Dia sulla Lazio di Gattuso: «Non è un mago, semplicemente c'è del lavoro dietro»
L’ex biancoceleste difende il tecnico dai giudizi sulle esperienze passate e racconta perché aveva fiducia nel gruppo.

Boulaye Dia continua a seguire la Lazio e non è sorpreso dal suo percorso con Gattuso. L’attaccante senegalese, oggi al Rennes, racconta che lui e i compagni conoscevano le possibilità della squadra già durante la preparazione. Prima della gara di Europa League contro la Juventus, invita anche a non definire in crisi i bianconeri per la sconfitta contro la sua ex squadra.
La Lazio di Gattuso vista da Dia
Dia, intervistato da Diretta.it, guarda i risultati della Lazio e, quando può, anche le partite. A Roma ha lasciato amici ai quali è ancora legato: dice di voler bene a tutti e di essere contento quando i biancocelesti vincono. Con alcuni ex compagni, tra cui Reda Belahyane e Noslin, si sente di tanto in tanto, anche se non ogni giorno.
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Il primo posto condiviso con l’Inter non era un risultato che si aspettasse in questi termini. Dia distingue però la posizione in classifica dalla fiducia che aveva nel gruppo. All’arrivo di Gattuso e del suo staff, racconta, lo spirito portato dal tecnico aveva rappresentato un rinnovamento dopo la stagione precedente, anche sul piano mentale. La preparazione estiva gli aveva dato la convinzione che la squadra sarebbe cresciuta.
Nel suo racconto trova spazio anche la sconfitta per 2-0 contro il Mantova in Coppa Italia, che considera una scossa per il gruppo. Per questo, pur non avendo previsto l’attuale posizione della Lazio, Dia non si dice sorpreso dalla crescita della squadra: conosce il contributo dell’allenatore e ricorda in quali condizioni aveva lasciato i compagni.
La fiducia in Gattuso, aggiunge, c’era già in vista della stagione e il lavoro svolto finora rafforza il suo giudizio positivo. Dia respinge l’idea che i precedenti meno felici del tecnico, soprattutto con la Nazionale, bastino a valutarlo. Sottolinea che dietro i risultati c’è lavoro, che ogni club ha un contesto diverso e che, a suo giudizio, Gattuso sta portando avanti molto bene il compito assunto alla Lazio.
Il prossimo avversario del Rennes in Europa League è la Juventus, nella terza giornata della League Phase. Dia non ritiene che la sconfitta dei bianconeri contro la Lazio autorizzi a parlare di crisi. Richiama il valore della sua ex squadra e osserva che, in ogni caso, la situazione della Juventus riguarda il club torinese, non il Rennes.
La formazione francese arriva all’impegno dopo il 4-3 subito in casa del Paris FC. Dia ha seguito dalla panchina buona parte di una gara segnata da continui cambiamenti ed è entrato nel finale. Perdere così, dice, fa male nonostante lo spettacolo offerto dalla partita. Dalla panchina aveva cercato di capire quali situazioni sfruttare al suo ingresso; in campo, invece, gli episodi si sono susseguiti rapidamente, tra un rigore, un fallo, una decisione sul penalty e un gol annullato.
Non è convinto che quella sconfitta possa essere letta automaticamente come una spinta per la sfida europea. In campionato il Paris FC ha sorpassato il Rennes grazie alla vittoria, maturata in una partita che, secondo Dia, la sua squadra avrebbe potuto anche pareggiare o vincere. L’Europa League, però, è un contesto differente.
Dal ruolo alla Lazio ai ricordi di Salerno
Ripensando alla sua esperienza biancoceleste, Dia torna sulle indicazioni ricevute da Baroni al suo arrivo. L’allenatore gli aveva spiegato di essere pronto a utilizzare due punte e di sapere che poteva giocare anche alle spalle dell’attaccante. Pur preferendo il 4-3-3, in molte gare della stagione aveva poi schierato Dia e Taty Castellanos insieme in avanti.
Prima della Lazio c’era stata la Salernitana, con una stagione da 16 gol. Dia conserva ricordi molto belli di quella squadra e degli allenatori avuti a Salerno: prima Davide Nicola, poi Paulo Sousa. Dice di essersi trovato particolarmente bene con il gioco di Sousa, adatto alle sue caratteristiche, in un periodo in cui aveva fiducia e si sentiva a proprio agio. Di Nicola apprezza invece l’energia trasmessa dalla panchina e la capacità di spingere i calciatori a dare tutto.
Tra le reti segnate in granata c’è quella contro il Napoli nel 2023, che rinviò la festa scudetto degli avversari. Dia la ridimensiona sul piano personale: il Napoli avrebbe comunque conquistato il titolo pochi giorni dopo e la Salernitana non aveva vinto quella partita. Prima di entrare, vedendo lo stadio già pronto a festeggiare, aveva pensato a quanto sarebbe stato bello segnare e zittire il pubblico. Per i tifosi salernitani, anche per la rivalità, quel gol ebbe un significato speciale.
Al ritorno a Salerno, ricorda, la squadra fu accolta dai sostenitori con fumogeni e festeggiamenti. Dia condivise la loro gioia, ma non colloca quella rete fra le più importanti della propria carriera. Ricorda di aver segnato ai Mondiali e in una semifinale di Champions League. Cita anche il gol decisivo all’ultimo minuto contro l’Hellas Verona, che portò una vittoria alla Salernitana: un risultato diverso dal pareggio ottenuto a Napoli.





