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Per Lei Combattiamo

CONFERENZA SARRI – “Abbiamo gettato le basi per un percorso. Vogliamo ripagare la fiducia dei nostri tifosi”

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Domani si ricomincia, che Lazio vuole vedere?

“La prima gara è sempre complicata perchè bisogna cambiare la mentalità dall’amichevole alla partita che conta. E’ un avversario difficile che ci ha già messo in difficoltà, spero in una Lazio su livello accettabili”

A che punto è la Lazio?

“Stiamo facendo più fatica di quanto previsto nello scaricare il lavoro, il terreno trovato ad Auronzo non ci ha aiutato perchè era carico di sabbia. Ho notato una brillantezza migliore per cui non saremo al top”

Quanto sarà strana questo campionato?

“La stagione è più folle di quanto pensavo, basta pensare che domani giochiamo alle 18:30 in pieno agosto mentre dopo il lockdown si giocava dopo le 21. La sensazione è che in Italia sia faccia di tutto per non vendere bene il prodotto”

Che tipo di aspettative ha la Lazio quest’anno?

“Abbiamo ringiovanito la squadra per cui serve rimanere competitivi al precedente ciclo. Non sappiamo il nostro potenziale però sono convinto che ne abbiamo tanto a patto che ragioniamo da squadra”

L’anno scorso parlò di stagione di transizione, che anno sarà?

“Eravamo una delle rose più vecchie d’Europa e quindi abbiamo dovuto ringiovanire, ciò comporta far cominciare un nuovo percorso. Abbiamo una base che ci può aiutare ma la strada si comincia adesso”

Quanto le garba la squadra che ha?

“Mi piace perchè penso che abbiamo fatto qualcosa di logico all’interno delle nostre dimensioni. Non possiamo comprare giocatori top per cui servono percorsi alternativi, lo abbiamo fatto ipoteticamente bene però poi deve parlare il campo. Mi piace la logica della società perchè garantirà un futuro”

Chi giocherà in porta?

“Non ho ancora deciso. Maximiano sta lavorando con noi da più tempo mentre Provedel si è inserito molto bene, deciderà il campo perche entrambi troveranno spazio”

Sente le pressioni dopo essere stato accontentato sul mercato?

“Io ho fatto richieste in relazione a ciò che può fare la società, non ho nessun tipo di pressione. Sia chiaro, non ho nessuna intenzione di stare qua i prossimi venti giorni a parlare di mercato”

Mourinho sta provando a mettere pressione?

“Noi non abbiamo speso ma abbiamo investito in ragazzi giovani, loro hanno speso. Ringrazio Josè per la grande fiducia nei miei confronti e spero di accontentarlo, siccome anche io ho grande fiducia nei suoi confronti vi dico che l’eventuale secondo posto della Roma sarebbe una grossa delusione”

Come sta Luis Alberto?

“E’ stato male veramente che è dovuto andare al pronto soccorso e ha faticato a riprendersi. La sua situazioni la conoscete tutti, vorrebbe tornare in Spagna nella sua squadra per finire la carriera e la società era a disposizione per trovare una soluzione. Questo può aver condizionato la sua preparazione ma negli ultimi tre giorni l’ho visto davvero bene”

Come sta Milinkovic?

“Lo vedo come l’anno scorso, è in difficolta ma penso rientri nelle sue caratteristiche fisiche. Ha una struttura che gli impedisce di entrare in condizione velocemente per cui bisogna accompagnarlo per qualche gara e poi sarà lui ad accompagnare noi”

Si aspetta un terzino sinistro?

“Un sinistro natuale ci garantirebbe un qualcosa in più a livello di costruzione dal basso che come partecipazione della manovra offensiva. Vediamo la situazione come evolve, abbiamo giocato un anno senza e credo possiamo farne un altro”

Contento della risposta dei tifosi?

“Sono davvero contento, sono contento della fiducia che ci stanno dimostrando e spero che li ripagheremo nel minor tempo possibile. Pensare di cominciare il campionato con un Olimpico come lo abbiamo lasciato all’ultima partita è di conforto. Il popolo laziale è nettamente migliore di come viene descritto in giro per l’Italia”

La Lazio può supportare un trio come Milinkovic, Marcos Antonio e Luis Alberto?

“Boh. Lo scopriremo solamente giocando. Le caratteristiche  di Marcos Antonio sono completamente diverse da Lucas Leiva, è un grande palleggiatore con velocità di idee e ha anche un buon impatto nella fase difensiva, chiaramente difetta in impatto fisico. E’ un qualcosa da valutare a costo di rimetterci qualcosa”

 


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Beppe Signori: “Scudetto con la Lazio? Non ho rimpianti. Immobile? Poche somiglianze con lui”. E su Neymar…

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La bandiera biancocceleste Beppe Signori ha rilasciato un’intervista esclusiva alla redazione di Chiamarsi Bomber, dove si sono affrontati più temi: da Zeman all’arrivo alla Lazio, passando per Ciro Immobile e un aneddoto su Neymar. Ecco le sue parole:

Hai sempre detto di aver avuto tanti bravi allenatori ma un solo maestro, Zdenek Zeman. Com’è nato il vostro feeling?

“È un feeling nato nei mesi e negli anni che siamo stati insieme. Lui per me è stato più di un allenatore, è stato un maestro che mi ha insegnato a giocare a calcio, i movimenti e i tempi di gioco. Non ultimo mi ha trasformato da trequartista anomalo ad attaccante vero”.

Come mai zemanlandia non è più ripetibile nel calcio moderno?

“Non so se non è ripetibile ma in quel Foggia ci fu un feeling incredibile tra allenatore, giocatori, tifosi e città. Una favola che ci consentì di arrivare settimi in campionato. Non so se è replicabile, servirebbero gli attori protagonisti che portino quel qualcosa in più e che ci sia coesione tra tutte le parti”.

Nel 1992 arrivi a Roma sponda Lazio con la pesante eredità lasciata da Ruben Sosa. Esordio con una doppietta ed entri subito nel cuore dei tifosi laziali. Nella stagione 94-95 una delle Lazio più belle della storia, ma arrivate secondi dietro la Juve. Hai il rimpianto di non aver mai vinto uno scudetto?

“No nessun rimpianto perché sono stati anni fantastici dove ho vinto tre classifiche marcatori in serie A e due in Coppa Italia. A livello personale mi sono preso tante soddisfazioni. A livello di squadra non abbiamo raccolto tanto ma perché eravamo una Lazio in fase di costruzione, quella che poi ha portato allo scudetto del 2000. Non avrò mai vinto uno scudetto ma ho raggiunto il massimo traguardo per un calciatore ossia vedere i tifosi che scendono in piazza per evitare la mia partenza. Quel gesto per me vale 10 scudetti”.

Hai lasciato la Lazio, dopo caterve di gol, appena prima che diventasse una delle squadre più forti d’Italia a causa di un rapporto mai decollato con Eriksson. Tornando indietro rifaresti le stesse scelte?

“Sì perché con quell’allenatore ho avuto problemi personali, non c’era più rispetto tra noi. Rifarei tutto e non mi pento di quello che ho fatto. Nel mio ultimo anno la Lazio ha vinto la Coppa Italia con il sottoscritto che è stato il capocannoniere del trofeo. Da lì è iniziata la cavalcata che gli ha fatto vincere scudetto e Coppa delle Coppe, quindi un piccolo merito ce l’ho anch’io”.

Oggi la Lazio ha un nuovo bomber: Ciro Immobile. Cosa pensi di lui e ci vedi qualche somiglianza con te?

“Sicuramente è uno degli attaccanti più prolifici del nostro campionato, sta dimostrando continuità e spero riesca a battere il record di gol in serie A perché è uno che si impegna, ha grande carattere, grande voglia di vincere, se lo merita. Inoltre è il capitano della Lazio quindi gli auguro ancora tanti gol. Somiglianze ne abbiamo poche, abbiamo caratteristiche diverse: io partivo palla al piede in dribbling da lontano, lui ama la profondità per trovare il gol”.

Hai raccontato in diverse interviste passate che il tuo unico rimpianto calcistico è di aver detto a Sacchi di non voler giocare a centrocampo a Usa ’94. Ti sei mai chiesto se con te in campo in finale sarebbe potuta finire diversamente?

“Con i se e con i ma non si va da nessuna parte. Sicuramente è l’unico rimpianto perché la finale di un mondiale capita una volta nella vita, oggi giocherei anche in porta al posto di Pagliuca. L’unica cosa che rimprovero a Sacchi è che aveva ancora una sostituzione e se mi avesse messo dentro per i calci di rigore ci sarebbe stata una speranza in più”.

Oggi qual è il tuo rapporto con Sacchi e con Roby Baggio tuo “rivale” ai tempi della Nazionale?

“Con Sacchi c’è reciproca stima, ogni tanto lo sento e non c’è nessun tipo di rivalsa. Lui da allenatore era pagato per fare delle scelte, giuste o sbagliate che fossero. Crescendo ho capito che in quell’occasione ho peccato un po’ di presunzione. Con Roby ho un ottimo rapporto, non l’ho mai visto come un rivale. Lui è un amico e lo sento spesso, ci vogliamo bene e lo ritengo uno dei più grandi calciatori italiani”.

Quella del ’94 è ancora oggi ricordata come una delle Nazionali più forti di tutti i tempi. Oggi la situazione purtroppo è ben diversa: a breve ci sarà il mondiale e gli Azzurri non parteciperanno per la seconda volta consecutiva. Cos’è successo al nostro calcio e come può tornare ai vertici?

“La Nazionale sta pagando le conseguenze di aver abbandonato i settori giovanili nell’ultimo decennio. Non abbiamo più calciatori di un certo peso e l’inesperienza ci è costata due mondiali. Però Mancini sta facendo un grande lavoro, ha ricostruito un gruppo che si era sfasciato. Dobbiamo essere ottimisti per il futuro e non scordiamoci che l’anno scorso abbiamo vinto l’Europeo che mancava da tanti anni”.

Dopo aver lasciato la Lazio hai vestito le maglie di Sampdoria e Bologna dove hai conosciuto Mazzone, che esperienze sono state?

“La prima esperienza alla Samp è stata traumatica sia fisicamente che psicologicamente perché avevo lasciato il cuore alla Lazio. Sono arrivato a Genova con l’atteggiamento sbagliato, ho fatto male e chiedo scusa ai tifosi per non essere riuscito a rendere al massimo. Dopo l’operazione all’ernia del disco a Bologna c’è stata la mia rinascita anche grazie a Mazzone che è stato fondamentale gestendomi in maniera incredibile. Nel mio primo anno sono riuscito a fare 23 gol in stagione. Con la squadra siamo riusciti a vincere l’Intertoto e arrivare in semifinale di Coppa Italia e Coppa Uefa che per Bologna è stato un risultato storico. Ringrazio chi mi è stato vicino in quell’esperienza”.

Qual è il compagno di squadra più forte con cui hai giocato? E l’avversario più forte?

“Ce ne sono tanti di grandi giocatori che ho affrontato come Maldini, Baresi, van Basten, Zidane, Ronaldo, Baggio, Zola, Careca e tanti altri. Mentre tra i più forti con cui ho giocato direi Baggio, Boksic, Riedle, Gascoigne e tantissimi altri. Tutti quelli con cui ho giocato mi hanno supportato e sopportato, ero un ottimo compagno di squadra ma senza di loro non avrei fatto tutti quei gol”.

Qualche anno fa il Barcellona ti ha contattato per dare qualche dritta a Neymar su come calciare i rigori da fermo, tuo marchio di fabbrica. Che cosa hai pensato in quel momento? Ne sei orgoglioso?

“Sicuramente è stato un orgoglio perché Neymar voleva capire come calciarli al meglio. Chiaramente ognuno ha la propria tecnica e si deve sentire determinate cose. Lui ci ha provato: i primi due rigori sono andati bene ma poi ne ha sbagliati altri due ed è tornato a calciarli come faceva prima. Mi spiace di non essere stato efficace ma sono orgoglioso di avergli dato qualche consiglio”.

 


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