Stadio Flaminio - Fonte S.S. Lazio
Stadio Flaminio - Fonte S.S. Lazio

​Il progetto presentato dalla Lazio ha subito un'importante battuta d'arresto. La Soprintendenza ha bocciato due pilastri fondamentali del piano del club: la rimozione della storica pensilina di Pier Luigi e Antonio Nervi e la costruzione di un secondo anello, che soffocherebbe e stravolgerebbe l'architettura originale dell'impianto. Con il vincolo monumentale, il "restyling" da 50.000 posti sembra essere tecnicamente e burocraticamente quasi impossibile. Adesso il club deve rispondere 30 all'interno della Conferenza dei Servizi, partita il 28 maggio e attesa alla chiusura entro l'inizio di luglio.

Cosa converrebbe davvero (e dove)

​Come riportato dall'edizione odierna del Corriere dello Sport, invece che forzare la mano su un monumento difficile da adattare, la strategia più logica sarebbe sdoppiare gli obiettivi. Da un lato, servirebbe uno stadio di proprietà moderno, capace di ospitare almeno 50.000 persone, la cui localizzazione ideale resta un problema centrale. Infatti, le periferie sono state bocciate dalla tifoseria o dai vincoli urbanistici, rendendo aree come Parco de’ Medici una delle poche opzioni rimaste in città. Dall’altro, il Flaminio meriterebbe un recupero cob l'obiettivo di diventare la casa per il club biancoceleste. 

Il nodo finanziario e il fattore tifo

​Al di là dell'urbanistica, resta il problema della solidità. Il piano economico prevede un investimento importante, precisamente tra i 438-480 milioni, basato in gran parte su debito e su una Newco con capitale limitato, senza il supporto di un partner forte. A complicare il quadro c'è il distacco tra la società e la tifoseria, che mette a rischio la sostenibilità finanziaria dell'opera, dato che i ricavi di uno stadio dipendono dal calore e dalla partecipazione del pubblico. 

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