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Photo by Marco Rosi - SS Lazio/Getty Images)

Il retroscena dei foglietti e la notte magica di Motta

Dal suo arrivo rocambolesco fino al mistero dei foglietti con le indicazioni sugli avversari: la storia di un predestinato prende forma.

Il retroscena è emblematico: le telecamere indugiano su alcuni appunti incollati alla borraccia alle spalle della porta, con annotati i nomi dei giocatori nerazzurri e le loro abitudini dal dischetto, tra tiri a destra e a sinistra. Tuttavia, Edoardo beve, il sudore cancella parte dei post-it e altri volano via. Non fa differenza, perché dopo lunghe sessioni di studio a Formello con i preparatori Viotti e Nenci, tutto è ormai impresso nella sua mente.

Le gambe, a tratti incerte durante il match, si trasformano in leve verso qualcosa di immenso. È quasi una visione mistica. In un crescendo rossiniano iniziato al 95’ con un intervento straordinario su Scamacca, il giovane si esalta, come se fosse guidato da una forza superiore capace di suggerirgli in anticipo la direzione dei tuffi. Le mani si moltiplicano, diventando simbolo di gioia.

I tifosi lo accolgono come un Messia a Fiumicino, sollevandolo in aria come un’icona già consacrata. E pensare che, come riportato da Il Messaggero,  il suo arrivo nella Capitale risale a soli tre mesi prima, accolto con dubbi dopo l’addio di Mandas. Diventato titolare all’improvviso per l’infortunio di Provedel, passato dalla Serie B alla Serie A, scaricato prima dal Monza e poi dalla Juventus, è il volto di una storia di riscatto.

Ora l’emozione è fortissima, tra lacrime e gioia, ma resta sorprendente la lucidità di questo 21enne di Biella, cresciuto osservando sé stesso: «Da piccolo mio padre mi considerava folle perché mi lanciavo sulla ghiaia senza sentire dolore. Dopo la partita mi sono lasciato andare, ma cerco sempre di non mostrare troppo perché la solidità definisce una persona».

Quattro rigori neutralizzati, record sfiorato solo perché ad agosto Semper del Pisa ne aveva già parati altrettanti contro il Cesena. Ma la favola di Motta vale una finale: la Lazio sogna ora di vincere il 13 maggio contro l’Inter per conquistare un trofeo e tornare in Europa.

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