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Photo by Paolo Bruno/Getty Images)

Buffon ha parlato anche della Lazio, definendola «una squadra rinvigorita». Secondo quanto riportato da Radiosei, Nel suo giudizio trovano spazio il cambiamento che vede nel gruppo e le prospettive di classifica.

Perché Buffon suggerì Gattuso come ct

Buffon conosce bene Gattuso e aveva affrontato le squadre da lui allenate. Le ricorda come formazioni «organizzate» e «generose»: due caratteristiche che, insieme all’atmosfera positiva creata dall’allenatore e alla sua competenza tattica, avevano inciso sulla sua valutazione. Secondo Buffon, per capire se un tecnico sia adatto basta seguirne la squadra e ascoltare le interviste sue e dei giocatori.

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Per la situazione in cui si trovava allora la Nazionale, lo suggerirebbe ancora «mille altre volte». Ammette di avere avuto inizialmente qualche riserva, superata dopo averlo visto lavorare con il gruppo: a quel punto lo considerò «il ct perfetto per quel nostro momento». Richiama anche la propria esperienza con nove commissari tecnici.

Buffon contrappone quelle qualità all’eventuale ricerca di un profilo elegante come Zidane, alto un metro e novanta, capace di parlare un italiano forbito e di radersi ogni giorno. Poi invita a chiudere la discussione sulla scelta: a suo avviso è cominciato un nuovo ciclo che fa ben sperare.

Il paragone con Lippi e il valore di Gattuso nel gruppo

«In Gattuso rivedo Lippi nella gestione del gruppo e nel fare esprimere vitalità a ogni giocatore», dice Buffon. Il paragone riguarda il legame con la squadra: a suo giudizio, i giocatori si sarebbero «buttati nel fuoco» per Gattuso come per Marcello Lippi.

Buffon osserva che gli allenatori di Serie A sono competenti sul piano tattico. A fare la differenza, per lui, sono il rapporto con i calciatori e il modo di trasmettere le conoscenze. Distingue questa capacità dall’istinto di chi, durante una partita, anticipa ciò che accadrà e cambia giocatori o sistemi fino a modificarne l’andamento.

L’ex portiere contesta inoltre l’idea che Gattuso, da calciatore, non avrebbe trovato posto in una squadra: «Se faccio una squadra, un Gattuso lo vorrei sempre». Gli riconosce l’umiltà che lo ha portato a diventare un grande giocatore, insieme all’impegno, all’orgoglio e alla volontà di non essere uno dei tanti. Per spiegarlo usa l’immagine di uno studente non geniale che ottiene ottimi voti applicandosi al massimo. Non contano soltanto i gesti tecnici visibili a tutti, aggiunge: un calciatore può dare al gruppo, anche fuori dal campo, qualcosa che chi osserva dall’esterno non riesce a vedere.

Nella pagina successiva: Il giudizio di Buffon sulla Lazio e le prospettive di classifica

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