Allo scattare della prossima mezzanotte la Lazio potrà festeggiare i suoi 122 anni di storia. Una delle figure storiche della società biancoceleste è quella di Umberto Lenzini, ex Presidente della Lazio tra il 1965 e il 1980. Il nipote Andrea è stato intervistato da laziostory.it. Ecco le sue parole:

Sei sempre stato tifoso della Lazio e, soprattutto, lo sei ancora? “Certo! Sono sempre stato Laziale, con la “L” maiuscola, e me ne vanto! Mio nonno Umberto Lenzini è stato il Presidente della Lazio dello Scudetto del 1974 e, non lo nascondo, questo per me rappresenta un motivo di orgoglio”.

Come nasce la tua passione per la Lazio, è stato un qualcosa scaturito proprio dalla Presidenza di tuo nonno? “In realtà la mia fede calcistica ha una storia ancor più particolare. Probabilmente, anzi ne sono più che sicuro, sarei diventato Laziale ugualmente, perché mio papà Giovanni era tifosissimo della Lazio già da prima che il ‘Sor Umberto’ ne diventasse il Presidente. Possiamo dire che mio papà è stato il primo Laziale “originario” della famiglia Lenzini”.

Qual è il ricordo o l’immagine che conservi con maggior affetto dentro di te? “Sembrerà strano, ma uno dei ricordi che mi fa collegare la Lazio alle festività natalizie ed all’anniversario della fondazione è l’immagine di mio nonno che omaggiava i raccattapalle dello Stadio Olimpico col pandoro o con piccoli doni. Erano chiaramente altri tempi, ma quei ragazzini li accettavano sempre con grande emozione”.

A proposito di Stadio Olimpico, come vivevi l’atmosfera delle partite a quei tempi? “Allo stadio l’atmosfera era sempre da brividi, sia nell’anno dello scudetto, sia prima, sia dopo. Che bei tempi quando mio nonno faceva il giro del campo con le bandiere biancazzurre che sventolavano”.

Hai appena detto biancazzurre, per te quali sono i colori sociali che rappresentano maggiormente la Società Sportiva Lazio? “Bianco e Azzurro o Bianco e Celeste…chissà! Nella famiglia Lenzini si diceva biancazzurro. Ricordo che mio nonno faceva sempre riferimenti a questi due bellissimi colori. Sia nei documenti, che nel linguaggio comune. Conservo ancora le spillette del ’74, che sono proprio biancazzurre, come la bandiera della Grecia”.

Poi secondo te cosa accadde, come mai nel tempo la Lazio è diventata biancoceleste? “Forse con gli inizi degli anni ottanta, quando Umberto Lenzini lasciò, e poi suo fratello Aldo dopo di lui, finì un’epoca. Probabilmente in quel momento storico occorreva un cambiamento. Non saprei dire se voluto, né per quali ragioni, ma negli anni successivi ci fu gradualmente questo cambiamento”.

Come fu vissuto il distacco della famiglia Lenzini dalla Lazio? “Ci sarebbero tante cose da dire. Ma diciamo che ci lasciammo tutto alle spalle da Laziali. Le gioie (tante), i dolori e pure i colori sociali. Direi soprattutto che Umberto Lenzini, IL PRESIDENTE, scritto tutto in maiuscolo, lasciò la LAZIO in bianco e azzurro e con il primo scudetto in bacheca”.

Dalle tue parole sembra trasparire un pizzico di amarezza, è così? “Mettiamo in questo modo. Io sono FIERO DI ESSERE LAZIALE, sempre in maiuscolo, e sono altrettanto FIERO DI ESSERE UN LENZINI, anche questo in maiuscolo. Alla Lazio sono molto legato, e auguro ogni bene e tanti altri successi al club”.

A proposito di auguri, domani la S.S. Lazio festeggerà suo 122° Anniversario, come lo vivrai? “Io oramai non vivo più a Roma, fisicamente non potrò essere lì, ma moralmente ci sarò. La Lazio è la società che ha portato il calcio e lo sport nella Capitale sin dal secolo scorso. È simbolo di aggregazione, di valori olimpici e di autentica romanità. Farò un brindisi virtuale con tutti i veri tifosi Laziali, che sono tantissimi e hanno sempre testimoniato a me e alla mia famiglia affetto, stima e gratitudine”.

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