Stadio Flaminio - Fonte S.S. Lazio
Stadio Flaminio - Fonte S.S. Lazio

Il 9 luglio si avvicina, data entro cui la Lazio deve consegnare tutta la documentazione ai 39 componenti della Conferenza Servizi Preliminare (CSP), e dopo i dubbi sollevati dalla Soprintendenza a inizio giugno, c’è più ottimismo nell’aria. Il confronto diretto tra le parti è servito a capire che, pur tra mille paletti, il progetto dell’architetto Casamonti non è affatto un sogno irrealizzabile, a patto di trovare un equilibrio delicato tra il rispetto per la storia del Flaminio e le esigenze di uno stadio moderno.

Un sospiro di sollievo dopo il confronto

Il nodo principale, come riportato da Laziofamoily.it, è come far convivere il vecchio e il nuovo. La Soprintendenza ha chiesto di non nascondere l'opera di Nervi e di evitare che il secondo anello diventi una barriera che soffoca l'armonia del posto, con un occhio di riguardo anche all'impatto visivo su quartieri come i Parioli. Lo studio Archea è già al lavoro per alleggerire la struttura, cercando di dare più luce al catino del '59. La Lazio ha messo sul tavolo un argomento pratico: il nuovo stadio, una volta terminato, non sarà più alto delle torri faro che già si innalzano sopra il Flaminio.

L'eterna sfida tra conservazione e modernità

Il vero rompicapo è la storica pensilina di Nervi. Per gli amanti della storia dell’architettura è un pezzo intoccabile, ma per chi deve garantire la sicurezza di uno stadio è un bel problema, dato che non rispetta le norme sismiche di oggi. La Lazio ha due strade davanti, ed entrambe richiedono un compromesso doloroso. Da una parte, ricostruirla da zero con materiali moderni e leggerissimi; una scelta che  costringerebbe a modificare il secondo anello, sacrificando migliaia di posti; Dall'altra, la tentazione di smontarla per trasformarla in una sorta di monumento-simbolo, magari vicino alla nuova stazione metro, lasciando però campo libero al nuovo design.

Una partita a scacchi ancora tutta da giocare

È una partita a scacchi dove ogni mossa deve essere calcolata, perché il destino del Flaminio è appeso a un filo che oscilla tra il desiderio di innovazione e il rispetto per un passato. La strada è ancora lunga: tra la Conferenza dei Servizi, la futura convenzione con il Campidoglio e il bando di gara, il percorso è pieno di ostacoli burocratici, ma la volontà di riaccendere le luci sul Flaminio resta forte.

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