Simona Marra IlNapoliOnline.com
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Napoli-Lazio, che partita ti aspetti?


Mi aspetto una partita di alto livello, intensa e molto equilibrata, perché in questo momento della stagione ogni punto pesa doppio. Il Napoli avrà dalla sua parte l’entusiasmo del Maradona e la necessità di dare continuità alla rincorsa, mentre la Lazio arriva con la consapevolezza di poter fare male a chiunque quando riesce ad esprimere il proprio calcio. Credo che all’inizio vedremo una gara molto bloccata, con grande attenzione agli equilibri e poca voglia di concedere spazi. Poi, con il passare dei minuti, potrebbero emergere le qualità individuali e la gestione delle panchine. In sfide così importanti spesso la differenza non la fa solo il piano gara iniziale, ma la capacità di adattarsi agli episodi e di restare lucidi nei momenti decisivi.


Un pensiero sulla Lazio di Sarri?

Sarri ha sempre un’identità precisa e ben riconoscibile e questo, nel calcio di oggi, non è mai un dettaglio. Si riconoscono principi chiari: ricerca del palleggio, compattezza tra i reparti, movimenti codificati e volontà di comandare il gioco quando possibile. Forse in questa stagione però alla Lazio è mancata continuità nei risultati e in alcuni passaggi la squadra non è riuscita a mantenere lo stesso livello di rendimento. Però il valore tecnico resta importante e, soprattutto, resta la sensazione che quando la Lazio trova fiducia possa ancora esprimere un calcio di alto livello. È una squadra che va sempre affrontata con rispetto perché sa essere organizzata e pericolosa.

 

Mancano 6 partite, 9 punti dall’Inter, scontro diretto a favore: c’è speranza per il tricolore?

Nove punti, a sei giornate dalla fine, rappresentano un distacco importante e sarebbe poco realistico negarlo. A questo punto non basta più fare bene: bisogna sperare anche in passi falsi di chi è davanti. Però finché la matematica lascia aperto uno spiraglio, il Napoli ha il dovere di crederci e di giocarsi tutte le sue possibilità. Il primo obiettivo deve essere vincere la prossima partita e continuare a mettere pressione. A volte i campionati cambiano proprio quando sembrano chiusi. Inoltre il sold out del Maradona è un segnale fortissimo: significa che l’ambiente c’è, la città ci crede e vuole spingere la squadra fino all’ultimo. In un finale così, anche la componente emotiva può avere un peso rilevante.


Opinioni contrastanti sulla stagione del Napoli: il tuo pensiero tra campionato e Champions?

Credo che il giudizio vada dato con equilibrio e senza farsi condizionare da un singolo risultato. In Champions è normale che ci sia delusione, perché quando una squadra cresce aumenta anche il livello delle aspettative e tutti si aspettano un percorso importante. Però una stagione non si esaurisce in una competizione. In campionato il Napoli ha ritrovato solidità, continuità e la capacità di restare stabilmente nelle zone alte della classifica. Questo significa che un lavoro importante è stato fatto. È chiaro che in una piazza ambiziosa si voglia sempre competere su tutti i fronti, ma il bilancio complessivo non può essere negativo se la squadra è rimasta protagonista fino alla fine e in più ha portato un trofeo a casa (Supercoppa).


Per te il percorso con Conte è da proseguire o no? Dalla società trapela qualcosa?

Se ci sono le condizioni giuste, io credo che proseguire con Conte sarebbe una scelta logica. Parliamo di un allenatore che ovunque va porta organizzazione, mentalità vincente e una forte cultura del lavoro. Sono qualità che alzano immediatamente il livello di un gruppo. Naturalmente un rapporto con un tecnico di questo profilo richiede piena sintonia con la società, soprattutto su programmi, investimenti e obiettivi futuri. Da fuori filtrano sempre tante indiscrezioni, ma spesso in questi casi la realtà è molto più semplice: conta capire se entrambe le parti vogliono continuare lo stesso percorso con la stessa ambizione. Se la risposta è sì, andare avanti avrebbe assolutamente senso.


Un calciatore della Lazio che toglieresti per la partita di domani?

Se devo scegliere un nome, dico Zaccagni. È il tipo di giocatore che in una partita bloccata può inventare qualcosa dal nulla: salta l’uomo, crea superiorità numerica, costringe gli avversari a raddoppi continui e apre spazi per i compagni. In gare equilibrate questi profili incidono tantissimo, perché basta una giocata per cambiare inerzia al match.

Un pensiero su Lotito e sulla contestazione dei tifosi.

Da esterno penso che la figura di Lotito vada letta in maniera equilibrata. Negli anni ha garantito stabilità al club e la Lazio è rimasta competitiva, ma oggi con situazioni come il blocco del mercato e le difficoltà nel programmare alimentano il malcontento della tifoseria. In una piazza così passionale, quando si teme di perdere terreno, la contestazione diventa inevitabile. La vera sfida è trasformare quel dissenso in energia positiva e in un confronto utile per costruire una Lazio più compatta.

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