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La Corte di Appello di Roma ha smontato completamente le accuse contro gli Irriducibili e gli altri imputati, coinvolti nell'indagine per tentata estorsione ai danni di Lotito. Le carte del tribunale evidenziavano una totale assenza di prove a carico e numerose zone grigie, che avevano portato a nove mesi di ingiusta custodia cautelare per Fabrizio Piscitelli, Yuri Alviti, Fabrizio Toffolo e Paolo Arcivieri.

Le "zone grigie" e il mistero delle intercettazioni distrutte

Come riportato dall'edizione odierna de Il Tempo, la vicenda giudiziaria era segnata da gravi anomalie: tra queste, la distruzione del server contenente le intercettazioni chiave dopo il primo grado di giudizio, avvenuta senza concedere alla difesa la possibilità di esaminarle e certificarne l'autenticità. A questo si aggiunge la mancanza di alcuni tabulati telefonici fondamentali per verificare la reale provenienza delle chiamate, lasciando quattro persone private della libertà solo per il loro ruolo di tifosi.

La sentenza riportata da Il Tempo 

Si tratta di vedere se le condotte in pratica attuate e descritte nel capo di imputazione possano meno essere funzionali al raggiungimento dell'obiettivo medesimo (ovvero il tentativo dell'estorsione ndr). L'analisi non può che riguardare gli episodi elencati nel capo d'imputazione e deve prendere le mosse dall'episodio relativo al recapito, presso l'abitazione del Lotito, di due missive contenenti chiare minacce rivolte alla moglie, fatto avvenuto nel settembre 2005. 

Le lettere vennero trovate sotto lo zerbino dell'abitazione di Lotito e l'altra nella cassetta postale. Tale evento suscitò perplessità già nello stesso Lotito che aveva predisposto l'instaurazione di un servizio di vigilanza a protezione della propria abitazione cosicché appariva difficilmente spiegabile come avessero potuto, gli ignoti latori delle missive, introdurre nelle pertinenze di essa senza essere notati delle guardie giurate appena assunte. (...). Le difese degli imputati ipotizzano che le lettere in questione furono depositate dalla stessa Cristina Mezzaroma nel tentativo di indurre nel coniuge una preoccupazione tale da convincerlo a lasciare la presidenza. 

Una tale ipotesi sarebbe avvalorata dal fatto che nel novembre 2005 Lotito aveva presentato un'ulteriore denuncia nella quale aveva lamentato di aver ricevuto una serie di telefonate anonime, alcune minatorie, altre ancora mute, altre offensive e che alcune di tali telefonate, stando al test Giannini, responsabile della DIGOS, erano partite da utenze di casa Lotito. 

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