Gravina: "Prima dei playoff avevo pensato di andarmene. Su Gattuso e Buffon..."
Gabriele Gravina ha rilasciato delle dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera riguardo le sue dimissioni da Presidente della FIGC

Gabriele Gravina ha rilasciato delle dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera riguardo le sue dimissioni da Presidente della FIGC
Le dichiarazioni di Gravina al Corriere della Sera
Ho assaporato la polvere dei campi di terza categoria e vissuto nel salotto buono, ho conosciuto persone meravigliose e ricevuto grandi delusioni. Una lezione di vita che custodirò gelosamente.
La mancata qualificazione
Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio. Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio.
Se i risultati della Nazionale determinano le crisi politiche
No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più.
Le sue dimissioni
Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui… Già prima dei playoff avevo pensato di farmi da parte. E non tanto perché non mi sentivo all’altezza, quanto per i vincoli, i legami e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento. E tutto ciò, permettetemi di dirlo, è frustrante. Alla fine, ho deciso di rimanere e ho accettato questa via Crucis. Adesso vivo quasi da recluso tra casa e Federazione. È un Paese in cui il pensiero si ritrae e lascia spazio agli istinti più bassi e animaleschi. Il calcio è la cartina di tornasole della nostra società e in certi momenti diventa un luogo di frustrazione feroce e giudizi ciechi. Speravo che uscissimo meglio dal Covid e invece certi istinti sono addirittura peggiorati».
L'identikit del suo successore
Non sarò il regista del futuro e non tirerò la volata a nessuno. È folle pensare che possa fare accordi con qualcuno. Sono convinto che alla fine le componenti mostreranno senso di responsabilità e riusciranno ad individuare un candidato in grado di coagulare il maggior numero di consensi possibile. Serve unità d’intenti e anteporre il bene comune alla difesa dei propri orticelli.
L'invasione della politica
Una domanda che non va fatta a me. Abbiamo 1 milione 400 mila tesserati e un grande seguito di tifosi. Una realtà che può alimentare qualche sospetto. Lo sport ha un ruolo e una dimensione fondamentale nella società e merita rispetto anche quando si perde, non solo quando si vince.
Le soddisfazioni
La grande battaglia vinta quasi da solo per la sopravvivenza del calcio durante il Covid, l’Europeo a Wembley nel 2021, i numerosi successi delle Nazionali giovanili, la co-assegnazione di Euro 2032. Ma soprattutto l’aver creato la divisione paralimpica. Sapete quale è stato il momento più bello? Le mail e le testimonianze di tanti genitori che mi hanno offerto stima e supporto.
Il concetto di dilettanti espresso dopo la sconfitta con la Bosnia
Mi spiace per come le mie parole siano state interpretate in Italia. Sicuramente andavano argomentate meglio: volevo sottolineare che il professionismo deve sottostare a regolamentazioni nazionali e internazionali. Di certo non era mia intenzione mettere in dubbio, né svilire, l’impegno e la professionalità degli atleti di altre discipline.
Le numerose mancate qualificazioni
Adesso abbiamo avviato un progetto con i bambini per rimettere al centro la tecnica. La verità è che si fa fatica a perseguire l’interesse comune. La filiera del talento italiano non si sviluppa a pieno perché i club, che sono aziende private, perseguono i propri interessi e non ritengono funzionali il tempo e la fatica che servono per far sbocciare un giovane selezionabile per la Nazionale.
Se dal punto di vista della FIGC sono più complicati i rapporti con la politica o con la LEGA Serie A
La Lega è una componente federale fondamentale con cui il dialogo non cessa mai di esistere. È una dialettica, a volte complessa, ma continua. Con il mondo politico, invece, bisogna instaurare un dialogo nuovo, basato sul rispetto reciproco
Spalletti e la Under 19
Si può tentare solo con un sistema di incentivi per i vivai italiani. Uno su tutti potrebbe essere il credito d’imposta, ma il governo non ha mai voluto riconoscerlo.
Gattuso
Un allenatore preparato e una persona meravigliosa. Nonostante i pochi allenamenti a disposizione, è riuscito a dare un’anima alla squadra. Non è bastato e il primo a essere dispiaciuto è stato proprio lui.
Buffon
L’ho voluto io al Club Italia perché ritengo abbia una grande carriera da dirigente davanti a sé. In questi anni si è formato ed è cresciuto molto. Ora però tocca a lui fare le scelte migliori per il suo futuro.
Che cosa invidia alle altre Federazioni
Lo sapete che adoro il modello tedesco. Loro sono ripartiti da zero nel vero senso della parola, tutti uniti e con lo stesso obiettivo. È una visione lungimirante che da noi non esiste. Diciamolo chiaramente: in Italia della Nazionale frega solo ai tifosi. Agli altri, compresa la politica, serve solo per rivendicare, quando le cose vanno male, forme di posizionamento personali.
Se si rischia di perdere Euro 2032 per i ritardi negli impianti
Sapevamo di partire con forti criticità. I ritardi nella nomina del commissario e il mancato sostegno economico dal Governo non hanno generato l’accelerazione auspicata. Però non mi arrendo: nel mio ruolo di vicepresidente Uefa continuerò a lavorare affinché si concretizzi questa opportunità.
Il suo futuro
Continuerò in Uefa dove sono stato votato dalle altre federazioni. La mia esperienza resta a disposizione, ma non sarò mai un ex presidente ingombrante.





