Flaminio, la Lazio cambia rotta: la strategia per sbloccare l'iter dello stadio
Il club biancoceleste ha modificato l'iter amministrativo del progetto, ecco tutti i dettagli

Su richiesta del Campidoglio, il club biancoceleste ha accettato di modificare l'iter amministrativo del progetto, abbandonando il codice dei contratti pubblici per affidarsi alla cosiddetta “Legge Stadi”, una scelta che si allinea alla procedura seguita dalla Roma per il progetto di Pietralata, garantendo un percorso normativo più specifico per le infrastrutture sportive.
Il tavolo tecnico e i pareri della Soprintendenza
Come riportato dall'edizione odierna del Corriere dello Sport, prima di ottenere il via libera politico definitivo, il progetto dovrà superare il vaglio di un tavolo tecnico incaricato di raccogliere tutti i pareri preliminari. Il passaggio più delicato riguarda la Soprintendenza alle Belle Arti, la cui opinione è considerata imprescindibile dal Comune. Poiché lo stadio è riconosciuto come bene culturale dal 2000, qualsiasi intervento di riqualificazione deve essere autorizzato da chi tutela l'integrità architettonica dell'opera originale progettata da Nervi.
I vincoli storici e archeologici dell'area
A rendere complesso l’iter sono i numerosi vincoli che gravano sull'area del Flaminio. Oltre alla tutela del manufatto architettonico, il sottosuolo ospita tesori inestimabili: una villa romana di 2.500 metri quadrati, un’antica necropoli e diverse strutture di età repubblicana. Per questa ragione, la Lazio dovrà garantire un piano che permetta la modernizzazione dell'impianto senza compromettere né la struttura storica né le importanti testimonianze archeologiche circostanti.









