Roberto Mancini
Claudio Villa

Dopo il mancato arrivo di Pirlo e le dimissioni di Leonardo e Maldini, come riportato da Sky Sport, il favorito di Malagò è Roberto Mancini. L'incarico del direttore sportivo azzurro e dell'advisor è durato appena 16 giorni, dall'annuncio di sabato 11 luglio alle dimissioni di lunedì 27 luglio. Come profilo individuato rimane anche Antonio Conte, che però non è mai stato contattato ufficialmente. Chiellini porterebbe ricoprire invece il ruolo di direttore tecnico.

Torna l'ipotesi Mancini 

Prima che Malagò venisse eletto presidente della Figc, c'era stato un incontro, già a fine maggio, tra Mancini e l'allenatore marchigiano, alla fine del quale era uscito con la certezza che sarebbe diventato il ct. Dopo il no di guardiola e la vicenda di Pirlo, si riparte quindi da capo. L'unico nome al momento, insieme a quello di Mancini, è Antonio Conte, con lui però nessun contatto concreto.  

Per il ruolo di direttore tecnico della Nazionale, al posto di Paolo Maldini, uno dei possibili nomi è Giorgio Chiellini. Resta da vedere se Malagò preferirà scegliere subito il nuovo ct per la panchina azzurra, oppure se punterà sulla nomina del direttore tecnico. In programma alle 12 di oggi il Consiglio federale.  

Il commento di Zazzaroni riportato da Il Corriere dello Sport 

La scelta del ct sarà una decisione condivisa, spiegò fin dai primi giorni
Giovanni Malagò. Condivisa tra il
direttore tecnico, |'advisor (un inedito assoluto) e, appunto, il presidente
federale. Nell'affermare questo
principio, Malago sottovalutò la
variabile più importante: l'opinione
pubblica, i media, i social, gli italiani
insomma, il cui sgradimento per
Andrea Pirlo ha fatto saltare due terzi del banco. La Nazionale non è un club e mai lo sarà. È la squadra di tutti, anche di chi la trascura per mesi e anni, tornando a sentirla sua soltanto prima e durante la fase finale di un Mondiale o di un Europeo. Quando la Nazionale vi partecipa, naturalmente. Maldini e Leonardo hanno commesso una serie impressionante di errori in pochissimi giorni, errori dei quali anche Malagò dev'essere considerato parzialmente responsabile, avendoli presi: il tentativo con un tecnico sotto contratto, Ancelotti, peraltro molto ben pagato dalla federazione brasiliana; il blitz dell'illusione a Barcellona conclusosi con un no inevitabile. (bastava ascoltare le parole di Guardiola nelle settimane precedenti); la candidatura di un tecnico, Pirlo, legato contrattualmente a un club e quindi nell'impossibilità di essere trattato in tempi brevi dalla Figc e per di più vincolato a un accordo con un'agenzia legata ai russi (trascuro il
rapporto del figlio con una società di
intermediazioni). Tutti elementi che hanno amplificato il dissenso. Ma l'errore più grosso di Maldini e Leonardo, a mio avviso, è stato quello di dimettersi nel preciso momento in cui Malagò ha chiesto loro di continuare a lavorare per il calcio italiano con un ct più titolato. Paolo è uno che da sempre pretende carta bianca, ma nel calcio questo genere di autonomia non la si può
rivendicare, al limite sono gli altri a riconoscerla.

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