Photo by Paolo Bruno/Getty Images via Onefootball
Photo by Paolo Bruno/Getty Images via Onefootball

Il primato in classifica e il momento straordinario che sta attraversando la Lazio di Gattuso non sono passati inosservati agli ex biancocelesti. In particolare, a parlarne è stato Cristian Brocchi sulle colonne de La Repubblica. L'ex centrocampista biancoceleste, protagonista della Lazio del 2010 di Reja, visse un inizio campionato molto simile a quello dell'attuale formazione laziale. Di seguito l'intervista.

Cristian Brocchi sui taccuini de La Repubblica

L’entusiasmo con cui questa squadra scende in campo, è lo stesso che avevamo noi. E anche allora eravamo reduci da una stagione difficile e sofferta, siamo stati capaci di trasformare negatività e scetticismo in energia positiva, proprio come questa Lazio. Nessuno voleva rivivere le sensazioni dell’anno prima. E poi il mercato. Nel gennaio precedente, parliamo del 2010, arrivarono giocatori importanti come Biava, Dias e Floccari, che si integrarono subito e sistemarono la squadra. Così siamo partiti, pochi mesi dopo, con uno spirito diverso e più certezze. Stessa cosa è successa con Taylor: arrivato a gennaio 2026, è uno dei perni della formazione di Gattuso, un grande calciatore.

Continua

Si rivede in qualche centrocampista della Lazio di oggi? Stimo molto Frattesi, che ho allenato al Monza. Dico sempre che dentro ha il 50% di Brocchi, cioè la mentalità vincente e la voglia di lottare, l’altro 50% è l’abilità in zona gol, che io non avevo. In tv, a inizio campionato, avevo detto che avrebbe potuto competere per l’Europa, perché ha giocatori di valore con caratteristiche adatte al calcio di Gattuso. Lui ha sempre creduto in questo gioco aggressivo, non è cambiato. Però ora non alziamo troppo l’asticella, a Roma è pericoloso, lo so bene, poi bastano un paio di passi falsi e subito si dice che è finita la magia o la benzina. Si passa dall’euforia allo sconforto in un attimo. È successo anche a noi, quando perdemmo il primo posto dopo le sconfitte nel derby e a Cesena. E a gennaio ricordo le polemiche perché ci si aspettava più rinforzi sul mercato (arrivò solo Sculli, ndr). Bisogna procedere partita dopo partita, con realismo, e reagire bene ai momenti negativi.

Obiettivi? Per come si sta esprimendo adesso, anche questa squadra può lottare per entrare tra le prime quattro: avevo previsto che si sarebbe classificata tra la sesta e l’ottava posizione, ora dico tra la quarta e la sesta. Il percorso però è lungo, le big sono più abituate a fare punti pesanti, impossibile sottovalutarle. E ci saranno tanti scontri diretti da affrontare. Ma se la Lazio sarà così in alto anche alla vigilia degli ultimi due mesi, allora tutto potrà succedere. 

Gattuso? Ha rivitalizzato calciatori forti che non avevano reso secondo il loro valore. Penso in particolare a Tavares e Zaccagni: con Sarri, che considero comunque un grande allenatore, erano come leoni in gabbia, Rino li ha liberati e ora fanno la differenza. Anche Noslin, Isaksen e lo stesso Taylor rendono molto di più. Provstgaard non giocava, adesso è un titolare. 

Ha un sogno, Gattuso? Conoscendolo, vorrebbe rivedere l’Olimpico pieno. Io sono molto legato al popolo biancoceleste, è fantastico: quando firmai per la Lazio ero felice perché da avversario ero incantato dall’atmosfera di quello stadio e finalmente sarebbe stato il mio campo. Quindi capisco il sogno di Rino, spero riesca a realizzarlo.

"Anna Frank laziale": ancora scritte antisemite a Donna Olimpia | FOTO
Delio Rossi: “La Lazio ha buone possibilità di arrivare intorno a quota 70”