Cos’altro chiedere per i 30 anni? Felipe Anderson al Picco torna quello delle serate migliori e la Lazio ringrazia. Se i biancocelesti spazzano via i timori di una partenza difficile contro lo Spezia, molto lo devono proprio al brasiliano. L’ultimo periodo non era stato eccelso. Dieci turni a secco in Serie A e solo un gol in Conference, ma l’applicazione era stata massima, motivo per il quale non ha mai lasciato il campo. Nel 2023 è partito solo due volte dalla panchina e la Lazio ha raccolto una sconfitta a Lecce e un pareggio a Verona. Coincidenze? Difficile. A Sarri non sfugge nulla, ecco perché lo sceglie sempre. In Liguria Felipe ha proseguito la lunga striscia del suo record di presenze arrivando a 90 di fila, tante quante le panchine del Comandante con la Lazio. Altro indizio che fa capire quanto il tecnico si tiene stretto il suo pupillo, sbocciato di nuovo in due anni con lui. Il primo picco era stato con Pioli nella stagione 2014-15. Poi una parabola discendente culminata con i 660 minuti del 2020-21. Solo l’aria di casa poteva sbloccarlo e da quando ci ha messo piede è tornato se stesso, diventando imprescindibile per il 4-3-3 di Sarri in pole per la Champions. L’obiettivo è questo e Felipe ci spera, visto che una competizione così nella Capitale l’ha solo sfiorata. Due anni fa era già stato ceduto, mentre nell’agosto 2015 si fermò ai preliminari col Leverkusen.

DOPPIA CIFRA - Altri tempi, con una Lazio che sarebbe andata incontro a una stagione molto difficile, l’esatto contrario di quella attuale. Grazie anche a Felipe Anderson i biancocelesti sono al secondo posto in classifica, un risultato riuscito alla 30esima giornata solo in un’altra occasione nell’era Lotito. Adesso però è il momento di continuare a macinare record, anche perché confermarsi lassù diventerebbe il miglior risultato da quando l’attuale patron si è insediato nel club. Per quest’ultimo il brasiliano è come un figlioccio e il martedì prima dello Spezia gli aveva chiesto un regalo. Ecco perché su quell’azione da Playstation al 52’ Lotito già sapeva il finale. Luis Alberto parte spedito e trova Felipe. Poi si passa per Immobile, ancora Luis e infine il numero 7. Triangolazioni imprendibili e tanti saluti a Wisniewski, Ampadu e Amian, tutti giù per terra. A Sarri sembra di stare in allenamento e quasi si spazientisce: «È stato un gol bellissimo, ma a un certo punto mi sono preoccupato perché nessuno tirava in porta». In serate così però è meglio lasciar fare la sua squadra, con la qualità al potere di Felipe Anderson che nel finale lancia pure l’amico Marcos Antonio, ma in quel caso il gol è tutto suo. Poco importa del mancato assist, tanto il 51° centro con la maglia della Lazio gli vale la terza doppia cifra in un’unica stagione in carriera. La prima volta gli era riuscito nel 2014-15 (11 gol), la seconda nel 18-19, il primo anno al West Ham (10).

CAMBIAMENTI - Le statistiche avranno anche la loro valenza, ma adesso è solo il momento di festeggiare. Tutti invitati alla casa di Felipe Anderson all’Olgiata, con tanto di messaggio del brasiliano sui social del club: «Sono molto felice di essere qui con voi e vincere, e proprio dopo una bella vittoria si festeggia il mio compleanno. Una giornata perfetta». Ora è vitale compattare ulteriormente il gruppo, con un futuro che prevede cambiamenti. È spuntato il ds Accardi in orbita biancoceleste, ma anche il profilo di Foggia affiancato a Fabiani. È tutto in ballo, ma in tal modo le strade di Tare e la Lazio sarebbero destinate a una separazione che favorirebbe pure il ritorno di Peruzzi a Formello. Dove Lotito intanto ha accolto le dimissioni della dott.sa Nastri, responsabile dell’area sponsor. Il Messaggero/Valerio Marcangeli

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