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Sarri - Fraioli

Ai microfoni di Radio Laziale è intervenuto Emiliano Corsi, ex giocatore biancoceleste e oggi allenatore dell’Ascoli Primavera, per commentare la fase che sta vivendo la Lazio tra campo e contestazione.

QUSSTE LE SUE PAROLE:

 “Ci aspettiamo che sia sempre l’anno della rinascita, invece ci fa penare e dannare. Un peccato per noi che ci crediamo ogni anno. Quando parti ad agosto con un peso come il mercato bloccato parti un po’ penalizzato a livello di morale e di entusiasmo. Lui è un allenatore che valorizza i giocatori, ma quelli che dice lui. La sua struttura di gioco è importante e con lui ti devi sacrificare alla morte, ma ha sempre dato risultati. Poteva avere due posizioni in più, ma non sarebbe cambiato molto. Secondo me tra Como e Lazio non ci sono undici punti di differenza, la differenza sta nella struttura societaria e quindi in quella tecnica. Sarri sta lavorando da solo, in un ambiente ostile. Fabregas è appoggiato in tutte le sue scelte: sia in campo, sia extra-campo”.

“Non si può fare un paragone tra le due stagioni. A volte conta sapere le condizioni di partenze. Baroni le conosceva, Sarri no. Tra i due allenatori c’è un vissuto differente. Le esigenze possono essere diverse. Baroni si può accontentare del giocatore medio, Sarri vuole il top player. La situazione di partenza fa la differenza. Se sei cosciente puoi trovare dei rimedi, se la devi affrontare in corso è un’altra cosa”.

La mia Lazio partiva con tanto entusiasmo. Ho avuto la fortuna di fare il ritiro con la squadra e di giocare in Supercoppa contro il Milan. Quella Lazio lì aveva un altro entusiasmo. In Giappone eravamo quasi una rosa della Primavera. La nuova proprietà fa mercato, prende 5 giocatori. Lotito acquistò 9 giocatori in un giorno. L’entusiasmo gioca dalla tua parte e infatti la Lazio inizia bene quell’anno. Oggi mancano tanti giocatori importanti. Oddo è diventato campione del mondo, Liverani aveva qualità. Oggi però c’è anche un calcio diverso, di palleggio, manovra, di riconoscimento degli spazi. Quella squadra aveva leader fortissimi dal punto di vista comportamentale. Quest’anno è mancato un po’ l’elemento trainante, forse la situazione è più grossa di loro. Tante problematiche sono state di gestione extracampo e il calciatore non ci può entrare. Cataldi si carica la squadra”.


 “Zaccagni è un giocatore di qualità che potrebbe caricarsi la squadra sulle spalle con una giocata in un momento difficile. Ha l’esperienza per farlo e per uscire da una situazione complicata. A volte poi ci sono delle complicità tra i giocatori. Non è detto che un giocatore qualitativo poi sia in grado di farlo, serve complicità con la squadra e con il reparto e se non c’è si va in difficoltà. Obiettivamente Zaccagni è venuto meno nell’aspetto tecnico della Lazio”.


Io confido e spero che ci sia una pace temporanea tra la società e la tifoseria, ma che venga fatta in tempi rapidi. C’è una semifinale di Coppa Italia dove il tifo dev’essere fondamentale. Il Flaminio? Gli darebbe 7/8/9 punti in più a campionato. Con uno stadio del genere, con il pubblico a un metro di distanza, hai davvero il dodicesimo uomo in campo. Io mi rifaccio sempre a una frase di Liverani: alla fine dell’anno se vai a bilanciare 5/6 punti arrivano dai tifosi”.

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