Sarri
Sarri - Fraioli

A volte, per ripartire, bisogna avere il coraggio di cambiare pelle. Maurizio Sarri lo ha capito e ha messo da parte il suo storico "Sarrismo" fatto di possesso palla ipnotico per abbracciare un calcio più pratico e diretto. La sua Lazio si è riscoperta una squadra da ripartenza, accettando di difendersi più bassa per poi colpire negli spazi. Un sacrificio d'identità necessario per invertire la rotta e ritrovare continuità, come dimostrano le due vittorie consecutive arrivate dopo un digiuno lungo un anno.

Photo by Paolo Bruno/Getty Images via onefootball
Photo by Paolo Bruno/Getty Images via onefootball

L'officina dei ruoli: i cambi

Come riportato dall'edizione odierna del Corriere dello Sport,  la vera chiave della rinascita è stata la capacità del tecnico di reinventare i suoi uomini. Senza colpi di mercato altisonanti, Sarri ha trasformato le necessità in virtù: ha testato Basic in cabina di regia e adattato Maldini nell'inedito ruolo di falso 9 per sopperire alle assenze. Non è una novità per questa gestione, che ha già visto Marusic scalare al centro della difesa, Cancellieri adattarsi come centravanti d'emergenza e Patric a centrocampo. Ogni pedina è stata spostata sulla scacchiera per dare equilibrio a un gruppo che sembrava aver perso le certezze.

Velocità e contropiede: la nuova anima biancoceleste

Oggi la Lazio gioca un calcio meno bello ma molto più verticale, dove le doti da scattista di Isaksen diventano fondamentali per spaccare le partite. La squadra si è snaturata nel modo di stare in campo, passando dal dominio del gioco alla ricerca del contropiede fulmineo. Questo cambio della matrice tattica è stato il motore della risalita: meno estetica, forse, ma molta più concretezza per blindare i risultati in un momento cruciale della stagione.

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