Il Tempo: Le 10 domande a Claudio Lotito

Oggi su Il Tempo le 10 domande che il giornalista Bisignani rivolge al presidente Lotito
Caro Direttore, il dibattito aperto da Il Tempo sul futuro della Lazio ha avuto almeno un merito: far uscire Claudio Lotito dal suo bunker. Era ora, soprattutto perché ha finalmente ammesso che «non va tutto bene». Il confronto ormai va oltre il calcio. Con il 2027 alle porte, anno di elezioni nazionali e romane, anche la politica osserva con attenzione una frattura che rischia di trasformarsi da contestazione sportiva a questione di rilevanza pubblica. La lunga lettera ai tifosi nasce probabilmente per riaprire un varco. Forse sarebbe stato più utile un intervento a voce, a braccio, perfino imperfetto, meno da IA. Nella lettera si parla di sostenibilità, Academy, Flaminio, media company, internazionalizzazione. Obiettivi condivisibili. Resta da capire con quali risorse, con quali partner, con quali tempi, con quale governance, con quale rosa rafforzata e con quali investimenti sportivi la Lazio intenda tornare a crescere. Per questo, più che altre parole, oggi servono risposte. Le formulo in dieci domande.
1. Presidente, ma dov’è la parola scusa?
Era la sola parola che molti laziali aspettavano: per anni di fratture, di toni sbagliati, di distanza crescente, di tifosi trattati troppo spesso come un fastidio e quasi mai come il capitale più prezioso del club. Una lettera ai laziali poteva cominciare da lì. Avrebbe avuto un altro peso.
2. Quanto capitale intende mettere la proprietà nella Lazio?
Lei parla di crescita e competitività. Bene: con quali risorse? Aumento di capitale, finanziamento soci, garanzie bancarie, partner industriali? Trenta milioni? Cinquanta? Cento? I tifosi chiedono di conoscere l’impegno diretto della proprietà. La sostenibilità ha valore quando accompagna l’ambizione. Diventa una formula comoda quando il salto di qualità viene sempre rimandato. Il calcio di oggi richiede capitali, strutture, management, tecnologia, rete commerciale, competenze internazionali. Il futuro costa. Nella sua lettera il futuro compare spesso; il conto resta fuori dalla pagina.
3. Come finanzierà il Flaminio?
Il Flaminio è un progetto strategico: chi paga, con quali partner e con quali tempi? Uno stadio richiede una struttura finanziaria dedicata, autorizzazioni, cronoprogrammi, banche, garanzie, project financing, hospitality, naming rights, gestione dei rischi. Dovrà essere sostenuto da una NewCo? Da capitale privato? Da debito? Da partner esterni? E soprattutto: come si evita che il sogno dello stadio assorba risorse dalla gestione sportiva? I laziali vogliono il Flaminio, ma vogliono anche una squadra competitiva. Le due cose vanno spiegate insieme.
4. Che fine ha fatto Lazio 2032?
A febbraio fu annunciato «Lazio 2032 – Il Sogno Responsabile», sviluppato con Deloitte e Luiss e presentato come piano pluriennale. La conferenza prevista per il 30 marzo è sparita. Quel piano esiste ancora? Un piano industriale, anche se presentato come teaser, contiene numeri, investimenti, scadenze, obiettivi, responsabilità. Una lettera al giornale appartiene a un altro registro. Se Lazio 2032 esiste, venga presentato anche solo in forma ridotta. Altrimenti rischia di sembrare l’ennesimo slogan per tenere buona la piazza.
5. Perché l’Academy è ancora una promessa?
Da anni si parla di Academy, formazione, giovani, futuro. I tifosi chiedono di sapere quanto costerà, quando aprirà, con quali tecnici, con quale budget e con quale modello. Doveva essere un progetto nato e cresciuto intorno a Formello. Di tutto questo, però, si vedono poche tracce. Un club moderno produce calciatori, identità e valore. Alla Lazio il vivaio appare ancora più evocato che decisivo.
6. Perché Cataldi resta un’eccezione e non diventa un modello?
Danilo Cataldi è un figlio della Lazio. È cresciuto nel settore giovanile biancoceleste e dimostra che il percorso dal vivaio alla prima squadra è possibile. La domanda è perché accada così raramente. In giro per Roma si vedono molte società dilettantistiche affiliate alla AS Roma, e perfino ad altri club italiani. La presenza della Lazio nel territorio giovanile dovrebbe essere più forte, più visibile, più organizzata. Un bambino laziale deve poter immaginare un percorso naturale verso Formello.
7. Perché il marchio Lazio rende così poco?
Nel bilancio al 30 giugno 2025 i ricavi da sponsorizzazioni, pubblicità e royalties valgono circa 18,5 milioni di euro. Il merchandising circa 2,36 milioni. Sono numeri modesti per un club con la storia, il seguito e la città della Lazio. La AS Roma è visibile a Termini, a Fiumicino, nei punti nevralgici del turismo cittadino. La Lazio, invece, fatica a trasformare la propria identità in presenza commerciale quotidiana. Qui servono investimenti. Retail, negozi, e-commerce, licensing, prodotto, distribuzione, contenuti, esperienza.
8. Come intende valorizzare la Capitale senza lasciarla sullo sfondo?
Roma è una delle città più conosciute al mondo e la Lazio la più antica squadra della Capitale. Turismo, alberghi, ambasciate, moda, lusso, cinema, cultura, istituzioni, eventi internazionali. Ogni anno milioni di persone attraversano la città. Quali investimenti intende fare la società per trasformare questo potenziale in ricavi? Qui il tema riguarda prima di tutto strumenti e risorse. Con budget ridotti, strutture limitate e poteri concentrati, anche le persone capaci arrivano fino a un certo punto. Servono CRM, dati sui tifosi, hospitality vera, pacchetti stadio-albergo. Roma può essere una piattaforma globale. La Lazio la usa ancora troppo spesso come sfondo.
9. Lei dice di vendere solide realtà. Quali sono?
Lei in passato ha detto: «Non vendo sogni, ma solide realtà». È una frase efficace, molto lotitiana. Proprio per questo merita una verifica. Quali sono oggi le solide realtà promesse ai tifosi? Una rosa più forte? Investimenti sportivi visibili? Un’Academy aperta? Il Flaminio finanziato? Una crescita commerciale misurabile? Una governance più moderna? Un rapporto ricostruito con la tifoseria? Lei nella lettera cita anche Fabiani. E allora guardiamo un dato esterno, con il beneficio d’inventario che meritano sempre le valutazioni di Transfermarkt: oggi la rosa della Lazio vale circa 223 milioni di euro ed è decima in Serie A, dietro anche a Bologna, Fiorentina e Como. Dopo anni di solide realtà, un club che vuole crescere dovrebbe presentare un patrimonio tecnico in accelerazione. Quel dato, invece, fotografa una posizione lontana dalle ambizioni dichiarate. Il calcio vive anche di sogni, presidente. La Lazio è nata, cresciuta e sopravvissuta grazie a una comunità che ha saputo sognare perfino nei momenti più difficili. Ma dopo tanti anni i tifosi vorrebbero vedere anche qualche realtà nuova.
10. Se la Lazio viene prima di tutto, è disposto a cambiare davvero?
È disposto ad aprire la governance a competenze vere sul modello Atalanta? È disposto ad attrarre nuovi capitali? È disposto a presentare un piano pubblico, con scadenze e responsabilità? È disposto a dire quanto investirà la proprietà nei prossimi tre anni? È disposto a trasformare il rapporto con i tifosi da problema d’ordine pubblico a pilastro strategico del club?
Presidente, i laziali hanno già ascoltato molte parole. Hanno letto comunicati, interviste, promesse, progetti, conferenze annunciate e poi sparite. Oggi chiedono altro: fatti, scadenze, capitali, responsabilità, cambiamento. Altrimenti si abbia il coraggio di dirlo: questa Lazio può soltanto amministrare il presente mentre gli altri costruiscono il domani. Ora che ha riaperto un filo con i tifosi, da vecchio raccattapalle dell’era Lorenzo, attendo fiducioso le risposte. Grazie e Forza Lazio, sempre.





