Marco Rosi
Marco Rosi

Dopo aver scritto la storia, Ciro Immobile si è ritirato dal calcio giocato all'età di 36 anni. L'ufficialità è arrivata dai canali ufficiali del Paris FC.   

È un momento difficile per me perché finisce una grande parte della mia vita. Amo questo sport ma devo essere onesto con me stesso. Non è stata una decisione facile ma per me è arrivato il momento di passare il tempo con la mia famiglia..non siate tristi per me, ora inizia una nuova avventura…” le parole di Immobile in un post sui social della squadra francese. 

Con la fascia da Capitano al braccio, alla Lazio ha scritto la storia, un 17 dietro la schiena e uno stadio intero che gridava il suo nome.

Il saluto di Ciro Immobile 

E adesso, permettetemi di
chiudere gli occhi un istante. Non voglio rimanere solo, ho semplicemente bisogno di mmettere insieme i pensieri, e poi di trattenerli, proprio ora che diventano ricordi. I| momento è arrivato, il pallone si ferma qui. Appendere le scarpe al chiodo è un modo di dire che non mi piace, sembra triste e crudele. lo, i miei scarpini, li voglio appoggiare con delicatezza, su un cuscino molto morbido. Mi hanno accompagnato esattamente dove sognavo di arrivare. Torre Annunziata-Parigi è stato il mio viaggio perfetto, partendo da un
pianeta e atterrando su un altro. Dai campetti sgarrupati sotto casa alla Tour Eiffel. In mezzo, una galassia speciale. Ho iniziato a giocare a 4 anni nel Torre Annunziata '88, con la maglia numero 20, perché la 9 l'avevano rubata. Crescendo, ho sognato di diventare Del Piero, il mio idolo: alla Juventus ho esordito al suo posto, sia in serie A che in Champions League. Segnali, battiti, destino. La prima partita da professionista I'ho giocata con  il Sorrento, nella Coppa Italia di C, il resto è una carrellata di brividi ed emozioni: Siena, Pescara,
Grosseto, Genoa, Torino due volte, Borussia Dortmund, Siviglia, Lazio, Besiktas, Bologna e Paris FC. Nuove esperienze, vecchie passioni, tante prime volte. E poi geografia, cuore. Soprattutto cuore. Con allenatori che mi hanno fatto un regalo eterno, un piccolo pezzettino di ciascuno di loro: Cioffi, Conte, Serena, Zeman, De Canio, Ventura, Klopp, Emery, Inzaghi, Sarri, van Bronckhorst, Italiano.Con Mancini sono diventato Campione d'Europa. Ho deciso di smettere perché lo dovevo a me stesso e ai miei tifosi. 

“Meglio fermarsi…con il sorriso”

Non riesco più ad essere il Ciro di una volta, il 4 volte capocannoniere della serie A, il vincitore della Scarpa d'Oro: il fisico ha presentato il conto, quindi meglio fermarsi. Con il sorriso. Accompagnato verso l'uscita dalle mie persone speciali. Da mia moglie Jessica. Dai miei figli Michela, Giorgia, Mattia, Andrea. Da papà Antonio e mamma Michela. Da mio fratello Luigi. Dai miei agenti Alessandro Moggi e Marco Sommella. Grazie a@tutti. Nessuno sia triste per me, perché io sono molto felice. Ho vissuto un meraviglioso sogno fino all'ultimo.

Lazio, l’era Immobile raccontata dai numeri: gol e record quasi irraggiungibili