Sarri e Mazzarri. Entrambi toscani, entrambi amano Napoli, ma due filosofie completamente diverse.

Il primo rientra per eccellenza nella categoria dei giochisti, proponendo e non cambiando mai il suo marchio di fabbrica, 4-3-3, e cercando di affrontare tutte le partite, che sia Empoli o Inter, allo stesso modo. Un gioco basato sul possesso palla e volto all’aggressione della partita (quest’anno gli riesce meno) tenendo una linea difensiva molto alta.

Il secondo rientra invece nella categoria dei risultatisti, anche se negli anni ha dimostrato comunque di far divertire i tifosi delle proprie squadre allenate. Un 3-4-3 volto principalmente al contropiede, ma che risulta estremamente letale (3-0 alla Fiorentina) se usato in maniera intelligente e sopratutto attraverso i giocatori di qualità che permettono arrivare davanti alla porta con pochi tocchi. All’allenatore del Napoli era stato chiesto di risollevare la squadra dopo il terrificante inizio di Garcia, cercando di riproporre il gioco e l’impostazione tattica di Spalletti. Dopo le pesanti sconfitte subite però, Mazzarri è tornato sui suoi passi e in terra Araba, in occasione della Supercoppa, ha riproposto il suo marchio di fabbrica con la difesa a 3, sorprendendo e sconfiggendo prima la Fiorentina, e tenendo poi testa all’Inter fino al ‘91 nonostante l’espulsione di Simeone. Probabilmente lo stesso modulo verrà riproposto all’Olimpico domenica sera alle 18 contro la Lazio, visto anche le assenze di Osimhen, Anguissa (Coppa d’Africa), Kvara, Simeone, Cajuste (squalificati), Meret, Olivera e Natan (infortunati).

Sarri invece non potrà contare su Zaccagni e Immobile, entrambi squalificati, e dovrà cercare di ritrasmettere quell’entusiasmo che, fino alla brutta sconfitta con l’Inter, aveva portato la Lazio ad inanellare 5 vittorie consecutive. Pronti Castellanos con ai suoi fianchi Isaksen e Felipe Anderson. Ora i biancocelesti hanno l’occasione di affrontare tra le mura di casa un Napoli martoriato dalle assenze ma bisognerà prestare attenzione a quale squadra è con quale entusiasmo scenderà in campo: quella vista a Riyad contro l’Inter o quella che tanto stava facendo bene in campionato? Ai posteri l’ardua sentenza.

Il Messaggero

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