Nesta: "Stavo male quando arrivai al Milan. Allenare la Lazio un giorno? Vi dico che..."
Nel giorno del suo compleanno Alessandro Nesta ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera

Nel giorno del suo 50esimo compleanno, Alessandro Nesta ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera, ripercorrendo le tappe fondamentali della sua carriera.
Nesta al Corriere della Sera
Macché regali, spero solo che questa giornata passi in fretta e che mia moglie Gabriela sia impegnata a organizzare il 18simo di mio figlio Tommaso che festeggia domani. I 50 anni mi hanno preso male.
Sul rischio di finire alla Roma
Mio fratello, più grande di me di tre anni, aveva problemi di postura. Gli consigliarono di fare sport, così mio papà Giuseppe ci portò entrambi a un provino in una squadra di Cinecittà. Uno scout della Roma mi scelse, ma mio padre, tifoso della Lazio, si oppose.
L'arrivo alla Lazio e sulla figura che ha notato le sue potenzialità
Zeman ha avuto la “pazzia” di cambiarmi ruolo. All’inizio, nelle giovanili, giocavo da mezzala, e me la cavavo bene. In Primavera ero terzino destro finché l'allenatore mi disse che avrei dovuto fare il difensore centrale. All'inizio pensai “questo è matto”, ma mi ha cambiato la vita.
Lo scudetto con la Lazio e la panchina vissuta quel giorno
È stato pazzesco. Era maggio del 2000, ero squalificato e per questo avevo seguito la partita in tribuna. Dopo il 3-0 alla Reggina mi ero messo in macchina un po’ per scaramanzia e un po’ perché a Perugia, dove giocava la Juventus, la partita era stata sospesa per pioggia. Quando alla radio sentii del gol di Calori, tornai all’Olimpico e fu una festa pazzesca.
L'arrivo al Milan
Stavo davvero male. Da tre anni dovevano vendermi per motivi di bilancio e quella mattina, dopo essermi allenato a Formello, avevo pensato: “vai, anche quest’anno è andata”. Invece, a fine sessione, comunicarono a me e a Crespo che eravamo stati ceduti. Il meglio però arrivò la sera. Con Galliani ero andato come ospite a Pressing. Alla prima pausa pubblicitaria mi riprese: “Sorridi, perché i giocatori al Milan sono solo felici". Sono andato forte quando ho capito che non ero arrivato solo nella squadra migliore del mondo, ma nel club in quel momento era al top per organizzazione, visione e capacità economica.
La partita che non ha mai dimenticato
La finale di Manchester del 2003 con la Juve. È stata la mia prima. Poi da lì è diventato un obbligo arrivare in fondo alla Champions League.
Il compagno con maggior talento? Andrea Pirlo. Sapevo che era bravo, ma solo quando ho potuto lavorare con lui mi sono accorto che era geniale.
L’esempio da seguire? Paolo Maldini. Quando sono arrivato a Milano e ho visto che, pur non essendo un ragazzino, andava sempre a 300 all’ora ho capito perché il Milan vinceva sempre e noi alla Lazio ci aggrappavamo a un sacco di scuse per giustificare gli insuccessi.
Il giocatore con cui ho discusso di più? Seedorf. Abbiamo avuto tanti scontri, ma le nostre liti erano sempre per il bene del Milan. Siamo molto amici, una volta doveva andare a Los Angeles e mi ha lasciato suo figlio a Miami per tre giorni.
Riguardo a Gattuso come ct
La ferocia di Rino non va mai in pausa: anche in vacanza invece di rilassarsi in spiaggia va a correre come un matto. Ora vengo apposta in Italia a Bergamo la prossima settimana per sostenerlo.
Sulla possibilità di andare ai Mondiali
Con il suo entusiasmo contagerà i giocatori. Non possiamo non qualificarci ma gli azzurri devono assumersi le responsabilità e capire che devono tenere in salute il calcio italiano.
2006, il rapporto con Lippi
Grandissimo anche se non era partito bene. Al primo raduno sorrido mentre Zambrotta fa una battuta. Il mister mi riprende davanti a tutti, ci resto male. Però, quando i miei compagni andarono a ricevere gli onori dal Presidente della Repubblica Napolitano, mi chiamò e mi fece sentire in diretta la cerimonia. Ero giù di corda perché mi ero infortunato presto al Mondiale e sentivo meno mio il successo.
Il legame con Ancelotti
Unico, lui rincuorava noi giocatori dopo la finale persa a Istanbul anche se dentro il suo cuore c’era l’inferno. Ora è alla guida di una nazionale che ha pressioni al mondo come poche altre. Ma lui farà stare bene anche i giocatori del Brasile.
Su Allegri al Milan
Quando l’ho avuto come allenatore ho litigato molto per il mio amico Pirlo: per me era non era concepibile che non fosse il centro della squadra. Per Max, che arrivava da Cagliari, non era semplice entrare in uno spogliatoio di campioni che avevano vinto tutto ed erano a fine ciclo. Ora è molto più determinato, forte di tutte le esperienze e vittorie che ha ottenuto.
La squadra che mi sta divertendo ora? Il Como.
Allenare un giorno la Lazio
Ma è matta? La mia qualità della vita precipiterebbe. Ho cominciato a poter girare per Roma solo quando ho smesso di giocare.
Da dove ripartire oggi
Aspetto una squadra in cui ci sia progettualità.





