Gonini su Floriani Mussolini e la Lazio: «Veniva attaccato, ma era e resta un ragazzo d’oro»
L’ex allenatore alla Vigor Perconti racconta gli sguardi rivolti al ragazzo e ciò che percepiva nei suoi silenzi.

Il peso del cognome nel ricordo di Gonini
Gonini racconta di aver colto talvolta nei silenzi del ragazzo una sofferenza che attribuiva al peso del cognome e agli sguardi di chi lo giudicava prima ancora di conoscerlo. Si tratta di una percezione dell’allenatore, legata a ciò che osservava nel periodo trascorso insieme alla Vigor Perconti: «Nei suoi silenzi, a volte, percepivo la sofferenza di dover portare un cognome ingombrante, o gli occhi di chi lo guardava storto a prescindere».
Il tecnico ricorda anche le parole di chi si sorprendeva della presenza di Romano nella squadra: «‘Davvero il figlio della Mussolini gioca qui?’, dicevano». Secondo il suo racconto, Floriani Mussolini veniva attaccato. Gonini torna infine al giudizio che aveva espresso sul ragazzo e precisa che, per lui, non è cambiato: «Veniva attaccato, ma era e resta un ragazzo d’oro».





