Beppe Signori torna in azzurro: Malagò gli ha affidato il ruolo di capo delegazione della Nazionale Under 20. L’ex attaccante, che attendeva da tempo una chiamata nel calcio, si prepara al debutto del 12 novembre a Padova contro il Portogallo. Il nuovo incarico riporta con sé l’entusiasmo per una maglia indossata da protagonista e il ricordo degli anni segnati da una vicenda giudiziaria che ha condizionato profondamente la sua vita.

Il debutto a Padova e la responsabilità del nuovo ruolo

In vista della partita contro il Portogallo, Signori descrive sensazioni diverse da quelle vissute da calciatore: «È un debutto diverso, ma per certi versi molto più emozionante. Sono carico di entusiasmo, sento una grande responsabilità».

Alla proposta di Malagò, racconta, non ha mai pensato di rispondere negativamente. La considerava un’opportunità attesa a lungo e non avrebbe voluto rinunciarvi per orgoglio o per la rabbia legata a ciò che aveva subito: «Assolutamente mai! Era una grande opportunità, l'aspettavo da tanto».

I valori da trasmettere ai ragazzi e il peso della maglia

Signori, intervistato da Il Resto del Carlino, vuole partire da determinazione, sacrificio e passione. Intende aiutare i giovani a comprendere la responsabilità di rappresentare la propria nazione e l’orgoglio di vestire l’azzurro. A suo giudizio, oggi i ragazzi sono abituati ad avere tutto, mentre la sua generazione doveva conquistarsi ogni cosa.

Alla domanda se l’azzurro abbia perso fascino dopo tre Mondiali mancati, risponde senza esitazioni: «No, l'azzurro non passa mai. Quella maglia ti dà una sensazione forte, unica». Ricorda la competizione per un posto ai suoi tempi, quando tra gli attaccanti c’erano anche Baggio, Zola, Mancini, Vialli e Casiraghi. Per questo ritiene che i giovani debbano riconoscere il privilegio di giocare per l’Italia e dimostrare di esserne all’altezza, nonostante le distrazioni esterne e una società orientata, secondo lui, al tutto e subito.

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