La lettera di Gabriele Pulici a Bisignani
"O decide di vendere...oppure si muore, non ci sono alternative..."
Il figlio del portiere Felice
Gabriele Pulici dedica una lettera a Bisignani con un post in rete. "Il mio cognome, da grande Laziale quale è, non le passerà inosservato, sono il figlio di Felice…". Felice Pulici ha difeso la porta biancoceleste per cinque anni nella Lazio di Tommaso Maestrelli, firmando la sua presenza nella vittoria del campionato 1973-1974.
“La Lazio è uno stile di vita…”
“Buongiorno Dott. Bisignani, prima di tutto mi permetta di ringraziare il Direttore Capezzone per aver voluto approfondire il tema Lazio coinvolgendo tante personalità che conoscono a fondo la realtà Lazio e ringraziare personalmente Lei per aver voluto mettere la faccia in una questione così spinosa e che tanti del mondo politico e imprenditoriale conoscono ma per la quale non hanno mai voluto direttamente essere coinvolti. Il mio cognome, da grande Laziale quale è, non le passerà inosservato, sono il figlio di Felice che dal 1972 fino al 2006, tranne alcuni brevi periodi, ha, con grande orgoglio e passione, dato tutto per questi colori, per questi tifosi e per questa società, prima sul campo e poi dietro una scrivania, facendo, quando era necessario di tutto, dal massaggiatore ai ruoli più al vertice della società. Negli anni mi ha trasmesso questa passione che va al di là della semplice passione della Domenica, la Lazio è uno stile di vita, è un modo di vivere la giornata, di rispettare il prossimo, di non denigrare mai chi sta peggio di noi, di vivere lo sport come passione e come modo di aggregare i giovani. Oggi quando ho letto: Laziale alza la voce, la prima cosa che mi è venuta in mente è che il Laziale la voce la sta alzando da tanto tempo, ma fino ad ora, nessuno ne aveva raccolto il grido di dolore. Le domande che ha posto al Sig. Lotito sono le stesse che ci poniamo noi tutti i giorni e alle quali vorremmo avere una risposta, ma queste risposte non potremmo mai averle perché nemmeno lui conosce la risposta. Prima che un problema tecnico, evidente da ormai due anni il depauperamento della rosa, è il suo atteggiamento e il suo modo di porsi nei confronti dei tifosi, della nostra storia e di tutto quello che fa parte del mondo Lazio, noi meritiamo un Presidente che ci coccoli, che ci faccia sentire importanti, che lavori per il bene dei tifosi e di conseguenza per il bene della Lazio, cosa che non ha mai fatto ma che, grazie a qualche risultato positivo, è sempre riuscito a mascherare. Non capisco come, un tifoso, come si è sempre professato il gestore, possa dire che lo scudetto del ‘74 è stato un episodio causale, come possa dire che prima di lui, NESSUNO era stato in grado di fare contare la Lazio nei palazzi del potere, di come tutti coloro venuti prima di lui fossero dei reietti e di come la Storia fosse una CAZZO DI STORIA nel termine più spregiativo del termine. Ora però, siamo arrivati ad un bivio senza possibilità di scelta, o decide di vendere e aprire a nuovi investitori, oppure si muore, non ci sono alternative, non ci sono possibilità di ricucire rapporti ormai logori. Spero che il suo impegno e del Il Tempo possa dare i giusti frutti e che in futuro abbia la possibilità di ringraziarla di persona, lei e il Direttore ed entrare a Formello per farle ammirare l'albero che Papà prima di allontanarsi definitivamente dalla Lazio, decise di piantare all'interno del centro sportivo. Ecco quell'albero da più di 20 anni mi fa sperare che all'interno di Formello qualcosa di buono ci sia ancora, e non sia ancora tutto perduto”.





