 5 campionati Europei solo Guardiola ha lo stesso metodo. Ma dalla panchina biancoceleste chi dovrebbe dare il cambio di passo? La società non ha preso un attaccante – neanche Bonazzoli – a gennaio per non «turbare l’equilibrio». Questa Lazio sa stravincere, ma mai vincere giocando sporco, specie con un Immobile così sotto tono. Solo il vero Ciro può trasformare in oro ogni chance in quei maledetti match che si mettono di traverso e non sta più succedendo. Felipe e Zaccagni sono spremuti, ora lo pagano e non sono nati cecchini di ruolo. Non a caso, nel 2023 la Lazio non conclude più, ha una media di tre tiri a gara (grazie ai 6 in Coppa col Bologna) nello specchio.

DIFETTO SENZA RIMEDIO – Vanno rivisti gli schemi da calcio piazzato e gli angoli di Luis Alberto. Sul patibolo torna però sempre l’integralismo di Sarri ovvero quell’incapacità di cambiare in corsa il 4-3-3 con un altro modulo. Anche questo un vecchio ritornello, che oltretutto si scontra con le caratteristiche dell’organico, in cui Sarri avrebbe voluto molta più corsa e strappi a centrocampo. Il problema piuttosto rimane un antico difetto nel cervello, i blackout che si verificano da un decennio e stavolta valgono il sesto gol incassato nel primo quarto d’ora del secondo tempo, i 17 punti persi da una situazione di vantaggio, 9 solo nel nuovo anno. La difesa a zona (vedi l’errore di Casale) va in tilt se tutti non sono concentrati al massimo. Forse l’unica vera colpa che si può imputare a Maurizio è di non essere riuscito neanche lui a trovare un rimedio. I tifosi lo perdonavano a Inzaghi, non a un allenatore con 4 milioni d’ingaggio, ovvero il top mai pagato da Lotito. Persino il patron adesso gli rimprovera questo e di aver messo insieme 18 punti in nove gare contro le big e appena 21 in dodici contro le squadre della seconda parte della classifica in basso. Le motivazioni e il carattere rimangono sempre il neo di una Lazio già fuori dall’Europa League e dalla Coppa Italia, ma ancora in corsa per la Conference e la conquista della Champions. Forse senza la Juve e con un Milan sul precipizio, non serve più un “miracolo”, ma il cammino rimane tortuoso. Il gap in panchina non è stato colmato nonostante i tanti milioni spesi in estate, un boomerang per il tecnico. Guai però a far diventare Sarri il “capro espiatorio”, a pressarlo sul futuro con un rinnovo triennale di Tare già in bozza nei meandri di Formello. È stato avviato un progetto di cambiamento, ci sono sempre incidenti di percorso, ma è folle interromperlo e tornare al passato. Altrimenti non si farà davvero mai il salto in alto. Il Messaggero/Alberto Abbate

 


Tutto il mondo LazioPress.it in un solo link. CLICCA QUI e rimani informato 365 giorni sulla Lazio.

DA QUI SCARICA LA NOSTRA APP. PER SEMPRE GRATIS


RINGRAZIAMO I NOSTRI SPONSOR:

   

Continue Reading
Advertisement

RINGRAZIAMO I NOSTRI SPONSOR:    

I più letti

Scarica subito l'app di LAZIOPRESS.IT! Disponibile su app_store google_play

  © 2015 LazioPress.it | Tutti i diritti sono riservati | Testata giornalistica con autorizzazione del Tribunale Civile di Roma numero 13/2015 | CONTATTI

Close
LazioPress.it

GRATIS
VIEW