40 anni di Lazialità, De Angelis: “Gli inizi, la chiamata di Zoff, l’affetto dei lettori e presto un nuovo evento: vi dico tutto” - FOTO
Al traguardo dei 40 anni, il direttore ha raccontato questa storia d’amore a tinte biancocelesti.

Lazialità non è solo una rivista, ma un punto fermo per i sostenitori della prima squadra della Capitale. Ideata e realizzata dal noto giornalista romano Guido De Angelis, da sempre speaker di riferimento del mondo Lazio, Lazialità è entrata in tutte le case dei tifosi. Non c’è laziale, adulto o bambino, che non la conosca e che non l’abbia letta. Arrivati al traguardo dei 40 anni, il direttore De Angelis ha raccontato in esclusiva ai microfoni di LazioPress.it questa storia d’amore a tinte biancocelesti.

Come nasce l’idea di racchiudere 40 anni di Lazialitá in questo “museo su carta”?
"Racchiudere tutto in quarant’anni è stato facile. Beh in verità mica tanto per me (ride, ndr), perché abbiamo lavorato molto, cercando le copertine e le prime pagine dei primi anni. Lazialità nasce come rivista ma si trasformò l’anno dopo in tabloid cartaceo, naturalmente modello giornale, e per 7-8 lunghi anni è stata regalata allo stadio prima di ogni gara. È stato un lavoro enorme, massacrante, perché dovevamo scannerizzare centinaia di prime pagine e copertine; di ogni copertina abbiamo scritto il periodo storico, perciò preparare questo libro è stato come viaggiare su una nave: ogni tanto incontravamo il sereno e altre volte qualche nuvola , poi anche un po’ di tempesta. Perché in fondo la storia della Lazio è questa: sofferenza e gioia. Sono orgoglioso di aver racchiuso in quasi 350 pagine tutto il lavoro di una vita e ringrazio le centinaia e centinaia di ragazzi che hanno scritto anche un solo articolo, i fotografi e soprattutto i lettori. Questa ultima idea nasce per un semplice motivo: al traguardo dei quarant’anni ci pensavo già da un paio d’anni, devo dire che arrivarci è stato difficilissimo soprattutto negli ultimi anni. Dieci anni fa avevo deciso di fermarmi per sempre, perché le riviste specializzate sui club di calcio avevano fatto il loro tempo. Un giorno mi trovai nella redazione dell’Ansa con il vecchio amico Franco Tamburo, ero in attesa di essere ricevuto e tra le mani mi capitò un volume con migliaia di foto che mi affascinò, allora pensai: perché non provare a cambiare il formato della rivista mensile, che raccoglie i dati sull’attualità mensile di una squadra, e non puntare direttamente a tutta la storia della nostra grande società nata nel 1900? Quindi cominciai a cambiare impostazione e mi gettai in questa avventura, mutando innanzitutto il formato da ‘rivista classica’ a ‘volume’, raccontando storie di Lazio del passato, legate ai calciatori, agli allenatori, ai dirigenti e alle partite che hanno fatto la storia della nostra società. La prima copertina fu dedicata a Giuliano Fiorini e a Lulic, le gesta di una partita che serviva per salvarci dall’inferno insieme all’esultanza di Lulic in quel famoso derby del 26 maggio. Ebbe un successo clamoroso il primo numero in uscita in edicola e da lì sono passati altri 10 anni e siamo arrivati a questi 40”.
Sono passati tanti anni ma Lazialitá resta un punto fermo dei tifosi della Lazio, adulti e bambini…
“Ringrazierò per tutta la vita i lettori, la gente, i tifosi che mi sono stati vicini, sostenendo questo giornale, questa rivista, questi volumi. Senza di loro Lazialità non sarebbe mai esistita”.

C’è una copertina a cui sei particolarmente legato?
“Sono legato soprattutto ai primi anni, quelli della sofferenza perché fare il giornale in quegli anni era durissima. Era duro perché non avevamo i mezzi, sia economici che di strutture; ci vedevamo per le nostre riunioni e le facevamo dentro un bar, dentro casa di amici, o a casa di qualche redattore, perciò si lavorava in condizioni di grande disagio; però alla fine portavamo a casa il prodotto. I primi anni lo abbiamo distribuito gratuitamente allo stadio, anche sotto l’acqua battente. Allora l’Olimpio non era coperto, per me è stata un’esperienza bellissima dormire anche in tipografia, aspettare la prima pagina, distribuirla poi allo stadio con mezzi di fortuna: tutto in maniera artigianale. Nessuno mai potrà capire gli sforzi che ho fatto, rinunciando ad uscire con gli amici, magari anche con una donna, pur di andare a prendere il giornale in una vecchia tipografia vicino a Ostia e portarlo la mattina dopo allo stadio. Tutto questo finché non arrivò il grande giorno: era il 1993, Dino Zoff diventava il presidente della Lazio. Io decisi, rischiando clamorosamente il fallimento totale, di dedicargli una copertina: lui mi chiamò in sede. Io emozionato mi presentai e lui mi disse: ‘Questa rivista è molto bella, tu ne sei il direttore immagino, ma chi ti sostiene?’. Io, sempre molto emozionato, spiegai che nessuno la sosteneva e che ci lavoravo insieme a dei ragazzi di buona volontà e lui rimase talmente sorpreso che decise di rendere Lazialità la rivista ufficiale della Lazio: stavo per svenire. Da quel momento cambiò tutto. Prima ogni anno era una sofferenza, ogni anno volevamo chiudere, ma le parole di Zoff invece cambiarono la vita di questo giornale e forse anche la mia. Ed oggi siamo ancora qua, anche se non ho ancora deciso se andare avanti o meno”.

Hai detto che questo potrebbe essere l’ultimo libro, ma i tifosi ti invitano sempre ad andare avanti…
"Ho detto questo che potrebbe essere l’ultimo per un semplice motivo: perché nella vita bisogna uscire vincitori e credo che raggiungere il 40esimo anno di Lazialità per me sia una grande vittoria. Sto riflettendo, ci sto pensando, perché tutti mi dicono di continuare. Ma credetemi, non è facile in questo mondo, oramai legato ai social; il cartaceo fa grande fatica, tante edicole stanno chiudendo ed è normale pensare che continuare diventerebbe una montagna ancora più alta da scalare. Però questi quarant’anni me li voglio godere e ho deciso di cominciare a fare una sorta di tour nella provincia e nella regione per presentare il mio libro".

Come potremo seguire l’evento?
"La prima tappa sarà a Velletri, sabato 17 gennaio, in una location meravigliosa, con un teatro che mi ospiterà, ma soprattutto con la mostra delle copertine che hanno fatto la storia della Lazio e i personaggi più famosi ad altezza Duomo. Dico a tutti i tifosi, non solo di Velletri ma anche dei centri limitrofi, di venirmi a trovare perché racconterò, insieme a tutta la gente laziale, la storia di questo giornale, svelando fatti e misfatti della nostra impressionante e meravigliosa storia laziale, con tanto di video e foto. Sicuramente sarà tutto molto emozionante, inizierà alle ore 12 con la mostra, poi alle 16 ci sarà uno spettacolo con qualche sorpresa. Ad ogni modo le sorprese non finiscono perché andrò dove mi chiameranno a raccontare le gesta di questa meravigliosa creatura che si chiama Lazio: l’ho vissuta fisicamente sugli spalti prima, poi entrando nel mondo del giornalismo e successivamente con centinaia e centinaia di radiocronache e telecronache, parlando in radio dal lontano 1979 e facendo migliaia di trasmissioni dedicate a lei. Sarà un viaggio bellissimo da raccontare anche ai bambini che devono sapere che la Lazio è una scelta di vita e non è per una moda, come per tanti altri”.










