Brocchi: "La Lazio non puó mollare pensando solo alla Coppa. Taylor e Maldini?..."
Cristian Brocchi è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel per commentare la stagione della Lazio e la sfida contro il Milan

Lazio-Milan
Mi aspetto una bella partita perché sono due squadre che, quando hanno la palla, hanno i giocatori di qualità per poter fare un qualcosa di importante. Non mi aspetto una partita chiusa ma una partita dove a tratti sarà molto molto piacevole quando una delle due squadre troverà lo spiraglio per far male all'avversario riuscirà a farlo perché le qualità in campo ci sono. Non mi aspetto una partita da 2000 ripartenze ma una partita più equilibrata e più giocata sulla qualità e su magari qualche duello.
Il livello delle squadre italiane in Europa
Noi in Europa non ci siamo e, a volte, noi italiani abbiamo un pizzico di presunzione nel parlare del nostro tatticismo, e non va perso, però siamo rimasti indietro sotto tantissimi punti di vista, tant'è vero che quando poi andiamo in Europa non facciamo sempre delle belle figure. Se andiamo a vedere i numeri delle nostre squadre negli ultimi anni sono dalla nostra parte però è normale che quando tu arrivi a giocarti la Champions League e c'è solo l'Atalanta a rappresentare l'Italia quando le altre squadre erano Inter, Napoli e Juve fai un po' di fatica ad accettare. Io sto vedendo una percezione sbagliata del calcio, lo vedo cambiare dal punto di vista anche dei principi di gioco che possono funzionare o meno. Nel tridente si sta facendo fatica con il numero 9, ci devono essere aggiornamenti continui, una grande flessibilità sicuramente. Però ci sono dinamiche che vanno velocnel calcio moderno.
Guardiola
Guardiola è stato uno di quelli che inizialmente aveva cambiato un po' il calcio. Molti danno la colpa a Guardiola di aver fatto impazzire tutti gli allenatori con la costruzione dal basso, con altre situazioni, ma la verità non è che tutti sono impazziti, la verità è che adesso si vuole giocare di più a calcio. Adesso anche il tifoso non vuole vedere ogni volta che un difensore o un portiere ha la palla gli dà dei calcioni a 60 metri, anche il tifoso vuol vedere un po' più di qualità perché comunque la qualità fa parte comunque del gioco. È normale che esasperare queste cose vuol dire che nei momenti di difficoltà se devi buttare via un pallone, il pallone lo butti via. È quello che succede in Europa, ma la voglia e la volontà sono di capire le contromisure che bisogna avere nei confronti della squadra avversaria. Guardiola non è più riuscito a fare le stesse cose, nella stessa maniera e con la stessa facilità perché ti studiano. Il calcio ormai si studia, quindi più studi più devi cambiare perché devi trovare soluzioni. Quando trovi una cosa positiva e riesci a mettere in difficoltà gli avversari, gli avversari ti studiano, non riesci più in quella strada lì ad arrivare ad un risultato, cerchi di trovare delle strade diverse. Quindi il calcio è in completa evoluzione sempre.
Cataldi
Danilo nella Lazio aveva fatto solo un errore, cioè quando è andato via la prima volta ed era tornato e non aveva ripreso il 32. Quando ha ripreso il 32 è ritornato ad essere il grandissimo giocatore che io avevo ammirato nei primi passi da ragazzino della Lazio. Quando vedo Danilo, vedo un uomo maturo. Lo vedo anche in campo, si lascia andare a qualche sceneggiata in meno ma è molto più dentro nella partita, è diventato un leader, è uno che gioca veramente. Ha la maglia della Lazio stampata sulla pelle, questa cosa gli dà sicuramente un valore aggiunto ed ha imparato a gestirla. Non è più quello che faceva tanto il tifoso, adesso è diventato veramente un leader. Si completa sempre di più ed è quello che corre di più, verticalizza, cioè cresce in ogni partita, è una cosa incredibile. Lui ha ormai dentro di sé una consapevolezza che è la maturità, il fatto di aver capito che delle cose sono importanti e delle altre no, l'aver preso anche qualche schiaffone l'ha fatto crescere, è un giocatore completo e fondamentale per questa squadra. Convocazione in Nazionale? Assolutamente sì, anche perché a centrocampo abbiamo giocatori forti ma non abbiamo magari dei ricambi forti tanto quanto i titolari, quindi lui è arrivato a quel livello di personalità e conoscenza che può permettersi di essere all'interno di un gruppo come quello della Nazionale.





