Photo by Paolo Bruno/Getty Images via Onefootball
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Nell'edizione odierna de Il Tempo è stato il turno di Angelo Mellone, direttore del Day Time Rai, scrivere la lettera nello spazio Agorà Lazio, rubrica dedicata ad alcuni tifosi illustri del club biancoceleste.

La lettera di Angelo Mellone

Non può finire così. La situazione emotiva che sta attraversando la Lazio, soprattutto ma non solo nel rapporto ingarbugliato con la propria tifoseria, è di grande difficoltà. Non credo sia rispettoso approcciare a tutto questo in modo superficiale: quando si parla della Lazio, non si parla soltanto di una squadra di caicio, ma di un patrimonio di emozioni, di legami e di memorie che attraversano intere famiglie e che si racchiudono nella storia incredibile e unica di una Polisportiva che all’Italia ha dato eroi di guerra e medaglie olimpiche. Ridurre tutto a un fresido bilancio significa non aver compreso nulla di dió che questo mondo rappresenta. 

Il rapporto tra la stragrande maggioranza della tifoseria e il presidiente è arrivato al capolinea, o quasi. Non lo dico con soddisfazione ma con estremo sconforto, vorrei ancora che potesse accadere qualcosa di miracoloso che capovolga la narrazione, ma sono pessimista. E lo scandaloso silenzio della societa su questo tema sta creando problemi enormi a chiunque ami questi colori, peggiorando ulteriormente le cose. Perché il silenzio, in certi momenti, fa più rumore di mulie parole. È la dimostrazione di una distanza diventata ormai incolmabile, di un dialogo che si è interrotto e che nessumo sembra avere la volontà di riallacciare. Un dialogo rispetto a cui il tifoso sente spesso dire: tu non capisci, stai zitto e al posto tuo, sappiamo noi cosa fare per la Lazio.

Ma il tifoso che paga l’abbonamento non è un cliente, è un attivista, un costruttore di identità, il membro di una comunità di popolo che ha 126 anni di storia. Il mondo del tifo a suo modo è una forma di democrazia popolare, concepire il rapporto fra la comunità di tifosi e la società in chiave meramente gestionale o strumentale significa non comprendere o tradire l’essenza stessa del calcio come fenomeno sociale e dello stadio come luogo di aggregazione. Il disagio si è fatto fortissimo, quasi insostenibile. Nella scorsa stagione, a livello personale, era già notevole, per quanto avveniva dentro e fuori dal campo: una stagione mediocre, un mercato bloccato, l'inasprimento dei toni nei confronti della tifoseria. Ma ciò che mi ha ferito di più e stata l'assenza di un racconto sincero della realtà, l’incapacità della società di ammettere i propri errori.

Lo dico senza giri di parole, mi sono sentito offeso. Perché quando ami qualcosa profondamente, ti aspetti almeno il rispetto della verità. Non chiediamo miracoli, non pretendiamo trionfi a ogni costo: chiediamo soltanto onestà, trasparenza, la sensazione di essere considerati l’anima stessa di questo club. Sul tema abbonamenti, oggi mi sento di dire una cosa chiara: io e i miei figli con ogni probabilità non sottoscriveremo la tessera. Siccome esistono dei responsabili di questa situazione, qualcuno dovrebbe avere il coraggio di dire: dobbiamo risolvere il problema.

La rabbia si è trasformata in amarezza, l’amarezza rischia di trasformarsi in disincanto. Mi riferisco a quella sensazione per cui tutta la passione e la dedizione nel raccontare la grandezza della storia laziale finisce per nascondersi, per ritirarsi in un angolo. Solo perché, dall'altra parte, ti senti considerato un analfabeta calcistico, una pedina sostituibile magari da immaginari tifosi esteri. Come se la carnalità del tifoso, la pressione storica, l'identità dei luoghi e dei simboli possa essere spostata come il cartellino di un giocatore. Ed é forse questa la cosa più dolorosa: non l’assenza di vittorie, ma la mancanza di rispetto verso chi ha sempre dato tutto per la Ss Lazio 1900. 


In questo stato di cose confesso la mia totale incapacità di formulare une previsione su ciò che potrà accadere. Ed è questo che, senza una direzione chiara, diventa impossibile persino immaginare un domani. È un futuro senza futuro, una selva di punti interrogativi davanti alla quale, oggi, nessuno sembra in grado di indicare una via di uscita. E in mezzo a tutto questo restiamo noi, i tifosi, con il nostro amore intatto e la speranza, sempre più flebile, che qualcuno torni finalmente ad ascoltarci.

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