Gattuso, Bacconi: «Un maniaco del dettaglio». Cosa c’è dietro la sua Lazio
Alla vigilia della sfida con la Juventus, Adriano Bacconi analizza il lavoro di Gattuso: dall’eredità di Sarri alla crescita di Belahyane e Noslin.

La Lazio arriva a Torino con l’obiettivo di tenere il passo dell’Inter. La sfida di questa sera con la Juventus, già significativa alla settima giornata, può anche dare spazio alla risalita dei bianconeri. I biancocelesti ci arrivano con slancio e Gennaro Gattuso non vuole rallentare.
Per spiegare l’avvio della Lazio, Adriano Bacconi parte dal metodo dell’allenatore: attenzione ai dettagli, capacità di dare continuità al lavoro precedente e valorizzazione dei giocatori. Nell’analisi proposta ai lettori di TMW, Bacconi indica anche i fattori che potrebbero incidere sul prosieguo della stagione.
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Gattuso e l’attenzione ai dettagli: il racconto di Bacconi
Bacconi conosce l’approccio di Gattuso dai tempi del Mondiale del 2006. Allora era il match analyst del gruppo e ricorda che, tra i campioni della squadra, Gattuso era «il più applicato di tutti». Ogni giorno gli chiedeva una revisione delle prestazioni e materiale per preparare le partite successive: voleva capire come vincere e come aiutare i compagni.
Il suo interesse arrivava anche ai report sugli arbitri. Secondo Bacconi, Gattuso cercava di capire quale fosse la soglia di tolleranza per gli interventi da dietro o per le proteste. Un’attenzione che Bacconi ritrova nel suo percorso in panchina, seguito fin dall’esperienza al Pisa: «Un maniaco del dettaglio».
La Lazio di Gattuso: l’eredità di Sarri e la crescita dei giocatori
Per Bacconi, il gioco di Gattuso può non «riempire gli occhi», ma segue una filosofia precisa. Alla Lazio, l’allenatore ha fatto tesoro del lavoro di Sarri invece di imporre un’idea a prescindere. Il suo 4-3-3 ricorda quello del predecessore per verticalità e tagli degli esterni. Anche la continuità dell’organico, osserva Bacconi, aiuta a proseguire quel lavoro.
Nella sua lettura, già Sarri aveva modificato il proprio pensiero. La Lazio non era una squadra particolarmente offensiva prima e non lo è ora, ma resta molto verticale. Non tiene il baricentro basso e pressa nella zona centrale del campo. Bacconi la indica inoltre al secondo posto in Italia per capacità realizzativa, alla pari con l’Inter e dietro al Milan.
Un altro punto è la valorizzazione dei calciatori. Bacconi cita l’assenza di Rovella e il rendimento di Belahyane, che a suo giudizio sta facendo molto bene. Lo descrive come un centrocampista costante, capace di coprire il campo sia in larghezza sia in profondità e di abbassarsi tra i centrali in costruzione e nella fase di non possesso. Poi richiama Noslin: «Sarri non aveva capito se era carne o pesce, guardatelo oggi».
Per Bacconi, Gattuso sa anche motivare i giocatori in funzione della partita, del piano gara, dell’avversario e del momento. È una capacità che considera importante in una Serie A con cinque cambi e con intensità e tempo effettivo in aumento. Richiama i dati presentati alla Serie A a Lissone: quasi sei minuti in più di tempo effettivo, un indice di verticalità cresciuto, una media di quattro metri guadagnati in più per possesso rispetto allo scorso anno e una maggiore velocità del pallone.
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