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Il Messaggero | Lazio-Sarri, c’è il patto Champions: la qualificazione per far decollare il mercato

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Il cuore non va oltre l’ostacolo Porto, ma c’è la sensazione che la costruzione della Lazio sia davvero a buon punto. Al di là dei risultati e di qualche errore di troppo, si intravedono ampie tracce del nuovo sarrismo: il baricentro, l’armonia delle linee e del palleggio, il contropiede d’assalto. I biancocelesti stavolta escono della Coppa a testa alta contro una formazione da Champions. Rimane il rimpianto del mancato primo posto nel girone, che avrebbe fatto evitare questo avversario e i playoff. Ma l’Olimpico applaude, persino Lotito scende nel post-gara nello spogliatoio e si congratula con tutti per lo spirito dimostrato.

Immobile nemmeno pensa al record europeo di Simone Inzaghi, eguagliato con 20 gol. Sarri voleva passare il turno, ma ora fissa solo il bicchiere mezzo pieno. Sapeva che non era possibile reggere su tre (e nemmeno due) fronti con questa rosa non rinforzata dal mercato. Solo un successo dopo 7 impegni europei, 4 ko e due pareggi. Fra cui l’ultimo, quello di Udine, amarissimo in una giornata in cui tutte le concorrenti avevano pareggiato o perso. Adesso, Napoli a parte, Maurizio potrà prepararsi a ogni appuntamento con una settimana d’anticipo. Mancano 12 gare, parte la rincorsa al quarto posto. La sera prima del 2-2 col Porto, Lotito e Sarri si erano confrontati a cena in ritiro a Formello.

Ancora nessun rinnovo riproposto sul tavolo, ma fra il presidente e il tecnico c’è già un nuovo patto. Se Maurizio dovesse centrare la Champions, si amplierebbero i margini di manovra sul mercato. Almeno sei o sette acquisti, c’è un elenco di nomi stilato: in porta Carnesecchi o/e Sergio Rico, Alessio Romagnoli al posto di Luiz Felipe, già d’accordo col Betis a parametro zero; Casale o il pupillo Emerson Palmieri come terzino sinistro, Vecino e un regista (difficile ormai Ricci finito al Torino, Vitinha è un sogno) e un giovane – stile Pinamonti – per l’attacco. Nessuna accusa allo spogliatoio. Sarri lo ha riconquistato e adesso se lo tiene stretto. Tutti stanno dando il massimo, ma non basta lo sforzo. L’allenatore ha cercato di far capire anche questo a Lotito, infastidito dalle sue  lamentele di gennaio. Adesso tutti remano dalla parte del tecnico, ma certe lacune restano. Maurizio cercherà di colmarle in parte con l’allenamento quotidiano in questo rush finale, ma già domani col Napoli c’è un altro scoglio grosso.

All’andata i biancocelesti fecero una figuraccia al Maradona, non scesero mai in campo. Da febbraio è nata un’altra Lazio, almeno nel furore agonistico: quella vista con la Fiorentina e il Porto. Anche l’ex Conceicao lo ha sottolineato, dopo essersi commosso di fronte alla standing ovation e alla sua maglia nel museo dell’Olimpico. Pedro ha forzato la mano per affrontarlo, nonostante la tendinite tibiale, e rischia di rimanere di nuovo ai box. Nel finale, dopo il gol, si è stirato Cataldi a centrocampo. Acerbi prosegue ancora il programma di recupero. Guai però a piangersi addosso, almeno torna Zaccagni col Napoli ed è in forma smagliante Felipe Anderson per l’attacco alla Champions. La Juve è sempre a -4, l’Atalanta ha una gara in meno, ma ancora un torneo in più di mezzo. Come diceva Sarri proprio all’ombra del Vesuvio, avanti sino al Palazzo. Il Messaggero.

 


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Gianluca Rocchi: “Il VAR strumento favoloso per gli arbitri. Vi racconto cosa successe in un derby tra Roma e Lazio”

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Intervenuto al Social Football Summit 202, l’ex arbitro e attuale responsabile della CAN, Gianluca Rocchi ha parlato dell’importanza del VAR per poi raccontare un episodio vissuto in prima persona durante un derby tra Roma e Lazio.

Queste le sue parole:

Il Referee è un riferimento, nel bene o nel male. Spesso l’arbitro è indicato come qualcuno che toglie qualcosa, la realtà è che deve fare applicare le regole ed essere un punto di riferimento per le decisioni da prendere. L’arbitro ha come primo obiettivo quello di prendersi cura della partita, del risultato e dei calciatori, affinché il risultato sia corretto, trasparente e nessuno si faccia male. Un arbitro che cresce così lo fa senza tecnologia. L’obiettivo di oggi è quello di non sbagliare. La tecnologia ha cambiato tutto: io ho arbitrato 14 anni senza tecnologia e 3 con. Ho vissuto tutta la mia carriera con un solo obiettivo: non sbagliare nei 90 minuti più recupero. E non potete capire che sollievo quando abbiamo scoperto la tecnologia. Chi dice che gli arbitri non la vogliono non ha capito niente. Il VAR è uno strumento favoloso, il migliore che si potesse offrire agli arbitri. Poi c’è la squadra: gli arbitri sono una squadra di sei persone: quattro in campo e due in sala. Un team complesso e difficile da amalgamare, a volte arbitri con cinque amici, altre con sconosciuti“.

Un arbitro deve avere due caratteristiche fondamentali: comunicazione e relazione, senza alcun aiuto esterno. Vi garantisco che quando un arbitro viene chiamato a rivedere un errore sta male dentro.  Abbiamo due tipologie di VAR in Italia, gestite a Lissone, dove trasmettiamo le partite e operano i due operatori VAR e AVAR. Uno passa le immagini, l’altro fa da supporto, poi c’è uno schermo con le immagini reallentate di tre secondi che permette di rivedere l’azione“.

Vi racconto un derby Roma-Lazio con un tocco di mano di Manolas: io non ho visto nulla ma ho intuito che c’era qualcosa. Quando Irrati, che era al VAR, mi ha detto che c’era il tocco di mano io non sono stato per niente contento, sono uscito dalla partita arrabbiato con me stesso perché dovevo fare meglio. Poi però tutti mi hanno fatto i complimenti e nessuno ha fatto polemica dandomi anche voti alti, lì ho capito quanto la tecnologia possa aiutare gli arbitri. Chiudo sottolineando ancora una volta: gli arbitri sono più che a favore della tecnologia“. 


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