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Photo by Richard Pelham/Getty Images)

La Serie A sta cambiando. Più pallone in movimento, meno interruzioni e soprattutto un VAR quasi invisibile. Dopo le prime tre giornate, i numeri raccontano gli effetti della nuova linea introdotta dal designatore Daniele Orsato.

Secondo quanto riportato da Il Messaggero, in 30 partite disputate non si è registrato neppure un intervento al monitor da parte degli arbitri. Il dato che colpisce ancora di più riguarda i rigori: zero penalty concessi. Una sola, invece, l'espulsione.

Ma la trasformazione riguarda soprattutto il tempo effettivo. La partita con più minuti realmente giocati è stata Atalanta-Bologna, arrivata addirittura a 69'01''. Un dato significativo considerando che la media della scorsa stagione era di 54'28'', mentre nelle prime tre giornate di questo campionato è salita a 58'01''.

Serie A, la linea Orsato: arbitro al centro e lotta alle perdite di tempo

L'esigenza di cambiare direzione è arrivata dai club e dal calcio internazionale. A fare da traino sono stati il Mondiale giocato in estate e anche l'UEFA, mostrando come sia possibile ridurre il peso della tecnologia e trasformare il VAR in un supporto, anziché nel protagonista delle partite.

«L'arbitro al centro», aveva annunciato Orsato all'inizio del campionato. Una promessa che, almeno nelle prime tre giornate, è stata rispettata.

I direttori di gara non sono mai andati al monitor nelle 30 gare disputate. Il VAR è diventato quasi invisibile e l'obiettivo principale degli arbitri è ora quello di limitare al massimo i tempi morti provocati da infortuni discutibili, rinvii dal fondo, rimesse laterali e punizioni.

Quando un calciatore resta a terra, l'arbitro gli ricorda subito la nuova gestione: «Se hai bisogno dei medici, li chiamo ma resti un minuto fuori». La prospettiva di lasciare temporaneamente la propria squadra in dieci porta spesso il giocatore a rialzarsi rapidamente, magari zoppicando per qualche secondo prima di riprendere.

Una novità che alleggerisce anche il lavoro dei sanitari, evitando alcune delle corse in campo per soccorrere giocatori che poco dopo tornano regolarmente a giocare.

È cambiata, inoltre, la filosofia sulla gestione del recupero. Prima si aumentavano i minuti finali per compensare le maxi-interruzioni. Adesso l'obiettivo è evitare che quelle interruzioni si verifichino.

Da qui il countdown di cinque secondi sulle rimesse laterali, quello di dieci secondi per uscire dal terreno di gioco durante una sostituzione e il minuto fuori dal campo previsto per chi richiede l'intervento dello staff medico.

VAR e rigori, la sfida sarà mantenere la stessa linea per tutta la stagione

La missione più difficile per l'AIA sarà però mantenere questa impostazione anche quando aumenteranno le pressioni delle società sugli episodi più controversi.

Nel mirino ci sono situazioni al limite come la spinta di De Bruyne che ha preceduto il suo gol in Napoli-Genoa, il tocco di braccio di Vlasic nell'area di rigore durante Torino-Milan e il penalty reclamato dal Frosinone per l'intervento in ritardo del viola Dragusin su Monterisi.

In questi episodi, probabilmente, il monitor avrebbe potuto mostrare all'arbitro l'errore. La nuova filosofia Orsato, però, prevede l'intervento del VAR esclusivamente davanti a un chiaro ed evidente errore.

Nei corridoi della Lega viene chiesto che questa impostazione non diventi un'estremizzazione e, soprattutto, che venga mantenuta con lo stesso metro fino alla conclusione della stagione. Anche quando un rigore concesso o negato potrebbe incidere pesantemente sulla storia di una società.

C'è infine un altro aspetto da considerare: quello atletico. Con meno interruzioni e un tempo effettivo superiore, i calciatori sono chiamati a correre di più e ad arrivare alle partite con una preparazione adeguata.

Nelle prime tre giornate non è stato raro vedere le squadre più piccole ricorrere al giro palla in difesa per abbassare il ritmo e recuperare energie.

Alla lunga potrebbero beneficiarne soprattutto i club più strutturati, capaci di contare su rose profonde e sulla possibilità di sostituire i titolari con giocatori di livello simile.

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