Lotito

“Il problema principale non è la disponibilità di investimenti privati”

L'esperienza maturata in questi anni conferma però una nozione fondamentale: il problema principale non è la disponibilità di investimenti privati. Lo dico con chiarezza: il problema non sono i soldi. Il problema è rappresentato dalla complessità procedurale e dall'incertezza dei tempi amministrativi. Se un investitore stringe un accordo con una banca a cinque o sette anni, e domani i tempi si dilatano, quel progetto diventa un problema economico insostenibile. La Lazio non chiede scorciatoie o favori; chiede regole certe, tempi certi e interlocutori certi. Chi investe centinaia di milioni di euro – e il mio progetto prevede un investimento di circa 500 milioni – deve poter programmare la propria attività all'interno di un quadro amministrativo prevedibile. Chiunque affronti oggi un progetto infrastrutturale di questa portata si trova a interagire con una molteplicità di soggetti pubblici, con livelli amministrativi differenti, competenze spesso sovrapposte e procedure che rischiano di prolungarsi per anni. Tutto questo genera l'elemento che il mercato teme di più: l'incertezza. I costi possono essere stimati, i rischi possono essere gestiti, ma l'incertezza dei tempi rappresenta il principale fattore di blocco degli investimenti. È quindi necessario sviluppare un quadro normativo che mantenga inalterati i principi di tutela, trasparenza e controllo pubblico, ma che al tempo stesso garantisca procedure più efficienti. Semplificare non significa ridurre le garanzie; significa rendere lo Stato più efficace, consentire agli enti di esprimersi nei tempi stabiliti e permettere all'investitore di sapere con certezza quando un procedimento potrà dirsi concluso.

Il legislatore deve ascoltare le esigenze dei territori

La mia esperienza come presidente di club e come Senatore della Repubblica mi consente di osservare il tema da una duplice prospettiva: da un lato, l'esperienza concreta di chi investe, pianifica e realizza i progetti; dall'altro, la responsabilità istituzionale di individuare strumenti normativi in grado di favorire questi processi nell'interesse generale. Per questo ritengo che il contributo di chi realizza concretamente queste opere debba diventare parte integrante del percorso normativo. Il legislatore deve ascoltare le esigenze dei territori, delle amministrazioni, delle società sportive e degli operatori economici per costruire un sistema più moderno e competitivo. In questa direzione, ritengo prioritario intervenire su alcuni aspetti chiave: la definizione di tempi certi e perentori nelle procedure autorizzative; il rafforzamento del coordinamento tra le diverse amministrazioni coinvolte; la semplificazione dell'iter per la riqualificazione degli impianti esistenti; una maggiore uniformità interpretativa e pratica sul territorio nazionale, superando la frammentazione per cui in una zona si fa una cosa e in un'altra la si vieta; il riconoscimento degli stadi come infrastrutture strategiche per lo sviluppo economico e sociale; il rafforzamento degli strumenti di partenariato pubblico-privato e l'introduzione di meccanismi di responsabilità per tutti i soggetti coinvolti nel rispetto delle tempistiche. Si tratta di misure che non richiedono rivoluzioni normative, ma una forte volontà politica e amministrativa. L'assegnazione degli Europei del 2032 rappresenta un'occasione straordinaria. Non dobbiamo concepirla soltanto come un grande evento sportivo isolato; dobbiamo interpretarla come una leva di trasformazione infrastrutturale e di crescita economica, così come è stato, per altri versi, il PNRR. Nuovi impianti, riqualificazioni urbane, investimenti pubblici e privati, occupazione e turismo internazionale sono elementi in grado di produrre benefici che vanno ben oltre la durata dell'evento stesso.

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