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Lazio Primavera, l’incubo retrocessione ora è realtà. Da dove ripartire

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Minuto 105, dopo il match d’andata in quel di Formello, terminato 1-1, la situazione è di perfetta parità al Centro Tecnico Niccolò Galli di Casteldebole. Cambiano però gli equilibri, quando Matias Rocchi raccoglie in area di rigore un pallone sporco trafiggendo la porta custodita da Gabriel Pereira, spedendo la sfera sotto la traversa e condannando la Lazio Primavera alla retrocessione. Dopo i brividi delle numerose occasioni rossoblù che hanno accompagnato i biancocelesti nei minuti finali dei tempi regolamentari, e la speranza di poter riazzerare tutto nei seguenti 30 minuti, in quell’istante si consuma infatti la ‘tragedia’ sportiva. Sgomento e paura si fondono, tanto che i biancocelesti negli ultimi 15 minuti non trovano la forza per reagire e acciuffare la salvezza. Cronaca, dunque, di un finale annunciato, recita il detto. Numerosi infatti sono stati i ‘jolly’ che la Lazio Primavera ha avuto a disposizione nel corso della stagione, per ultimo la riforma che ha modificato la norma del campionato, la quale in precedenza prevedeva tre retrocessioni al posto di due. Un triste epilogo, quello dei biancocelesti, non consumatosi come si potrebbe pensare solamente nei due atti finali contro i felsinei (3-2 complessivo), bensì nell’arco di tutto il campionato, come dimostrano i seguenti numeri.

I NUMERI

Dopo lo spareggio play-out contro il Bologna perso nei tempi supplementari che ha decretato la retrocessione nel Campionato Primavera 2, ora è tempo di bilanci in casa Lazio. Stagione amara e deludente quella dei biancocelesti, i quali hanno chiuso al penultimo posto della classifica con soli 19 punti, davanti all’Ascoli che ne ha ottenuti solo 9 (di cui 6 proprio contro la Lazio). Nonostante i pochi punti raccolti nel tortuoso cammino, la Primavera di Menichini parte bene in campionato. Stagione infatti che si apre con una vittoria, nel match del 21 settembre contro il Torino, terminato 3-2 per i biancocelesti. In seguito altra vittoria, questa volta in Coppa Italia, contro il Cosenza per 3-1, dopo la quale arrivano 3 pareggi, una sconfitta (nel derby contro la Roma), un’altra vittoria in Coppa Italia, contro il Napoli, e altri tre punti in campionato prima dello stop causa Covid-19, contro la Fiorentina, in cui i biancocelesti raccolgono tre punti vincendo per 3-1 fuori casa. Otto partite complessive, tra campionato e coppa, in cui i biancocelesti dimostrano di potersela giocare e che fanno ben presagire. Dopo quasi tre mesi di interruzione causata dalla pandemia, il cammino della Lazio ha una battuta d’arresto. “Esordio” nel nuovo anno amaro al Fersini contro il Milan (in cui anche Vavro figura tra i titolari) perso amaramente per tre reti a zero, dopo il quale altra sconfitta, per 2-0, sul campo della Juventus. In seguito la sorprendente vittoria in Coppa Italia per 3-1 sul campo dell’Atalanta che lancia i biancocelesti ai quarti di finale della competizione, dopo la quale i ragazzi di Menichini raccolgono solamente 2 punti in 7 partite, terminando al giro di boa con soli 10 punti in classifica. Stagione che non si ferma, e anzi prosegue con una bellissima vittoria in Coppa Italia, in trasferta contro l’Inter di Armando Madonna per 4-2. In campionato cammino ancora claudicante, con la vittoria contro il Torino per 3-0, la sconfitta per 4-1 in casa contro la Sampdoria, e due pareggi contro Sassuolo e Roma. Parallelamente la Lazio si regala la finale di Coppa Italia (persa per 2-1 contro i Viola di Aquilani) vincendo in semifinale contro l’Hellas Verona, nei tempi supplementari. Dopo la sconfitta al Tardini, in finale contro la Fiorentina, le due squadre si ritrovano pochi giorni dopo in campionato, in cui la Lazio, da insolita schiacciasassi, surclassa gli avversari toscani con un netto 5-0. Risultato che fa ben sperare in vista del finale di stagione, anche dal punto di vista mentale. Il campo, giudice supremo, però non è d’accordo, e dopo quella spumeggiante vittoria arrivano ben 10 sconfitte consecutive, con la rincorsa di Menichini verso la salvezza che si arresta all’ottavo k.o. di fila (contro l’Inter), e il conseguente cambio in panchina che vede Alessandro Calori nuovo tecnico della Lazio Primavera.
Nonostante l’ottima stagione di Furlanetto, che ha custodito la porta biancoceleste egregiamente, la Lazio termina il campionato con ben 73 gol subiti, “vantando” la seconda peggior difesa del torneo. Discorso, in parte, diverso nel reparto offensivo, con i biancocelesti poco più in alto nella speciale classifica delle reti segnate (peggior sesta), avendo timbrato il cartellino dei gol 42 volte. Capocannoniere, e indubbiamente nota lieta, della squadra è Raul Moro. Lo spagnolo numero 7 è infatti il bomber della Lazio Primavera con 11 gol all’attivo, e al primo posto anche della classifica assist (5) a tinte biancocelesti.

TRE MOMENTI CHIAVE CHE HANNO PORTATO ALLA RETROCESSIONE

Percorso a ostacoli quello della Lazio Primavera nel corso della stagione, chiamata a risalire la china dopo numerose e pesanti battute di arresto. La prima “porta girevole” è indubbiamente lo stop del campionato, arrivato, per la Lazio, dopo la vittoria per 3-1 sul campo della Fiorentina lo scorso 30 ottobre. Come preannunciato infatti, i biancocelesti fin lì avevano raccolto in campionato 2 vittorie, 3 pareggi, e solamente 1 sconfitta, nel derby capitolino. Senza contare le prime due uscite in Coppa Italia, entrambe vincenti contro Cosenza e Napoli. Stop, sacrosanto per ovvi motivi, che ha fermato, forse, una Lazio in discreta forma.
Un altro, cupo, passaggio chiave, è senza dubbio la tragica scomparsa di Daniel Guerini, avvenuta lo scorso 24 marzo, quando la giovane aquila perse la vita in un incidente stradale, che ha inevitabilmente segnato i suoi amici, nonché compagni di squadra. Un vuoto incolmabile, con cui hanno dovuto fare i conti i suoi compagni che condividevano con lui ogni giorno lo spogliatoio, e un ricordo indelebile che resterà per sempre nei cuori biancocelesti.
L’ultimo momento chiave è stato il cambio in panchina. L’11 giugno la Lazio comunica di aver sollevato dall’incarico Leonardo Menichini per affidare la guida tecnica della Primavera ad Alessandro Calori. Un cambio sacrosanto, per via delle otto sconfitte consecutive sotto la guida del mister toscano, che forse (con il famoso “senno di poi”), sarebbe dovuto arrivare con qualche giornata in anticipo. Un cambio tecnico che si sperava potesse dare una scossa, soprattutto mentale, in grado di sparigliare le carte nel finale di stagione e di raggiungere una salvezza, in quel momento, non facile da prospettare. Mister Calori infatti fa il suo esordio sulla panchina biancoceleste nel match del 13 giugno contro il Genoa, perso malamente per 5-0. In seguito l’ultimo “test” contro l’Ascoli, già retrocesso, per provare qualche novità in campo, in vista del play-out. Anche all’interno delle mura amiche di Formello però, altra amara sconfitta, contro i bianconeri che conquistano 6 dei 9 punti finali, proprio contro la Lazio, con i biancocelesti oggettivamente in difficoltà mentale.

L’UNICA NOTA LIETA

Sebbene un campionato giocato tra mille difficoltà e numerose e rovinose cadute, il cammino della Lazio Primavera in Coppa Italia è diametralmente opposto. Nei primi due turni i biancocelesti battono sia il Cosenza che il Napoli, per 3-1 in entrambe le occasioni. Superato lo scoglio delle prime due, non semplici, partite, l’ottavo di finale chiama la Lazio a fare l’impresa sul campo dell’Atalanta (che si giocherà lo scudetto Primavera in finale contro l’Empoli). Impresa che i ragazzi di Menichini compiono, battendo i nerazzurri per 3-1, con le reti di Czyz, Castigliani e Franco. Ai quarti di finale la Lazio trova l’Inter (che ha terminato la regular season in seconda posizione in classifica, a pari punti con Samp e Juve), contro cui i biancocelesti fanno il colpaccio, vincendo per 4-2, ancora in trasferta, con una sontuosa prestazione di Raul Moro su tutti, regalandosi la sfida secca in semifinale contro l’Hellas Verona. Semifinale che vede ancora la Lazio vincente, questa volta nei tempi supplementari, dopo essere andati contro i gialloblù sotto di due reti dopo i primi 40 minuti. L’ultimo, affascinante, appuntamento della competizione, con la possibilità di riscattarsi dal brutto cammino in campionato, ma di alzare soprattutto un trofeo, è contro la Fiorentina. Gara, giocata all‘Ennio Tardini di Parma, che si tinge però subito di viola, con la doppietta di Samuele Spalluto, all’8′ e al 33′. Accorcerà poi i conti Bertini a mezz’ora dalla fine, ma il trofeo lo alzano i ragazzi di Alberto Aquilani. Un cammino sorprendente e piacevole allo stesso tempo, che ha lanciato la Lazio fino alla finale del Tardini, dimostrando, forse, rispetto al campionato, che i limiti dei biancocelesti sono da ricercare più sotto l’aspetto mentale che sotto il punto di vista squisitamente tecnico.

DA DOVE RIPARTIRE

Stagione buia, dunque, quella della Lazio Primavera, obbligata a ripartire dalla Primavera 2. Dalla prossima stagione, se non sarà una rivoluzione vera e propria sarà certamente un nuovo anno zero: una nuova occasione per ripartire e gettare le basi per un futuro più roseo, anche in virtù dei limiti di età imposti dalla competizione. Dalla prossima stagione infatti i calciatori nati nel 2001 non potranno far più parte della rosa. La Lazio dunque perderà Ndrecka, Novella, Andrea Marino, Czyz, Cerbara e Nimmermeer, pedine fondamentali all’interno dello scacchiere biancoceleste nel corso della stagione appena conclusa. Inoltre ci potranno essere solamente 5 giocatori, i “fuori quota”, nati nel 2002, con Raul Moro che si unirà al ritiro estivo della prima squadra sotto la guida del nuovo tecnico biancoceleste Maurizio Sarri. Anche la guida tecnica della Primavera, sebbene il contratto di Alessandro Calori firmato fino al 2022, potrebbe segnare l’inizio di una nuova era, con Tommaso Rocchi osservato speciale, che prima della chiamata di Calori era pronto ad ereditare la panchina di Menichini. Se dunque è vero che per ogni fine c’è un nuovo inizio, per la Lazio Primavera è questa l’occasione per ricominciare, magari gettando uno sguardo al passato, recente, quando le giovani aquile biancocelesti facevano incetta di trofei.

 


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La S.S. Lazio onora la Memoria dei perseguitati della Shoah e delle vittime dell’odio

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Come riportato sul sito biancoceleste, la Lazio ricorda le vittime dell’Olocausto:
La Società Sportiva Lazio, Ente Morale, ricorda con commozione e onora la Memoria dei bambini, delle donne e degli uomini perseguitati della Shoah e vittime dell’odio. Non verranno mai dimenticati e continueremo a sentirli presenti, vivi, in ogni singolo istante, impegnandoci concretamente per dare luce alla Memoria e spegnere l’odio e la discriminazione in tutte le forme ottuse e violente in cui si manifestano ancora, ogni giorno“.

 


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