Dia sulla Lazio di Gattuso: «Non è un mago, semplicemente c'è del lavoro dietro»
L’ex biancoceleste difende il tecnico dai giudizi sulle esperienze passate e racconta perché aveva fiducia nel gruppo.

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Il Rennes, la Juventus e il legame con il Senegal
Dopo la parentesi italiana, Dia è tornato in Francia a distanza di cinque anni. È contento di giocare di nuovo nel Paese in cui è cresciuto e in un campionato che gli mancava. Racconta di averne seguito da lontano l’evoluzione durante i quattro o cinque anni trascorsi all’estero: ora vuole conoscerla da vicino e ritiene che le squadre siano migliorate.
Al Rennes ha trovato concorrenza in attacco, in particolare quella di Lepaul, indicato nell’intervista come miglior marcatore della stagione precedente. Dia considera positiva sia la competizione per il posto sia la possibilità di giocare al suo fianco. Il suo obiettivo era tornare in Ligue 1 e inserirsi in un buon progetto dopo l’esperienza italiana; nella rosa del Rennes vede giocatori di valore e pensa che la competizione con Lepaul possa aiutare entrambi a crescere.
Contro la Juventus ha già giocato, ma non ha ancora segnato. Non presenta quel gol come un sogno personale, pur ricordando di aver trovato la rete contro molti grandi club italiani: proverà, insieme al Rennes, a rimediare.
L’intervista torna anche sulla semifinale di Champions League del 2022, persa dal suo Villarreal contro il Liverpool di Sadio Mané. Dia non ricorda esattamente tutte le parole scambiate con il connazionale. Racconta però che Mané si congratulò per il cammino del Villarreal e che lui gli chiese se il Liverpool avesse avuto paura quando gli spagnoli erano in vantaggio per 2-0 alla fine del primo tempo. Sapendo che gli avversari avevano già l’esperienza della finale del 2019, augurò loro di vincere il trofeo dopo aver eliminato la sua squadra.
Dia confronta poi i metodi di preparazione conosciuti in Spagna, Italia e Francia. In Spagna, spiega, il lavoro è concentrato soprattutto sul pallone, tra esercitazioni, possesso e torelli, con poco allenamento atletico puro. In Italia ha trovato maggiore attenzione alla forza e alla preparazione fisica, e meno attività con la palla. In Francia descrive invece una combinazione dei due approcci: molto lavoro tecnico, accompagnato da un carico atletico consistente.
Alla domanda sulla Coppa d’Africa 2026, formulata richiamando la vittoria del Senegal in campo e la successiva proclamazione del Marocco dopo un ricorso, Dia non entra nel merito del provvedimento. Ricorda la finale come una bella partita tra due delle migliori nazionali africane del momento, decisa ai tempi supplementari. Sottolinea che la sua squadra alzò il trofeo e andò poi a festeggiare in patria, un momento per lui importante.
Il rapporto con il Senegal resta forte. Dia vi torna spesso per gli impegni con la Nazionale e ci va regolarmente anche in vacanza. È il suo Paese d’origine, al quale dice di sentirsi sempre legato.





