Lazio, Gattuso e il primato: dalla ferita di Zenica alla vetta
Dopo la vittoria sul Sassuolo, il tecnico frena gli entusiasmi; le scelte per sostituire gli infortunati hanno funzionato.

Il ritiro a Formello, la cena con i dipendenti e i tifosi
La stima di Lotito è riemersa nell’estate in cui Gattuso ha assunto la guida della Lazio. L’accordo annuale, rinnovabile a condizione di non chiudere sotto il dodicesimo posto, rifletteva aspettative contenute. Sullo sfondo c’erano un mercato di contenimento, la contestazione dei tifosi con lo sciopero a oltranza nelle partite casalinghe e un clima segnato da timori e musi lunghi.
Durante i giorni caldi del ritiro a Formello, Gattuso ha parlato senza giri di parole ai calciatori: «Ragazzi chi non se la sente può andarsene». Da quel confronto ha preso forma un gruppo più unito. Ai laziali di lunga data il messaggio ha ricordato quello di Eugenio Fascetti alla squadra penalizzata di nove punti, che quarant’anni fa evitò la retrocessione in Serie C soltanto attraverso gli spareggi di Napoli. Nel racconto di quelle due esperienze, il punto comune è il richiamo all’appartenenza.
Gattuso ha cercato di coinvolgere anche chi lavora ogni giorno nel centro sportivo. Qualche settimana fa ha offerto una cena, in un ristorante della zona, a tutti i dipendenti di Formello: circa cinquanta persone. Un gesto per farli sentire parte dell’esperienza della squadra.
Nel percorso dell’allenatore pesano anche vicende personali: la perdita della sorella, morta a 37 anni, e una malattia degenerativa agli occhi con cui convive. Alla delusione vissuta con la Nazionale si è aggiunto così un periodo difficile, prima del lavoro iniziato alla Lazio.
Gattuso mantiene i piedi per terra, pur continuando a coltivare le proprie ambizioni. In campo vede una squadra che gioca, si diverte e vince; intorno, un popolo che può contestare Lotito e allo stesso tempo seguire il cammino biancoceleste. Dall’estate, la Lazio ha raggiunto una posizione che neppure i suoi tifosi più convinti immaginavano.





