Lazio, lo sfogo di Lotito dopo le perquisizioni: «Meglio stare zitti, è l’inizio del cinema»
Il presidente della Lazio avrebbe concordato con Emanuele Floridi la linea del silenzio dopo le perquisizioni a Masi e Bisignani.

Claudio Lotito sceglie il silenzio, almeno pubblicamente. Dopo la notizia delle perquisizioni a Mauro Masi e Luigi Bisignani, ora indagati per aggiotaggio, il presidente della Lazio avrebbe deciso di non intervenire sulla vicenda.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ieri mattina i telefoni del patron biancoceleste hanno iniziato a squillare subito dopo la diffusione della notizia. Lotito avrebbe però risposto soltanto a Emanuele Floridi, responsabile della comunicazione e della strategia di Formello.
Floridi viene descritto dal quotidiano come l’alter ego del presidente e una delle persone delle quali il senatore di Forza Italia si fida maggiormente. Era al suo fianco già nel 2023, durante la campagna elettorale in Molise di Francesco Roberti, poi eletto governatore, ed è anche l’uomo legato al progetto dello sbarco della Lazio al Nasdaq di New York.
Lotito e la Lazio, la linea dopo le perquisizioni
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, sarebbero bastati cinque minuti di telefonata tra Lotito e Floridi per stabilire la linea da seguire: «Meglio star zitti, è l’inizio del cinema».
Il presidente biancoceleste, dunque, si aspetterebbe ulteriori sviluppi nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma. Una situazione accompagnata, secondo la ricostruzione del quotidiano, da una forte rabbia trattenuta.
Nel corso dello sfogo con Floridi, Lotito avrebbe infatti spiegato di poter ricordare tutto quello che ha vissuto e che sta vivendo negli ultimi anni, aggiungendo però che farlo in questo momento non sarebbe corretto nei confronti degli investigatori, considerando particolarmente delicata la fase dell’inchiesta.
Masi e Bisignani, lo scorso 11 luglio, erano stati sul palco del Teatro Manzoni come ospiti degli Stati Generali della Lazialità. La manifestazione era stata organizzata nell’ambito della protesta di una parte della tifoseria biancoceleste. La loro presenza all’evento è stata documentata anche dalle cronache della giornata.
Gli stessi tifosi avevano precedentemente raccolto 45 mila firme attraverso l’iniziativa “Lotito libera la Lazio!” e proclamato lo sciopero del tifo all’Olimpico, iniziato il 30 gennaio in occasione di Lazio-Genoa e, secondo quanto riportato dal Corriere, ancora in vigore. Otto mesi caratterizzati da una situazione particolarmente tesa.
Dopo le accuse formulate dalla Procura, il tifo organizzato è intervenuto sui social richiamando quanto avvenuto nel 2006, quando un’altra inchiesta riguardò una presunta scalata ai danni di Lotito attribuita al gruppo degli Irriducibili, che avrebbe voluto portare Giorgio Chinaglia al suo posto.
Quella vicenda giudiziaria terminò con l’assoluzione di tutti gli imputati. Secondo i giudici, gli attacchi rivolti in quel periodo al presidente della Lazio erano riconducibili a un’«aspra contestazione».





