Le reazioni dei VIP dopo la lettera di Lotito ai tifosi

ROMA Non sarà facile ricucire uno strappo così profondo, soprattutto se prevarrà sempre l’orgoglio reciproco. Lotito ha allungato una mano verso i tifosi con la lettera aperta pubblicata ieri sul Messaggero. È un primo tentativo, ne seguiranno altri, il risultato non è garantito. Serviranno slanci di lazialità (magari verso grandi ex, ma Peruzzi e Signori al momento smentiscono contatti per il ritorno), perseveranza, e nessun altro inciampo lungo questo nuovo cammino intrapreso. Va rotto il muro di diffidenza ancorato al passato, il rancore proliferato nell'ultimo anno: «È un inizio – spiega l'ex campione dello scudetto del 1974, Giancarlo Oddi – ma il presidente deve aprirsi ancora di più al dialogo. Non si era mai vissuto un periodo di contestazione così e si deve fare in modo di far tornare i tifosi sugli spalti. Con l'Olimpico vuoto si è toccato il fondo». Da fine gennaio la Lazio ha lo stadio più vuoto d'Europa (media di 8mila spettatori, compreso Lazio-Milan, in cui la Nord ha interrotto lo sciopero in campionato), e i gruppi organizzati hanno già annunciato che non si abboneranno nemmeno per il prossimo anno. Sembra passato un secolo da quel 14 maggio 2000 glorioso in cui l'attrice Anna Falchi simulò uno spogliarello per celebrare lo scudetto biancoceleste in un Olimpico stracolmo: «Quest’anno festeggio 30 anni da tifosa della Lazio. Mi appassionai a questa squadra nel 1996. Ho vissuto alti e bassi, ma sono sempre rimasta fedele, senza se e senza ma.
Oggi più che mai ho continuato a seguire la squadra, andando allo stadio e soffrendo per l’assenza dei nostri sostenitori. Comprendo e rispetto il loro stato d’animo, la delusione e le prese di posizione, ma si può sognare anche se i conti non tornano. Mi auspico ancora si possa trovare un punto d’incontro con Lotito». Il punto è che ormai il dissenso dilaga, non coinvolge più una «sparuta minoranza», ma quasi un popolo intero. Il presidente biancoceleste lo ha capito e per questo sta provando a inaugurare un nuovo percorso comunicativo: «Mi piace l'invito al dialogo, ma dev'essere più concreto. La Lazio ha dei tifosi esigenti – spiega lo scrittore e regista, Federico Moccia – e ora sono stanchi. Lo sciopero è dettato da un accumulo di promesse disattese e ora mi auguro che il presidente non stia facendo solo un tentativo per recuperare gli abbonamenti e la vendita dei diritti tv. Io non sono contrario a dargli un'altra chance, ma guai a tradirci. La nostra famiglia biancoceleste in questo momento è indecisa se rifare o no l’abbonamento, a fronte di un’ipotesi di un campionato fatto per salvarsi. Ora Lotito deve fare un programma intelligente, far seguire i fatti alle parole e costruire una squadra che possa far bene con Gattuso».
LA DIFFIDENZA Lo storico speaker radiofonico, Guido De Angelis, è un tifoso deluso da ciò che poteva essere e non è stato: «Quello che ha scritto Lotito, dopo 22 anni, era atteso all'inizio del suo percorso. Il suo modo di comunicare fuori da Formello ha creato un distacco e ora sta provando a riavvicinarsi, ma ci sono troppe ferite aperte. Dalla Primavera su cui si sarebbe dovuto investire quando non hai chissà quale finanze per il mercato, fino al Flaminio, dove la Lazio avrebbe potuto già giocare se avesse portato avanti subito il progetto. È vero che ci ha regalato vittorie e momenti importanti come il 26 maggio, ma la gente si è sentita abbandonata, soprattutto negli ultimi anni, e le sue frasi scomposte hanno fatto degenerare la situazione. Ora è difficile ricostruire un rapporto che non c'è mai stato, anche perché poi fa un passo avanti e un altro indietro». Il riferimento è alle ultime parole del presidente in Senato: «Con la lettera non volevo riportare i tifosi allo stadio perché non faccio le cose per interessi o ritorni materiali, ma perché voglio ricostruire le emozioni nella Lazio. Io voglio sognare, non solo nel presente, ma per il futuro. Se i tifosi non vogliono venire allo stadio è legittimo, ma ho scritto una lettera per riportare le cose come stanno, senza enfatizzarle, anche se nessuno ha fatto nella storia ciò che ho fatto io nel calcio.
Ho riportato la Salernitana in A, sulla Reggina sono solo chiacchiere, e non vendo la Lazio». La chiosa ribadisce il comunicato ufficiale di smentita dei rumors, che da giorni impazzano fra social, web e radio: «Non esiste alcuna trattativa in corso finalizzata alla cessione della società, né sono stati sottoscritti accordi, intese o impegni di qualsiasi natura aventi ad oggetto il trasferimento, totale o parziale, della proprietà del club. Le informazioni relative a presunti nuovi proprietari, investitori italiani o stranieri, fondi di investimento, modifiche dell’assetto proprietario o accordi collegati al progetto Flaminio risultano del tutto prive di fondamento». Tanti tifosi però ci speravano. L’ardua missione di Lotito sarà distoglierli da questo pensiero fisso e trasformare la depressione in un nuovo inizio.
Il Messaggero





