Photo by Marco Rosi/Getty Images)
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Alessandro Murgia tornerebbe a scegliere la Lazio, anche a costo di rinunciare al gol decisivo segnato alla Juventus in Supercoppa italiana. Intervistato da Radio Laziale, l’ex centrocampista ha ripercorso quella finale e il proprio legame con i biancocelesti: «Scambierei il gol in finale di Supercoppa per tutta la carriera alla Lazio: ho provato troppe emozioni a giocare all’Olimpico con quella maglia addosso davanti ai tifosi laziali».

Murgia ha parlato anche dell’avvio di stagione della squadra allenata da Gennaro Gattuso, dei compagni conosciuti durante la sua esperienza alla Lazio e del percorso professionale proseguito lontano dal club.

Il gol alla Juventus e la Lazio che non mollava mai

La rete segnata nei minuti conclusivi della finale di Supercoppa resta un ricordo vivo. «Mi vengono ogni volta i brividi quando rivedo le immagini di Lazio-Juve e qualche tifoso me lo ricorda. Certo che me lo ricordo, è emozionante oggi e per sempre perché è stato un momento fantastico per me e per tutto il popolo laziale», ha raccontato Murgia.

La Juventus aveva rimontato e la gara sembrava avviata verso i supplementari. Murgia ha ricostruito così l’azione decisiva: «Io quando è ripartita l’azione ero molto indirizzato verso la porta ma per istinto. Nel momento in cui Jordan ha saltato De Sciglio ho trovato una posizione in area di rigore, dove ero solo e con le braccia lo chiamavo a gran voce e lui mi dà la palla al momento giusto». Poi il tiro: «Trovandomi in posizione ho messo il piattone del piede e quando ho visto la palla toccare la rete della porta è scoppiata l’emozione più grande».

Per l’ex centrocampista, quel successo racconta anche la mentalità trasmessa da Simone Inzaghi: «Una caratteristica del mister era non mollare mai, lo rispecchiava alla grande perché eravamo una squadra che lottava fino all’ultimo nonostante episodi negativi». Di Inzaghi ricorda sia la preparazione tecnica sia il rapporto con il gruppo: «Posso dire che era completo sotto tutti i punti di vista, aveva una gestione tecnico-tattica importante, uno staff completo e una gestione umana del giocatore fantastica. Si metteva allo stesso livello dei giocatori e in altri momenti sapeva essere una persona molto autorevole».

Murgia ha spiegato di non sentirlo spesso, anche per la propria riservatezza: «Non voglio disturbare nessuno però se dovessi incontrarlo lo saluterei e ci parlerei molto volentieri».

La Lazio di Gattuso e i giocatori osservati da Murgia

Guardando al presente, Murgia ha ammesso di essere rimasto sorpreso dai risultati ottenuti nelle prime giornate di campionato. Ha però indicato nel gioco, nell’atteggiamento e nell’unione della squadra i motivi per cui si aspetta continuità. «Penso che Gattuso vada lasciato lavorare come sta facendo, la squadra penso che vada sostenuta perché la Lazio è sempre la Lazio», ha detto.

L’ex biancoceleste è tornato allo stadio per la partita contro il Monza. La sua impressione sulla squadra di Gattuso è positiva: «La classifica parla di un buon lavoro fatto finora e di risultati che nonostante lo scetticismo iniziale stanno arrivando».

Tra i giocatori citati, Murgia ha riservato un apprezzamento particolare a Taylor: «Lo reputo un giocatore che ha il calcio in testa, delle visioni, tempi di inserimento, tempi di gioco». Di Davide Frattesi ha sottolineato intensità, corsa e capacità di inserirsi e trovare il gol. Secondo Murgia, giocare con maggiore continuità potrebbe aiutarlo a esprimere pienamente queste caratteristiche dopo l’esperienza all’Inter.

Parole di stima anche per Danilo Cataldi, del quale ha richiamato il valore tecnico e umano: «Se è stato capitano alla Lazio un motivo ci sta: è un ragazzo di valore che rispecchia le doti di un laziale». Nel confronto tra Jordan Lukaku e Nuno Tavares, Murgia ha individuato somiglianze nella velocità e nella potenza fisica, ritenendo Tavares «leggermente superiore» sul piano tecnico.

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