Inzaghi: "Inter? Penalizzato dagli arbitri, non favorito. Scudetto? Avevamo tutto contro"
Simone Inzaghi ha rilasciato delle dichiarazioni alla Gazzetta dello Sport, durante le quali si è anche espresso sull'inchiesta degli arbitri e il caso Inter

Simone Inzaghi ha rilasciato delle dichiarazioni ai microfoni della Gazzetta dello Sport, durante le quali si è anche espresso sull'inchiesta degli arbitri e il caso Inter.
Le dichiarazioni di Inzaghi a La Gazzetta dello Sport
L'nchiesta sugli arbitri
Mi ha scioccato: l'Inter ha perso parecchi punti nella scorsa stagione a causa degli errori arbitrali. Il campionato, la Supercoppa... È sorprendente essere tirati dentro a una storia nella quale siamo stati penalizzati e non favoriti. Come è possibile pensare a una macchinazione? Per noi è stata una stagione disgraziata. Ho sempre avuto grande rispetto per il lavoro degli arbitri e non voglio parlare del Napoli, che ha vinto onestamente lo scudetto. Ma resta la sensazione che ci sia stato tolto qualcosa. Non accuso nessuno e non dubito della buona fede. Diciamo che non siamo stati fortunati, tutto ha girato contro, anche se abbiamo le nostre colpe. Rimane un dispiacere che non passerà: perdere lo scudetto per un punto è doloroso.
Se sente di più l merito di aver vinto uno scudetto o di averne persi due
Non si può avere rimpianti nello sport, tanto più se arrivi secondo dietro ad avversari che hanno fatto percorsi importanti. In quattro anni ho vinto tanto e sono contento dei risultati. Non so se si potesse fare qualcosa in più però abbiamo raggiunto due finali di Champions League. Comunque accetto le critiche, purché riguardino me e non i calciatori: mi hanno sempre dato tutto quello che avevano. Cosa farei se mi ritrovassi a combattere per Champions e scudetto? Non cambierei niente. Noi avevamo un sogno: il triplete. Alla fine della stagione abbiamo pagato le 23 partite giocate in più rispetto al Napoli. Ma io rifarei tutto: l'Inter ha il dovere di competere a ogni livello. E poi le serate contro il Bayern e il Barcellona rimarranno nella mia mente più dei trofei. Sono state vittorie forse irripetibili.
La finale di Monaco
Siamo arrivati alla partita senza troppe energie, sia fisiche che mentali: non è una giustificazione ma un dato di fatto. La delusione per lo scudetto perso ha pesato, minando l'autostima. Il Psg è una grande squadra, come abbiamo visto anche l'altra sera contro il Bayern: ha indirizzato la finale con due gol e sfruttato la migliore brillantezza, mentre noi abbiamo provato a reagire e ci siamo disuniti. Ci fa male ancora aver perso così ma non possiamo dimenticare ciò che era successo prima, in Europa.
Se aveva comunicato alla squadra, prima della finale, che sarebbe andato via
Assolutamente no. Non avrei potuto farlo perché la decisione, molto sofferta per me e per la mia famiglia, non era stata presa. La verità è che è successo tutto molto velocemente: due giorni dopo Monaco ci siamo incontrati a casa di Marotta, alla presenza di Ausilio e Baccin. In quel contesto ho manifestato l'esigenza di cambiare, perché sentivo che si era chiuso un ciclo. Loro avrebbero voluto continuare con me ma hanno capito la scelta: ci siamo lasciati da amici e lo siamo ancora. Ma se avessimo vinto la Champions sarei rimasto all'Inter. Perché dissi che c'erano molte offerte? Perché non sai mai come possono andare le cose e perché il mio dovere era non nascondere ai tifosi cosa poteva succedere. Anche in altre situazioni le richieste c'erano state e non le avevo mai accettate. Stavolta è andata diversamente: volevo provare una nuova esperienza.
Se in Arabia si va solo per i soldi
Oppure si va per conoscere una nuova realtà, per mettersi in discussione in un contesto diverso. Per fortuna non ho mai avuto problemi di denaro, non era quello che mi mancava. Avevo una casa meravigliosa a Milano dalla quale vedevo tutto, anche San Siro. La proposta mi ha convinto e ora eccomi qua, felice di esserci.
Se gli manca l'Italia
Sinceramente no. Da quando sono arrivato a Riad sono tornato solo quattro giorni a casa. Ho la mia famiglia, i miei genitori e i miei amici vengono spesso a trovarmi, non soffro di nostalgia. Vivo in un compound dove le strutture sono ottime, compresa la scuola americana per i figli. L'organizzazione è perfetta, anche nel club. E anche io sto imparando l'inglese.
Sul possibile esonero
A me sembra che siano tutti contenti di me. Abbiamo fatto i quarti di finale al Mondiale per club, siamo ancora in corsa per il titolo in campionato perché abbiamo 5 punti di svantaggio ma dobbiamo ancora affrontare l'Al Nassr nello scontro diretto, dobbiamo giocare la finale di Coppa del Re... E soprattutto non abbiamo ancora perso una partita in stagione, perché l'eliminazione dalla Champions asiatica contro l'Al Sadd di Mancini è arrivata ai rigori. Non credo che esista nel mondo un allenatore ancora imbattuto.
Cosa farebbe se verrebbe richiamato da un club italiano o dalla Nazionale
Non ci penso. Ho ancora un anno di contratto con l'Al Hilal e ho grande entusiasmo. Non ero mai stato lontano dall'Italia e questa avventura mi sta migliorando, sia umanamente che professionalmente.
Se rischia di rimanere prigioniero del maxi stipendio
Non credo proprio. Come dicevo prima, i soldi non sono mai al primo posto per me. Altri colleghi hanno allenato nella Saudi League e poi sono tornati in Europa. Quando sarà il momento, e non so individuarlo oggi, vedremo.
Se suo fratello Filippo riuscirà a salire in Serie A con il Palermo
Lo spero tanto perché lo meriterebbe: ha fatto un grande lavoro, può farcela. Invidia tra di noi? Mai. Anzi, totale complicità. Il momento più bello è stato quando abbiamo giocato insieme in Nazionale a Torino contro l'Inghilterra: era il 2000, con Trapattoni ct. Potete immaginare quanto fossero emozionati i miei genitori. Un ricordo indelebile.
La mancata qualificazione al Mondiale
I problemi esistono e non vanno sottovalutati: bisogna ripartire dalla base facendo uno scatto in avanti in termini di mentalità. Già nei vivai. Il calcio deve raggiungere i risultati attraverso il coraggio e la proposta, non pensando alla vittoria a tutti i costi a scapito della qualità del gioco. Ridurrei il format della Serie A. Magari sono scelte dolorose che però tra cinque anni renderanno felici le persone che hanno favorito il cambiamento. E un'ultima cosa consiglio: valorizzare gli istruttori dei bambini, che insegnano la tecnica e non la tattica. Io sono grato a tantissimi allenatori ma sono legato soprattutto a quelli che mi hanno allevato nel settore giovanile. Senza di loro non sarei mai diventato Simone Inzaghi.





