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Marco Piccari, direttore di Tutto Mercato Web, ha pubblicato un lungo editoriale riguardante la gestione del club biancoceleste di Claudio Lotito. 

L'editoriale di Piccari

Una lettera senza emozione e senza la parola “scusa” non significa nulla e non può risolvere niente. Di chi sto parlando? Di Claudio Lotito e della situazione Lazio. La settimana passata è stata quella del messaggio del presidente, diffuso attraverso la stampa nel tentativo di avviare una riconciliazione o almeno un dialogo con i tifosi. Una mossa che ha ricevuto, puntualmente, una risposta negativa.
«Ormai è tardi», ha comunicato il tifo organizzato. E sinceramente è difficile non dare ragione ai tifosi. La frattura è profonda e, probabilmente, insanabile. La responsabilità ha un nome e un cognome: Claudio Lotito. In passato ha utilizzato parole e atteggiamenti irriguardosi verso chi ama questa squadra e, per passione, è disposto a compiere enormi sacrifici.
 

La lunga storia di questo club ha conosciuto cadute, difficoltà, risalite, vittorie e sconfitte, ma i tifosi ci sono sempre stati. Nessun presidente, neppure il più contestato o il più perdente, ha mai preso a male parole questo popolo. Ci sono state incomprensioni e tensioni, certo, ma mai nessuno era andato oltre, calpestando e ferendo la passione di una tifoseria e la storia stessa del club.

Oggi scrivere lettere prive di sentimento non ha più alcun senso. Non serve più a nulla. Il presidente ha perso la sua partita. Ha perso il sostegno della tifoseria, che ormai gli ha voltato le spalle. Il vaso è colmo. Non si tratta soltanto di risultati o di questioni tecniche, qua emerge anche la questione sentimentale spesso calpestata dal Presidente. La Lazio sta affondando sia sotto il profilo gestionale — il blocco del mercato prima e un mercato a saldo zero poi ne sono una chiara dimostrazione, più che le lettere servirebbero i soldi da versare — sia sotto quello emotivo e identitario. Lotito ha colpito il cuore di un popolo. Una ferita troppo profonda per essere rimarginata con una semplice lettera priva di sentimento. Ora, presidente, è necessario sbloccare questa situazione, consentendo a questo club e alla sua gente di recuperare la propria identità di squadra e di tifo. Non serve scrivere. Serve un gesto forte.
Da «ormai è tardi» a «è tempo di farsi da parte», per il bene di una realtà chiamata Lazio.

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