'Il dovere di ascoltare' di Alvaro Moretti
Ha più senso guardare le facce, che giocare con i numeri (dagli 8mila della Questura ai 25 mila degli organizzatori). Ha senso notare gli avvocati che si tolgono giacca e cravatta e indossano una maglia di Immobile della stagione in cui si poteva vincere lo scudetto, prima del Covid.
E vedere quella signora che a viale Tiziano si sporge alla finestra: avrà almeno 80 anni, con la sua bandierina laziale, sventola. Il serpentone biancoceleste di nonni e nipotini, di ultrà più o meno giovani, di cantanti da hit parade (Tommaso Paradiso) a presidenti di Regione (Francesco Rocca) a manager di rango (Mauro Masi) e vignettisti di rango (Palmaroli aka Osho) si gira all’unisono a destra: cori e applausi alla signora, come alla parata del 2 giugno quando si sfila davanti al capo dello Stato. Ecco, il presidente Claudio Lotito può fare quello che vuole con le azioni della Lazio che legittimamente detiene da 22 anni, ma una cosa la deve fare: come scritto su questo giornale con una lettera aperta, ha il dovere di ascoltare. Non i cori beceri, certo. Non si può continuare a pensare che questo fiume di gente - che chiude il suo lucchetto dell’amore laziale su Ponte Milvio e arriva fino allo stadio Flaminio - sia una «sparuta minoranza».
Il motto della manifestazione, però, era Libertà: uno striscione largo quanto viale Tiziano. E allora, però, si deve essere tutti liberi: devono essere liberi da un vincolo morale anche quelli che vorranno abbonarsi o andare allo stadio. Abbiamo incontrato un tassista, in mezzo al corteo, ci raccontava: «Mio suocero ha oltre 80 anni e non sta molto bene, io sono d’accordo con la protesta, ma non me la sento di non portarlo allo stadio e negargli un anno della sua Lazio». E si può negare la partita a un padre e un figlio? Il rischio che corre la lazialità, con questo contrasto insanabile, è quello di perdersi. Il rischio dell’imprenditore - tra disdette di abbonamenti tv, campagne anti-merchandising (proprio ieri dovevano essere lanciate le nuove maglie?) - è un business che si accartoccia su se stesso. A questo spettacolo assiste una città che non può permettersi il ridimensionamento della Lazio, la polisportiva più importante e grande d’Europa.
Così Roma perde una delle sue eccellenze riconoscibili nel mondo: il derby qui è spesso (non sempre) uno spettacolo che affascina ben oltre il Raccordo Anulare. Ecco la Lazio è - quindi - romanità: sapere il presidente Lotito impegnato nel salvataggio della Reggina diventa un tema di discussione nella notte biancoceleste dello stadio Flaminio. Il Messaggero





