Photo by Giuseppe Bellini/Getty Images via onefootball
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Igor Protti é intervenuto durante la presentazione del documentario IGOR. L’eroe romantico del calcio, incentrato sulla sua carriera e diretto dal regista Luca Del Canto.

Le parole di Igor Protti 

Retrocessione da capocannoniere? É stato un caso unico, da quando esiste il Campionato di Serie A non é mai successo. Tutti ancora ci chiediamo come sia successo, per me é stata una gioia individuale annacquata dal risultato di squadra, che precede gli obiettivi individuali.  Documentario? Ho cercato di essere il più presente possibile, abbiamo girato in tutte le città in cui ho giocato. Abbiamo chiuso le riprese pochi giorni prima che mi arrivasse la notizia del mio malessere. È stata una cosa particolare perché alcuni posti adesso non esistono più. Mi ha dato la realtà del tempo che passa.

Il periodo alla Lazio

Il mio abbraccio va a tutti i tifosi della Lazio, quando sono arrivato non è stato semplice perché Roma è una città immensa e bisogna trovare la propria identità. Ho trovato un gruppo squadra che mi ha aiutato molto. La prima parte della stagione e stata molto complicata, ci siamo trovati a cambiare allenatore perché eravamo in fondo alla classifica. L'arrivo di Zoff ha cambiato tutto, ci ha portato in 4a posizione ed io sono tornato a fare gol e ne ho fatto uno importante, quello al derby. Sapete meglio di me cosa significa quel gol, quella maglia. Quella rete è una delle più importanti e belle che ho segnato.

Il rapporto con la Nazionale

Bisogna partire da lontano, stiamo raccogliendo quello che abbiamo seminato negli ultimi 20 anni. Prima si vedevano i mister che davano indicazioni ai ragazzini del settore giovanile, gli si diceva di giocare facile ed ora ci si lamenta della situazione che abbiamo. In campo ci si trova davanti a situazioni diverse rispetto a quelle a cui sono stati preparati e non sanno come comportarsi.

Il difensore che lo ha messo più in difficoltà

In Serie A c'erano difensori come Ferrara, Nesta, Mihajlovic, Maldini, mi scuso con quelli che dimentico perche ce ne erano tanti ed erano grandi battaglie. Era diverso rispetto al calcio di ora. Nella serie C per avere un calcio di rigore dovevi presentare la lastra sennò non te lo davano.

Il documentario

Il momento più emozionante del film é stato quando hanno parlato i miei figli perché del calcio non ne parlavamo tanto. Vedere i miei figli rispondere alle domande e stato emozionante.

Il consiglio che darebbe ad un bambino che frequenta il settore giovanile oggi

Il mio film non vuole essere una celebrazione dei gol e delle vittorie ma voglio cercare di far capire quello che è stato il mio percorso, che é stato ad ostacoli. Inizialmente ho avuto un mister che mi diceva che non sarei andato oltre la Serie B, perciò ai ragazzi dico che se hanno una passione che gli fa stare bene devono cercare di migliorarsi ogni giorno, in questo modo quando smetteranno di lavorare potranno dire di essere arrivati al massimo di quelle che erano le sue qualità. Non c'è niente di peggio di avere un rammarico.

Il commento sul calcio attuale

Non mi ci ritrovo più, si potrebbe discutere tanto su perche e migliore o peggiore ma io dico solo che prima il calcio metteva il gruppo davanti al singolo, mentre oggi questo rapporto si e invertito. Questo e il contrario di cio che dovrebbe essere il senso del calcio perche quando indossi una maglia metti addosso i sacrifici, perciò il senso del calcio e quello della comunita, anche come tifosi. Adesso si va verso una dimensione dove c'è più individualita e meno senso di appartenenza della maglia.

La politica nella Lazio e nel Livorno

Questo c'è stato in maniera forte fino alla fine del primo decennio degli anni 2000, poi ha iniziato a diminuire, anche se in parte c'è ancora. Fino al 2010 questa identità si è sentita molto.

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