Maldini
Maldini - LazioPress

Walter De Vecchi, ex responsabile tecnico del settore giovanile del Milan, analizza il profilo di Daniel con lo sguardo di chi lo ha seguito fin dai primi passi nel vivaio rossonero. Tra qualità tecniche, crescita fisica e maturazione mentale, l’ex dirigente offre una lettura approfondita del momento che il giocatore sta vivendo e del significato del suo approdo alla Lazio, considerata una tappa cruciale per trasformare il talento in continuità e rendimento.

Queste le sue parole ai microfoni di Lazio Style Radio:

Sono contento che Daniel sia approdato alla Lazio perché credo abbia raggiunto un’età e una maturità in cui deve definitivamente esplodere. Probabilmente questa è la piazza giusta per lui in questo momento.

Dal punto di vista tecnico è un giocatore virtuoso, di grande qualità, con una tecnica di base molto importante. Per la collocazione in campo deciderà l’allenatore: nel 4-3-3 può fare l’esterno o il sottopunta. In realtà deve ancora trovare una sua posizione definitiva.

Negli ultimi tempi a Bergamo ha giocato soprattutto da esterno, spesso partendo da sinistra. Questa può essere una sua caratteristica, anche se lì c’è già un giocatore importante come Zaccagni. Ma questo conta fino a un certo punto: Daniel è un giocatore di qualità.

Adesso deve mettersi davvero nelle condizioni di dire “vado e spacco”. Deve mettersi in discussione e trovare continuità, perché è questo che gli è sempre mancato. Tecnicamente è un giocatore importante, ha colpi, ha tutto.

Ora ha anche fisicità. Quando lo avevo a 13-14 anni era un ragazzo tardivo, molto piccolo; oggi invece ha una struttura fisica importante, quasi imponente. Usa entrambi i piedi, ha fantasia e grandi colpi. Quello che deve trovare è la continuità di prestazione e di partita: deve giocare tante gare di fila ad alto livello.

Tutti parlano del suo talento, ma adesso è il momento di tirarlo fuori davvero.

Non so se questa tappa sia fondamentale per la sua carriera, ma sicuramente è importante. Anche se il periodo è breve, in queste partite deve mettersi totalmente in gioco e dare tutto.

Dal punto di vista fisico è un giocatore d’élite, con una struttura importantissima. Per certi aspetti ricorda De Ketelaere dell’Atalanta, forse ancora più muscolato. Ha una base fisica solida, grandi colpi e tanta fantasia. Il problema resta sempre la continuità: se la troverà, potrà esprimere il cento per cento del suo potenziale, che finora si è visto solo a tratti.

Ha già vissuto ambienti diversi, da Monza all’Atalanta, fino ad arrivare alla Lazio. Sono piazze differenti ma entrambe importanti. A Bergamo c’era una concorrenza enorme, con tanti giocatori offensivi di alto livello. La Lazio è una piazza esigente, ma proprio per questo potrebbe essere quella giusta per tirargli fuori le motivazioni decisive.

Questo passaggio può essere utile anche in ottica Nazionale. È già stato convocato e ha esordito, segno che le qualità sono evidenti. Chi lo ha chiamato ha visto qualcosa di importante. Ora però deve aggiungere ciò che completa il talento: lavoro, applicazione, voglia di soffrire, continuità. Il talento da solo non basta, serve tutto il resto perché si realizzi davvero.

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