Sarri
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Come riportato da Il Messaggero, la testa vola verso un futuro diverso, i piedi restano immersi nel complicato presente della Lazio. Ma Sarri parla ancora da allenatore innamorato di calcio: «Non ho l'ossessione della vittoria, ma del sogno sì. Io sono come i tifosi, mi piace sognare. Poi magari si arriva settimi lo stesso, ma la mente deve avere questo spazio aperto. Ora fare voli pindarici non è possibile, bisogna adeguarsi alla realtà. La squadra che avevo prima era più pronta, adesso ho ragazzi che devono crescere. A parte Taylor, che comunque deve ancora adattarsi al nostro campionato, il percorso degli altri sarà più lungo». Si riparte ancora una volta da zero, è il rendiconto finale di Mau sul mercato di gennaio. In un faccia a faccia di martedì scorso, Fabiani gli ha chiesto di far squadra dopo i veleni dell'ultimo mese di fuoco. Stavolta il Comandante è più diplomatico, ma non ritratta nulla di ciò che ha già detto: «Ho un cervello e dico le mie sensazioni, soprattutto quello che penso. Le mie arrabbiature non arrivano per quello che si dice intorno a livello mediatico, ma per fatti reali. In ambito lavorativo sono inevitabili le discussioni fra il comparto tecnico e amministrativo, difficile accontentare le mie esigenze e quelle di bilancio. Succede ovunque. Ma io ho preso una decisione a inizio anno e vado avanti così fino a giugno. Cerco di trovare le soluzioni, la mente mia ora è votata solo a quello».

I contratti

Fabiani

La delusione per il mercato ha già lasciato spazio al duro lavoro. A fine stagione si tireranno le somme ma, salvo progetti più allettanti altrove o lettere di licenziamento, anche allora non sarà Sarri a tirarsi indietro: «Ho un contratto in essere, se non ci sono cose particolari che fanno cambiare idea a una delle due parti si può andare avanti, ma quando io dico che voglio sognare, intendo avere una squadra che mi fa credere di poter fare qualcosa d'importante. Non m'interessa nemmeno che vengano seguite dalla società le mie indicazioni. Se dopo quattro giorni mi rendo conto di allenare gente forte, io mi diverto». Qui serviranno i prossimi mesi per capirlo: «Adesso l'obiettivo è far crescere i giocatori che ho. Maldini ha qualità, ma deve trovare continuità. Przyborek è bravo tecnicamente, ma va costruito». I giovani si faranno, alcuni "senatori" vanno ritrovati, almeno sino a fine campionato: «Romagnoli si sta allenando bene dopo 5 giorni di permesso, non mi sembra diverso da prima. Basic lo vedo anche in futuro in una batteria di quattro interni a centrocampo, ma non partecipo agli incontri fra le società e i suoi agenti per il rinnovo. L'infortunio di Zaccagni è serio. È tutto l'anno che affrontiamo difficoltà, per diverse situazioni, ma all'inizio le abbiamo trasformate in opportunità e siamo diventati un gruppo unito e compatto. Voglio rivedere le stessa aggressività e disposizione dal punto di vista tattico, che ultimamente ci stanno mancando».

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