Photo by Claudio Villa/Getty Images for Laureus via Onefootball
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Juventus e Lazio si affronteranno domani alle ore 20:45 all’Allianz Stadium nella sfida di ritorno del campionato. Un incrocio che arriva a distanza di diversi mesi dall'ultimo confronto e che oggi mette di fronte due realtà profondamente cambiate.

Proprio la gara d'andata contro i biancocelesti, disputata all'Olimpico di Roma, ha infatti segnato l'inizio di un nuovo capitolo in casa della Vecchia Signora. In quel momento sulla panchina bianconera sedeva ancora Igor Tudor, ma la sconfitta maturata contro la Lazio portò la dirigenza a prendere una decisione drastica, chiudendo il rapporto il tecnico croato, poi ufficialmente esonerato.

Al suo posto è subentrato Luciano Spalletti, che domani guiderà la Juventus contro la Lazio dopo averne cambiato profondamente il volto alla squadra, incidendo non solo sui singoli, ma anche sulla continuità di risultati, nonostante la recente eliminazione in Coppa Italia contro l'Atalanta.

In occasione della sfida di domani sera, ai microfoni di Laziopress.it è intervenuto nuovamente Ascanio Pacelli, personaggio televisivo ed ex opinionista del Grande Fratello, nonché noto tifoso della Juventus. Di seguito l'intervista completa.

Ci siamo lasciati la scorsa volta con un quadro decisamente diverso. Tudor sedeva ancora in panchina e proprio il giorno dopo la partita contro la Lazio è stato esonerato. Oggi sulla panchina bianconera siede Luciano Spalletti, con un contratto in scadenza a giugno. Come valuti finora il suo lavoro. Lo vedi ancora alla guida della Juventus la prossima stagione?

Non era colpa di Tudor. Mentre Motta, diciamo, è stato un personaggio controverso, perché forse aveva bisogno di tempo o forse lui ha avuto un atteggiamento sbagliato. Tudor proprio non aveva colpe, non ce l'aveva. Spalletti in realtà arriva da un percorso nazionale che è stato devastante. Abbiamo preso un allenatore che non ha dato quello che tutti si aspettavano. In realtà, forse in un club, con la possibilità di poter allenare tutti i giorni, non soltanto uno ogni tanto, come succede in nazionale, ha portato quello che forse serviva, cioè solidità, esperienza e la capacità di riuscire a tirar fuori dai giocatori il meglio. Non che Tudor non fosse bravo, è che evidentemente è proprio un fatto di esperienza. L'esperienza, tanti anni, su tante panchine, in tante nazioni diverse, ti porta ad avere un bagaglio diverso e l'aiuto di poter gestire i giocatori. Quindi è stata sicuramente una cosa molto positiva. Mi è piaciuto anche il suo modo di approcciarsi alla Juve, nel senso che accettare anche un contratto di sei mesi con delle opzioni. Quindi c'era proprio la voglia, anche da parte di Spalletti, di rivincita. Quella voglia di rivincita con delle capacità, diciamo, in dubbio di alcuni giocatori, stanno portando finalmente a dei risultati discreti. Non credo che abbiamo raggiunto la solidità di cui abbiamo bisogno. Però ci ha dato sicuramente dei punti, dei gol, delle vittorie, che poi sono quelle che servono fondamentalmente. Il discorso Spalletti mi fa stare molto più tranquillo. Poi magari perdiamo stasera (contro l'Atalanta in Coppa Italia, ndr), possiamo anche perdere con la Lazio, però di base mi fa stare più tranquillo. Quello che mi lascia perplesso è questo modo di operare all'interno delle finestre di mercato di Comolli e degli altri. Mi sento quasi in imbarazzo di vedere una società come la Juve che si ritrova... Prendiamo questo? Prendiamone uno. Non è stile Juve. La Juve era quella che arriva a gennaio e dice ti do 80 milioni e mi prendo Vlahovic. Poi non ha fatto quello che doveva negli archi del tempo, però era decisa, era determinata. Allora è meglio non prendere nessuno perché poi la percezione qual è? Quella che nessuno vorrebbe andare alla Juve.  O comunque ritornare su Kolo Muani, che a noi comunque ha dato tanto in un momento delicatissimo, mi è sembrata una barzelletta. Poi si parlava di Sorloth, poi si parlava di Icardi, poi si parlava di un ritorno di Mateta. Come fai a tornare su Mateta se il Milan ha detto non ha le ginocchia buone? A questo punto sai che c'è? Prova a prendere qualcuno giovane, vai in Next Gen e prendine un paio, fagli fare le ossa. Questo deve fare una società come la Juve. Se non puoi puntare a dei giocatori che ti danno delle garanzie non puoi fare 'ndo cojo cojo.

Con la chiusura del mercato di gennaio alla Juventus sono arrivati Boga, come alternativa a Yildiz, e Holm, come rinforzo sulla fascia destra. Una delle priorità sembrava però quella di trovare un numero nove in attesa del rientro di Vlahovic: come giudichi nel complesso il mercato invernale e le scelte di Comolli?

Se tu ricordi bene un mese e mezzo fa la priorità era prendere un centrocampista. Era proprio quello, un playmaker. Dopodiché si è risvegliato, anche se a me è sempre piaciuto, Locatelli. E allora improvvisamente non c'è più quella priorità perché se ci fai caso si parlava soltanto di giocatori in mezzo al campo, tant'è che addirittura si parlava già di poter anticipare forse l'uscita di Bernardo Silva, poi non è stato possibile perché andrà a scadenza in estate. Locatelli che invece per me è sempre stato un buon giocatore, perché l'hanno scorso si è preso il rigore a Venezia, l'ha tirato e poi come tutti i giocatori nel momento di difficoltà è andato in difficoltà anche lui. Però adesso lui e Thuram stanno dando comunque una certa solidità, teoricamente avremmo un altro centrocampista che purtroppo è un mistero, parlo di Koompeiners. Poi ci ritroviamo con due giocatori là davanti: Jonathan David si muove molto meglio, ogni tanto la butta dentro, ma non è Trezeguet. L'altro è un altro mistero. Io sono andato a rivedere l’Openda degli ultimi due o tre anni e sembra il fratello gemello, da dovunque tirava prendeva la porta, tirava a destra o a sinistra veloce come un razzo… è vero che la maglia della Juve pesa, è vero che il campionato italiano è diverso e siamo ancora a febbraio, ma a un certo punto devi tirare fuori gli attributi. Quindi ogni partita c'è sempre la speranza di vederlo accendere come ti aspettavi da Koopmeiners, di vederlo segnare su punizione come faceva ai tempi dell'Atalanta, invece evidentemente si sono proprio incastrati; quindi, da loro due ci si aspetta qualcosa di più. Fortunatamente, tornando a Holm, serve perché Kalulu, non diciamo niente… ma hai capito dove voglio arrivare? Al momento è stato esemplare, ma dovremmo far respirare ogni tanto questo ragazzo. In più, dall'altra parte Yildiz, che è un altro fenomeno ovviamente, ha bisogno di un ricambio, non è Yildiz però anche lì, tu vedi Bogà e dici quant'era forte? Tirava di testa, tirava a destra o a sinistra. Se andiamo a vedere abbiamo poi dei gregari che si sono che sono ritornati comunque in buona forma vedi Kostic. Poi c'è il mistero Cambiaso, che da quando c'era stata l'offerta del Chelsea è crollato, ha avuto un'involuzione micidiale. Però non è che sia diventato un giocatore scarso, è forte e deve riacquistare anche lui fiducia, tant'è che Spalletti lo continua a buttare dentro nonostante gli errori che fa. Poi c'è Zhegrova, di cui tutti noi ci siamo innamorati quando l'abbiamo visto per la prima volta, perché poi arriva un giocatore alla Juve e tutti vanno a vedere su YouTube o sui social chi è, poi vedi dei numeri e dici: “È il nuovo Douglas Costa”, in realtà poi si è capito che è uno da calcetto amatoriale, nel senso che fa il numero e deve far divertire, ma all'interno di una squadra evidentemente non riesce ancora a capire i meccanismi, perché non gioca mai. Quindi le speranze quali sono? Sono quelle di usare la rosa che abbiamo nel migliore dei modi e la speranza che finalmente, come è già successo per altri giocatori, che tutti riescano finalmente ad accendersi.

Spalletti, da quando è arrivato, ha dato una grande impronta, per esempio con Koompeiners, dandogli il ruolo di braccetto, ma ad oggi quello più riuscito nel suo lavoro è probabilmente l'apporto di McKennie, impiegandolo in una posizione più offensiva

Allora McKennie, è un giocatore più intelligente, nonostante sia un calciatore americano viene in Italia e ci insegna il calcio, questo fa ridere. A McKennie andrebbero date le chiavi dello Stadium perché è uno che è venuto, è stato mandato via, è ritornato ed è stato quasi rimandato via. È stato zitto e continua a parlare coi fatti. È uno che comunque di gol ne ha sempre fatti tanti e belli: io non potrò mai dimenticare il gol in mezza rovesciata contro il Barcellona. È uno talentuoso, è uno che trovi ovunque in campo, perché lo trovi che segna e un minuto dopo lo trovi che difende. Quindi santo McKennie. Sicuramente chi ha dato una grossa mano è stato Kelly, che fino a tre mesi fa era da mandare a casa e invece è migliorato tantissimo. Poi ovviamente se hai Gatti a fianco è un conto, se hai Bremer sei un po' più sereno, però mi è piaciuto molto. Così come devo dire sta dando anche tanto in un modo diverso Thuram, perché prima era più uno che quando si accendeva non lo fermavi mai, adesso inizia a muoversi in maniera diversa, si vede la mano di Spalletti. Ma si vede anche quando succede qualcosa tipo il rigore sbagliato da Jonathan David contro il Lecce. Lui è riuscito a dargli comunque fiducia, l'ha lasciato ed è lì che poi ha iniziato a segnare. Quelle sono cose importanti, se tu senti l'intervista di McKennie, lui dice: “Io non ho mai avuto un allenatore così”. McKennie ha avuto Allegri, a fianco aveva Ronaldo e Dybala. Aveva dei giocatori forti a fianco, ma ha detto di non essersi mai trovato così bene come ora.

McKennie è in scadenza a giugno prossimo, cosa aspetta la dirigenza a rinnovarlo?

Lì torniamo al discorso per il mercato. Non mi preoccupa né l'allenatore né i giocatori, a me preoccupa chi ci sta dietro. Tante volte hanno dimostrato di non saper gestire un momento importante: dal mercato ai rinnovi. Perché uno come McKennie si deve sedere al tavolo e avere l’assegno in bianco, invece stiamo in mano dei francesi che pensano agli algoritmi. A me questo spaventa tantissimo, perché poi sai l'allenatore deve interfacciarsi sia con i giocatori, ma anche con chi è sopra di lui.

Alcune scelte dirigenziali della Juventus, negli ultimi anni, hanno lasciato perplesso lo stesso ambiente, in particolare, sulla gestione degli allenatori: da Allegri, Motta, Tudor e oggi Spalletti. Il club ha cambiato quattro tecnici e attualmente due sono ancora sotto contratto e senza squadra. Per quale motivo non si dà una continuità con un solo allenatore?  

Alla base di tutto c’è cosa è successo quattro anni fa: chi è andato via? Andrea Agnelli. Io conosco Andrea, ma non conosco Elkann. Non discuto la persona, le capacità per l'amor di Dio, però evidentemente è successo qualcosa. Gestire una squadra come la Juve, essere Presidente che non ha nessun tipo di potere. Da quando è arrivato Elkann c'è stato il finimondo: c'è stato Giuntoli, poi se n’è andato. Poi Allegri e anche lui se n’è andato. Sembrano tutte toppe messe a qualcosa che non è ben definito, soprattutto non è solito. Non c'è una società solida, cosa che prima invece c'era nel bene e nel male. Motta secondo me era l’allenatore giusto ma nella squadra sbagliata. La Juve non può fare i progetti e aspettare tre anni, il tifoso pretende perché siamo abituati bene. Motta poteva avere un senso al ritorno dalla Serie B, poteva avere un senso tanti anni fa dopo Allegri, dopo Ronaldo e tutti i fenomeni che abbiamo avuto. Poi hai preso Tudor, un altro da fargli una statua, perché comunque è arrivato da Spalato con la macchina di notte, è uno che ha la Juventinità dentro quindi io in qualche modo l'avrei comunque coinvolto, anche in maniera diversa. L'hai mandato via dopo perché avevi fretta… vengono gestite le cose con l'ansia e non con una programmazione. Questa è l'impressione che tutti noi abbiamo adesso. Devi liberarti di ciò che è stato fatto di sbagliato, devi cercare di alleggerire il monte ingaggi e cercare di trovare giocatori propedeutici al modulo di Spalletti. Serve fissare, devi sapere che Yildiz, McKennie e altri vanno blindati. Questa è una speranza, perché le altre squadre non è che sono tanto meglio della Juve. Se tu analizzi l'Inter, che continua ad andare bene, in realtà poi ha dei buchi e inizia a essere una squadra più vecchia, ha perso le sue belle finali di Champions e anche in maniera forse peggiore rispetto alla Juve. Il Milan ha passato le forche caudine e adesso quest'anno sta lì, ma sta lì perché gli altri sbagliano. La Lazio è morta, la Roma si è invigorita con Gasperini, ma poi vedi che comunque anche la Roma scricchiola. C'è la favola Como perché sono una potenza economica devastante, l'allenatore è giovane, l'ambiente è sereno, ma è ovvio che il Como a un certo punto se va, come credo a fare una Coppa, che possa essere la Champions o l'Europa League cambierà. Anche lì poi una volta che alzi l’asticella tornare sotto è complicato, guarda il Bologna quest'anno. Ne abbiamo viste tante, quindi manca la solidità di una società. Io speravo in Chiellini, ma ci vuole del tempo, avesse forse più voce in capitolo, più potere… evidentemente è stato messo più a garanzia della Juventinità, del cuore Juve, piuttosto che a livello manageriale. Uno come Chiellini sicuramente non avrebbe fatto gli errori che sono stati fatti, anche nell'ultima campagna acquisti.

Si prospetta un febbraio di fuoco per la Juventus, tra Coppa Italia, campionato e play-off di Champions League. Come pensi che Luciano Spalletti gestirà il turnover? Alla luce della gara di Champions contro il Monaco, dove le rotazioni non hanno dato i risultati sperati, ti aspetti scelte diverse?

Ovviamente alcuni giocatori devono riposare e devono rifiatare, perché c'è necessità. L'appuntamento con la Lazio che potrebbe sembrare più facile sulla carta rispetto all'Atalanta di oggi in realtà non lo è perché la Lazio comunque è sempre la Lazio sicuramente non avrà la squadrona degli altri anni, ma è vero che all'andata abbiamo perso. È sempre una partita che tu devi e sei costretto a vincere, perché poi dopo c'è l'Inter fuori casa con l'Inter puoi fare tutto: puoi vincere, puoi perdere, ci sta che perdi a San Siro. Il Galatasaray è determinante quindi lui comunque è costretto a fare questo turno e questo cambio. La speranza di tutti noi tifosi, ma credo anche di Spalletti in primis, sia quella di vedere qualche giocatore: che Openda può fare un gol, che Azdic sia un giocatore che puoi mettere in mezzo al campo, che Zhegrova non è soltanto un giocoliere da futsal brasiliano. Ognuno dovrebbe assumersi le proprie responsabilità ed ecco lì che una partita giocata bene da parte dei gregari, passami il termine, improvvisamente cambia tutto: il gregario si rinvigorisce e ha voglia di giocare, chi è titolare dice “il gregario spinge adesso, ha voglia, porta energia”. Con il Monaco, che è stata veramente brutta, se tu ci pensi, chi è che non ha giocato alla fine? Hai tenuto fuori Locatelli, non è che ha tenuto fuori 8 titolari, alla fine li ha rimessi tutti dentro, ormai il mood era quello. Dentro c'erano Koopmainers, c'erano Openda, c'erano tutti i giocatori che teoricamente sulla carta non ne avevano niente da invidiare a Locatelli e company, però adesso il mood mentale è questo, è un fatto mentale. 

In chiusura, da osservatore esterno, che giudizio dai al momento attuale della Lazio? Come valuti le scelte societarie, il rapporto tra tifosi e club e le polemiche emerse dopo l’ultima partita, anche sul tema stadio?

Io ho tantissimi amici della Lazio, forse ho più amici laziali che romanisti, diciamo che se uno dovesse analizzare il presidente Lotito, secondo me alla fine gli devi soltanto dire “grazie” perché ha preso una squadra che era morta con dei debiti mostruosi e alla fine ti ha portato a farla competere per tanti anni e a vincere anche qualcosa. La Lazio ovviamente va in sofferenza quando crollano i risultati, quando manca la campagna acquisti solida e quando dall'altra parte i cugini invece iniziano a vincere comprano, fanno e quindi a Roma si vive questo: una squadra che comunque sta lottando per la Champions ed è qualificata già agli ottavi di Europa League e dall'altra parte una Lazio che è a metà classifica, che non può ambire niente che gli è rimasta la Coppa Italia col Bologna. 

Il tifoso non vede un futuro e quando il tifoso non vede un futuro si incazza e ovviamente se la prende col presidente e con la società. I laziali intelligenti dicono quanto ha fatto questo presidente? Tanto, forse è il caso che dovrebbe iniziare magari a pensare di darla a qualcun altro che ha voglia, energie e soldi. È sempre un fatto economico. La Lazio è una squadra che noi siamo sempre stati abituati a vederla comunque lottare sempre fino alla fine, per i primi 4-5 posti e a volte addirittura, a momenti, anche in campionato e per le coppe. Per questo che ti dico che alla fine tante squadre soffrono, non è solo la Juve perché è così, però io credo che sia facile andare allo stadio quando si vince. La squadra va sempre supportata a prescindere, perché i giocatori hanno bisogno dell'energia dei tifosi.

Stadio vuoto? Questo continua a danneggiare e non va bene. Se tu vedi un incendio non è che butti altra benzina. Stanno alimentando ancora un malessere e diciamo una fragilità anche all'interno dello spogliatoio. Sperano, credo, che attraverso questo atteggiamento qualcuno dica “basta, me ne vado e vendo”. Capirai più fai così più lui si diverte.

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