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Trentalange, Presidente AIA: “Var strumento nuovo e giovane. Crisi di reclutamento arbitri? Ecco cosa penso…”

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Il presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Alfredo Trentalange è intervenuto alla Domenica Sportiva, rilasciando le seguenti dichiarazioni: “Il Var? Si parla di uno strumento nuovo, uno strumento giovane. Sono pochi gli anni di sperimentazione. Bisogna mettere a regime tutta una serie di indicazioni e soprattutto usare la stessa linea e parlare la stessa lingua di Uefa e Ffia. Questo è uno degli obiettivi che dobbiamo perseguire e questo farà il bene del calcio.

Crisi di reclutamento? Assolutamente si. È uno dei problemi di sistema, non è solo un problema dell’Associazione Italiana Arbitri. Non dobbiamo pensare solo alle gare di Serie A, dobbiamo pensare alle gare del settore giovanile, della Lega Dilettanti dove mancano gli arbitri. Noi abbiamo cercato di fare un’opera di sensibilizzazione perché pensiamo, anzi siamo sicuri che fare l’arbitro è sicuramente qualcosa di bello, di sociale, di socialmente utile. Noi oggi stiamo andando tanto nelle scuole, troviamo ragazzi bravi, con mezzi culturali, preparati. Le mamme ci dicono che i figli che fanno gli arbitri studiano di più, mettono a posto la stanza, sono più corretti, più responsabili e questo mi fa enormemente piacere. Oggi stiamo cercando con il doppio tesseramento di entrare anche nelle società del settore giovanile e della Lega Dilettanti. Vogliamo che ragazzi di 14-15-16 anni abbiano la possibilità sia di fare l’arbitro sia il calciatore. Questo significa che noi avremo una cultura calcistica più efficace. Magari un calciatore sa distinguere una spinta o una simulazione meglio di chi non ha mai giocato e viceversa noi potremmo portare il senso della legalità e la conoscenza del regolamento del calcio all’interno delle società.

Ci vuole tempo per arrivare in Serie A, ci vogliono anche sette, otto, nove persino dieci anni. Gli arbitri si fanno tutte le categorie del settore giovanile. Fare l’arbitro è bello. È appassionante. Fai parte di un’associazione, dove cresci, dove ti devi preparare, devi studiare. Fare l’arbitro è un’assunzione di responsabilità perché pochi sanno che un arbitro quando va ad arbitrale con un fischio corretto porta un senso di giustizia formidabile. Se non c’è l’arbitro purtroppo ci sono spesso situazioni che degenerano. Noi siamo al servizio del calcio. Dividere gli arbitri tra chi fa la Var e chi va in campo? Noi pensiamo che si debba andare un po’ come è successo con gli assistenti verso una specializzazione. Chi è più importante tra l’arbitro in campo e l’arbitro al Var? Tutti e due. Se entrano in una logica di servizio. Noi siamo disposti a sperimentare. Non si conosce ciò che non si sperimenta. Noi siamo disponibili come sistema Italia a fare sperimentazioni per la Fifa. La centralità però deve essere dell’arbitro in campo mentre il Var serve a eliminare i grandi errori e le grandi ingiustizie. Stiamo lavorando per far passare il concetto che l’arbitro bravo è quello che fa squadra.

Noi tutti dobbiamo cercare di parlare la stessa lingua. Si cresce per didattica ma soprattutto per confronto. È necessario seguire il protocollo e parlare la stessa lingua. A noi piacerebbe spiegare non giustificare, invece si entra sempre in una logica diversa. L’arbitro è sempre messo in una condizione di dover giustificare. Con questo scenario se io fossi un genitore ci penserei prima di mandare mio figlio a fare l’arbitro. In più ci sono stati 20 casi violenza e oggi altri due. Se io cerco di parlare della violenza, del doppio tesseramento, se spiego che è necessario parlare degli ultimi e delle basi, su questi temi non trovo grande sostegno. La violenza? Non si può andare avanti aldilà di un proposta di Legge che proporremo; aldilà dell’inasprimento delle pene. È sicuramente un fatto culturale, non si possono vedere ragazzi di 16-20 anni essere vittime di violenza. Partire da casa per arbitrare una gara del settore giovanile, della Lega Dilettanti e finire al Pronto Soccorso con delle prognosi serie. Vi prego davvero di darci una mano. Pensare ai Presidenti di Sezione che hanno questi ragazzi come figli e pensare che le partite sono arbitrate da ragazzi che vanno al Pronto Soccorso è insopportabile”.

Aia-figc.it 


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Juventus, Allegri: “Il rapporto di amicizia con Agnelli non finirà con il termine della sua presidenza”

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Il tecnico della Juventus Massimiliano Allegri ha parlato della situazione che tanto continua a far discutere in casa bianconera, legata alla scissione del Cda della Società. Il Presidente Agnelli, Pavel Nedved e Arrivabene hanno infatti lasciato il Club bella serata di ieri .

Di seguito le parole di Allegri:

“È sempre molto positivo sentire la vicinanza degli azionisti e quindi ringrazio John Elkann per queste parole. In questi anni di lavoro, passione e vittorie, ho sempre potuto contare sul sostegno di Andrea Agnelli, al quale mi lega un rapporto di amicizia, che non si interromperà con la fine della sua presidenza. Sono figure di riferimento per il mondo bianconero che deve rimanere concentrato sul lavoro quotidiano in campo per ottenere i risultati che tutti vogliamo”. 


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