Nel suo sorriso a Marassi, dopo il momentaneo 2-0, c’è tutto. La delusione con la Nazionale, la rabbia per le eccessive critiche, la tristezza per essere diventato ingiustamente il capro espiatorio di un paese intero. E la determinazione per riscattarsi con la sua Lazio. Dei tanti gol in biancoceleste (179), i tre segnati ieri contro il Genoa sono tra i più importanti. D’accordo, ha segnato in Supercoppa, nei derby, negli scontri diretti o in Champions, ma la tripletta al Grifone ha il sapore di una liberazione. Via la pressione, bentornata leggerezza. “Io ho le stesse responsabilità dei miei compagni per l’eliminazione dal mondiale. Dopo queste sconfitte non si può puntare il dito su un singolo”, ha commentato ieri Ciro.

Sabato scorso, un’occasione simile al momentaneo 2-0 di ieri contro il Sassuolo, l’ha sbagliata malamente. Così come altre opportunità in area. Non era il solito Ciro, si vedeva che aveva un peso che gli gravava sulle spalle e un blocco mentale. La settimana vissuta a Formello l’ha aiutato ed è tornato a esultare con i tifosi della Lazio, che durante questo periodo - così come ogni volta che va in Nazionale - l’hanno sempre sostenuto e difeso. “Noi siamo la tua Lazionale”, recitava uno striscione all’Olimpico una settimana fa.

Con le genovesi si scatena Una sentenza contro il Genoa, così come con la Sampdoria. Immobile non fallisce un colpo quando sente odore di Liguria. Prima di ieri aveva segnato in tutte le altre 4 ultime partite giocate contro il Grifone, che - dopo la tripletta - diventa la sua vittima preferita in carriera: 15 gol in 15 partite. In questa speciale classifica, il Genoa condivide la vetta con la Sampdoria, punita 15 volte però in 17 occasioni.

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