Lotito tra minacce, inchiesta e tifosi: “Chiedo scusa per una cosa”
Il presidente della Lazio racconta le minacce ricevute, chiarisce sull’inchiesta e risponde alla richiesta di scuse dei tifosi.

Il presidente della Lazio Claudio Lotito torna a parlare e lo fa affrontando diversi temi delicati: dalle minacce ricevute negli ultimi tre anni all’inchiesta sulle presunte pressioni per spingerlo a vendere il club, fino al rapporto con i tifosi biancocelesti.
Intervistato da Il Corriere della Sera, alle 9 del mattino successivo Lotito aveva già letto i giornali e ha voluto chiarire innanzitutto un punto relativo alle indagini. Il presidente sostiene di non aver mai indicato nomi e cognomi agli inquirenti.
«Io non ho mai fatto nomi e cognomi agli inquirenti. Bisignani, Masi, Maiolini? Io ho presentato denunce contro ignoti, quei nomi sono venuti fuori dalle indagini. E se poi, come ho letto, questi signori vorranno adire le vie legali sono liberissimi di farlo».
Le parole arrivano dopo quanto dichiarato da Luigi Bisignani martedì sera al Tg1 in merito all’inchiesta sulle presunte pressioni per indurre Lotito a vendere la Lazio. Bisignani aveva respinto l'ipotesi di un complotto, definendo la vicenda un autogol del presidente e sostenendo che, invece di parlare con i tifosi, li avrebbe denunciati.
Lotito respinge questa ricostruzione: «Io non ho denunciato nessuno. Ho denunciato, però, tutto quello che ho subìto in questi tre anni e sofferto in silenzio, roba che neanche vi immaginate».
Lotito e le minacce: “È stato un continuo, giorno e notte”
Il presidente della Lazio esclude che quanto sta accadendo rappresenti per lui una rivincita o l'inizio di un regolamento di conti.
Alla domanda sul riferimento all’“inizio del cinema”, Lotito replica: «Macché, io al cinema non ci vado mai. E non ci sono rivincite da prendere e nessun regolamento di conti con nessuno, io vorrei solo continuare a fare bene il mio lavoro».
Il passaggio più forte riguarda però le minacce che, secondo il suo racconto, avrebbe ricevuto ripetutamente negli ultimi anni.
«È stato un continuo, di giorno e di notte, anche a Natale, a Capodanno, alla Befana, la mia scorta lo sa bene perché tante volte sono stati loro ad ascoltare le chiamate».
Il Corriere della Sera ricorda anche quanto dichiarato due anni prima da Manfredi Potenti, vicepresidente della Giunta per le immunità del Senato, rimasto colpito dal tenore di alcune telefonate. Potenti aveva affermato che non sembravano opera di “cani sciolti” o semplicemente di tifosi intenzionati a scherzare, riferendo la percezione dell'esistenza di una struttura organizzata.
Lotito rivendica quindi la propria decisione, in qualità di senatore, di rinunciare all'immunità per permettere alla Procura di Roma di acquisire i suoi tabulati telefonici.
«Nella storia di Palazzo Madama non siamo in tantissimi», sottolinea il presidente, rivendicando anche di essere il presidente più longevo nella storia della Lazio.
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